Sono le mie riflessioni personali frammiste ad articoli vari, sia scientifici che di cronaca di pertinenza sanitaria; chiunque ravvisi contenuti lesivi della propria dignità è pregato di comunicarmelo, provvederò quanto prima a rettificare.
Le informazioni proposte in questo sito non sono un consulto medico e non intendono in alcun modo sostituire un consulto, una visita o una diagnosi formulata dal medico. Non si devono considerare le informazioni disponibili come suggerimenti per la formulazione di una diagnosi, la determinazione di un trattamento o l'assunzione o sospensione di un farmaco senza prima consultare un medico di medicina generale o uno specialista.
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NdS: parlatene con il Vostro medico curante, pretendete di esser visitati se lo ritenete necessario; google, l'autodiagnosi e l'automedicazione possono far danni seri :-)
Con il passaggio da film a file, abbiamo assistito ad una vera e propria rivoluzione in ambito radiologico e con la prospettiva dell’introduzione della cartella clinica informatizzata, il mondo sanitario avrà sempre più bisogno di professionisti, con una profonda conoscenza informatica, alla luce della legge 251/2000 l’unico professionista che e’ davvero preparato, da sempre, ad utilizzare la tecnologia necessaria e’ il Tecnico Sanitario di Radiologia Medica TSRM.
Scadenza del bando 17 novembre 2009; la domanda dovrà essere compilata on line
Il garante britannico per la pubblicità ha proibito la diffusione degli spot tv del gruppo francese Danone per il suo yogurt Actimel. L’affermazione, secondo cui il prodotto contribuirebbe alla salute dei bambini, non è dimostrata.
Advertising Standards Authority ASA ritiene che il termine scientificamente provato usato nella pubblicità sia menzognero.
Il messaggio è: “I bambini adorano Actimel e in più è cosa buona per loro”, e prosegue: “Actimel. E’ scientificamente provato che aiuta a sostenere le difese naturali dei vostri figli”. Le parole “scientificamente provato” sono usate nello script e appaiono sullo schermo alla fine dello spot.
Il sistema di valutazione delle performance regionali utilizzato era basato su 29 indicatori (con l’aggiunta di altri 8 di tipo ‘osservazionale’), con riferimento ai dati di attività del 2007.
Da sottolineare che alcune Regioni non hanno fornito i dati per alcuni indicatori (in questo caso la performance era considerata ‘molto scarsa’).
L’obiettivo del sistema di indicatori – sicuramente per alcuni versi discutibile e comunque perfezionabile – era quello di fornire un quadro complessivo dell’offerta sanitaria garantita ai cittadini nelle 4 dimensioni dei livelli di assistenza: assistenza ospedaliera, assistenza distrettuale, assistenza farmaceutica, assistenza sanitaria collettiva e prevenzione.
Veneto e Toscana (29 voti positivi su 29 indicatori) hanno prodotto le migliori performance, seguite dall’Emilia Romagna (27/29) e più distaccate da Piemonte, Liguria, Umbria e Marche (24/29). Sorprende il 9° posto della Lombardia che ha perso posizioni non tanto per l’offerta prodotta, (mobilità passiva praticamente inesistente, alto peso dei DRG, basso indice di inappropriatezza) quanto per scelte di tipo organizzativo (numero di ricoveri in day surgery, tasso di ospedalizzazione per diabete, costo dei farmaci pro capite e consumo farmaceutico complessivo, estensione della vaccinazione anti-influenzale).
Il report fornito dalla Scuola Superiore S. Anna di Pisa farà sicuramente discutere, sia per quanto riguarda la scelta dei singoli indicatori ed il metodo complessivo adottato, ma ancor più se la valutazione negativa delle performance di molte Regioni ed i livelli più basso delle cure verranno ricondotti a sprechi e diseconomie con le possibili ricadute in termini di finanziamenti.
Smart è un acronimo che sta per “Sclerosi multipla associazione regionale toscana”. L’associazione riunisce pazienti, familiari, medici e ricercatori con un obiettivo ben preciso, come ha spiegato la sua presidente Barbara Pieri: creare una rete di servizi per la cura della malattia, che deve essere multidisciplinare e cercare di estendersi dalla terapia dei disturbi neurologici al mantenimento delle abilità del paziente ed alla sua piena partecipazione alla vita sociale, attraverso programmi di riabilitazione e trattamento dei sintomi.
“In Toscana – afferma Barbara Pieri – manca ancora un vero e proprio percorso specializzato che accompagni il paziente durante la sua vita, affrontando tutte le sue necessità di cure, neurologiche ma anche psicologiche e riabilitative”. La Smart in questi mesi, oltre ad avviare la campagna di tesseramento, ha creato un sito web che permette di avere notizie e di interagire con gli esperti.
L’associazione si avvale di un comitato scientifico costituito dai medici della Clinica neurologica I dell’Azienda ospedaliero universitaria di Careggi, diretta dal professor Sandro Sorbi. Presso questa clinica è attivo da oltre 10 anni il Settore sclerosi multipla, coordinato dalla professoressa Maria Pia Amato, che rappresenta il più ampio bacino d’utenza sul territorio regionale e uno dei primi 5 centri sul territorio nazionale. Attualmente sono infatti seguiti circa 1700 pazienti su un totale di casi stimato in Toscana pari a circa 3000.
La sclerosi multipla è una malattia ancora poco conosciuta nonostante non sia rara (colpisce una persona su mille, più spesso le donne e con insorgenza fra i 20 e i 40 anni, ma anche in età più giovane).
Oggi però non è più la malattia che provoca inevitabilmente disabilità grave perché esiste un apparato di cure che ha migliorato decisamente il quadro e la ricerca progredisce rapidamente. Soprattutto puntiamo alla prevenzione e alla cura in fase precoce. Servono tuttavia un approccio multidisciplinare e figure altamente specializzate nell’affrontare la sclerosi, a partire dagli infermieri, che non sempre ci sono.
E’ utile eseguire il test HIV ogni qualvolta un individuo abbia avuto un comportamento di rischio (rapporti sessuali occasionali non protetti o contatto con sangue). L’infezione acuta da HIV, che coincide con la sieroconversione, si presenta in oltre l’85% dei casi con una malattia virale acuta non sempre facilmente distinguibile da altre banali e comuni virosi. I sintomi (aspecifici, non permettono di fare diagnosi di infezione da HIV) che si possono manifestare in seguito ad infezione da HIV (febbre, rush morbilliforme, faringite, ingrossamento dei linfonodi, ecc…) compaiono abitualmente due o tre settimane dopo il contatto a rischio.
Esistono, inoltre, infezioni acute da HIV completamente asintomatiche; una persona sieropositiva con infezione stabilizzata può essere completamente senza sintomi per oltre 10 anni dopo l’avvenuta infezione.
Il test HIV va dunque eseguito non in base a sintomi clinici ma in relazione a comportamenti di rischio. E’ utile identificare le infezioni da HIV il prima possibile, per eseguire una terapia antiretrovirale che preservi integra la capacità del sistema immunitario di riconoscere nel tempo il virus HIV.
Informazioni a cura di GlaxoSmithKline spa, pubblicati su eDott, il portale di informazione medico scientifica di GlaxoSmithKline.
Per ogni ulteriore informazione o dubbio è necessario fare riferimento al proprio medico curante.
Irritabilità, apatia, insonnia, nervosismo. Le brusche variazioni meteorologiche che si susseguono in questi giorni sulla penisola, provocano malumori da tempo pazzo a un italiano su cinque. Disagi “legati soprattutto alla variazione della temperatura”, spiega Giampiero Maracchi, direttore dell’Istituto di biometeorologia (Ibimet) del Consiglio nazionale delle ricerche di Firenze. A subire sul piano dell’umore le variazioni atmosferiche sono soprattutto i meteoropatici che rappresentano circa il 20% della popolazione: “si tratta di persone sensibili all’arrivo delle perturbazioni, alle condizioni di pressione e ad altri fenomeni come i campi elettrici”.
Le repentine variazioni delle temperature, però, hanno effetti “anche su molte altre persone. Per esempio i cardiopatici, con problemi di circolazione, subiscono conseguenze spiacevoli. Per un semplice fatto meccanico: i vasi si dilatano o si restringono creando disagi”, dice ancora Maracchi sottolineando che il problema riguarda la maggior parte degli anziani. Insomma, anche senza considerare i malanni stagionali, dai raffreddori ai dolori articolari, “sicuramente le brusche variazioni delle temperature di questi giorni mettono a dura prova gli italiani – conclude l’esperto – ma sono fenomeni che registriamo da circa un decennio, legati ai cambiamenti climatici e a cui l’uomo dovrà necessariamente adattarsi”.
Il Vscan, secondo gli ideatori, rappresenta una piccola rivoluzione e faciliterà il lavoro dei medici, soprattutto in condizioni difficili: è composto da un sensore per effettuare rilievi e da uno schermo sul quale appaiono le immagini ad ultrasuoni.
Sarà possibile vedere molto rapidamente le immagini di organi o di un feto, avrà quindi un uso più ampio rispetto al vecchio stetoscopio e permetterà di fare una diagnosi prima di inviare il paziente da uno specialista.
Vscan, prima di arrivare sul mercato, dovrà essere testato da gruppi differenti di medici, che lavorano in condizioni diverse (NdS perchè non sempre le novità sono miglioramenti ed io che con ’sta roba ci lavoro mi chiedo: visualizzare un’ecografia al cellulare ci renderà la vita migliore?)
è nato Wikilabour, il portale che Cgil Milano e Cgil Lombardia mettono a disposizione di tutti coloro che vogliano restare aggiornati sui cambiamenti del sistema giuslavoristico italiano. Come dire, tutto ciò che non avete mai osato chiedere sul lavoro: diritti e doveri, tipologie contrattuali, retribuzioni e contribuzioni, questioni fiscali, pareri tecnici e consulenze legali.
Scrivete al ministro Tremonti e per conoscenza al fatto quotidiano per raccontate la vostra condizione di lavoratori precari e chiedete a gran voce il vostro posto fisso. Per lettera
Ministro dell’Economia
Giulio Tremonti
Ministero dell’Economia e delle Finanze
via XX Settembre, 97 – 00187 Roma Per email ufficio.stampa@tesoro.it
Oppure scrivi a Tremonti sul suo sito internet cliccando qui
Leggo il drammatico bollettino dell’influenza A su corriere.it; leggo l’articolo molto critico da il fatto quotidiano sull’allarme procurato dai giornalisti a causa della pandemia influenzale; leggo i dati statistici dell’ISTAT (2006) sulle cause di morte in Italia (Influenza = 103 morti in tutto l’anno).
I 18 morti in due mesi (dal 3 settembre al 3 novembre 2009) di cui è responsabile la nuova influenza mi sembrano rientrare perfettamente nella normalità dei decessi provocati, nell’anno 2006 (103 : 12 = 9 morti all’incirca al mese per ogni mese dell’anno inclusi i mesi primaverili-estivi in cui tipicamente l’influenza c’è poco o nulla), dalla vecchia influenza . . .
Il virus H1N1 era l’agente della famigerata influenza spagnola che provocò la pandemia del 1918: approfondimento (in inglese) qui
aggiornamenti ulteriori su Morbidity and Mortality Weekly Report del Center for Desease Control (in inglese) www.cdc.gov/mmwr
Intervista sui rischi in Italia a Gianni Rezza, epidemiologo dell’Istituto Superiore della Sanità su corriere.it
Leggi anche l’articolo con le raccomandazioni del Ministero degli Affari Esteri
La carne di maiale non trasmette l’influenza suina, si trasmette come la normale influenza mediante contatti diretti quali tosse, starnuti, baci.
Per informazioni aggiornate è possibile visitare subito e gratuitamente il sito dei Centers for Disease Control in inglese dedicato alla nuova influenza H1N1, il sito del Ministero della Salute ed il sito dell’OMS / WHO in inglese con gli aggiornamenti settimanali sull’evoluzione della pandemia.
Consulta la mappa di un ricercatore (auto-dichiaratosi tale – consulta solo le fonti ufficiali per notizie sicure!) americano che riporta la distribuzione dei casi di influenza suina su google
Sto visitando una paziente, età intorno ai 60 anni, ed ho la netta sensazione di averla già visitata in passato.
Chiacchiera chiacchiera viene fuori che anche lei ha questa sensazione: le sto facendo un’ecografia del collo, mi racconta che l’ultima volta (all’inizio dell’anno) il medico che l’ha ecografata (sono stato io?) le ha detto che doveva fare l’agoaspirato del nodulo tiroideo, nonostante il quadro ecografico fosse invariato.
Effettuo l’esame ma . . . . non ho il precedente con cui far confronto e mi resta, pertanto, il dubbio: cosa consigliare ?
Vado a refertare e decido di fare un tentativo: telefono alla segretaria dell’altro istituto per cui lavoro ed in cui forse ho visitato la signora (è della provincia di Firenze, tanti vengono a visita all’ISPO anche da lontano chè i tempi di esecuzione degli esami sono più rapidi) e BINGO ! Rapida ricerca in archivio e viene fuori che effettivamente l’ho ecografata io, ma non nel 2009: la mia ecografia è più vecchia e, comunque, del tutto invariata rispetto a ciò che riscontro al controllo odierno.
Referto, tranquillizzo (anche il suo medico curante non era molto d’accordo con il consiglio che l’altro collega ecografista aveva dato) e proseguo con gli altri esami.
E mi chiedo: nell’epoca di Facebook (posso vedere, in tempo reale, le foto del mio amico che vive in Siria o essere aggiornato, in tempo reale, su quel che sta facendo l’altro amico che vive negli Stati Uniti) e di Skype (videoconferenza con l’altro capo del mondo, gratis) è mai possibile che una materia così importante come la sanità sia ancora una specie di cenerentola ?
Che sia grazie alla mia personale iniziativa (ed alla memoria: effettivamente ricordavo bene!) che mi è stato possibile, nello specifico, tranquillizzare ed evitare un’approfondimento diagnostico verosimilmente non necessario, almeno al momento ?
E penso a quante energie si sprecano, inutilmente, a causa della mancanza di un’infrastruttura informatica (tipo cartella elettronica) che faciliterebbe e sveltirebbe la diagnostica evitando ripetizione di esami – talvolta superflui – e consentendo un’inquadramento più accurato e snello del paziente.
Della sanity card (un nome migliore non si poteva trovare?) c’è scritto qui ma per ora non c’è traccia, neanche a livello sperimentale nonostante il 2010 sia molto, ma molto vicino.
considerazioni di giornalisti sui giornalisti; da il fatto quotidiano di oggi
Poi dicono che uno smette di leggere i giornali. Succede che la pandemia, essendo appunto pan, colpisca pure i giornalisti. Suina o stagionale, poco importa, è sempre influenza. Questa mattina, termometro sotto il braccio, accendo il pc per vedere le rassegne stampa (non posso uscire a comprare le versioni cartacee). Repubblica: Virus A, 17 morti. Poi il Corriere ci informa, con un vero scoop, che l’influenza fa paura. Se uno ha tempo da perdere, e chi è malato ne ha, può addentrarsi nelle pagine interne dove si scopre che gli ambulatori medici sono pieni di persone con nasi colanti e frequenti colpi di tosse, mentre dagli ospedali si leva un grido disperato: Non intasate il pronto soccorso, statevene a casa, sotto le coperte.
Però la gente muore, obiettano i lettori preoccupati.
Ma basta spulciare tra le righe di articoli scritti da giornalisti irresponsabili per capire che i titoli sono una truffa, una secchiata di benzina sul fuoco dell’ipocondria. Un esempio a caso. Un trafiletto di Repubblica strilla: A Bolzano l’ultima vittima, una bambina di 11 anni. Bisogna superare 16 righe di parenti distrutti e aggettivi drammatici per scoprire che la piccola Martina aveva una polmonite che poi, complice l’influenza, si è aggravata diventando mortale. Quindi è morta di influenza o di polmonite? E tutti gli altri, cardiopatici, diabetici e malati di tumore per i quali l’influenza è stata solo l’ultima goccia, perché continuano a figurare negli elenchi delle vittime della suina?
C’è poi un dibattito, quasi una crocifissione, sul povero viceministro della Salute Ferruccio Fazio, ribatezzato topo gigio per imperscrutabili ragioni. Due le critiche: il vaccino è stato preparato troppo in fretta e ci sono troppe poche dosi a disposizione. Lenzuolate di inchiostro sull’argomento da cui faticosamente si capisce però che le due critiche si escludono: ci sono poche dosi perché? il vaccino è stato preparato in fretta, visto che bisognava vaccinare prima il personale sanitario così che gli ospedali e gli studi medici non fossero vuoti al momento di picco, che sta arrivando. Che doveva fare Fazio? E davvero c’è un’emergenza per gli effetti collaterali? Ma avete mai letto un qualsiasi bugiardino di un’aspirina o, per stare a farmaci da influenza, una tachipirina come quella che noi influenzati bloccati a letto dalla febbre prendiamo tre o quattro volte al giorno? C’è il mercurio, certo, ma come ricordano tutti i medici responsabili, c’è più mercurio in qualsiasi scatoletta di tonno o trancio di pesce spada. Poi ci sono i medici che non si vaccinano e non vaccinano perché non credono ai vaccini (o forse perché si guadagna molto poco con le vaccinazioni), ma c’è voluto qualche decennio anche perché si smettessero di usare le sanguisughe e i chirurghi imparassero a lavarsi le mani prima di operare.
Per fortuna, nelle rassegne stampa, dopo un po’ le pagine sull’influenza finiscono. E uno può rintanarsi sotto le coperte a leggere dell’ennesimo ritorno del dialogo tra Bersani e Berlusconi. Finalmente qualcosa di innocuo.
Il virus H1N1 era l’agente della famigerata influenza spagnola che provocò la pandemia del 1918: approfondimento (in inglese) qui
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Intervista sui rischi in Italia a Gianni Rezza, epidemiologo dell’Istituto Superiore della Sanità su corriere.it
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La carne di maiale non trasmette l’influenza suina, si trasmette come la normale influenza mediante contatti diretti quali tosse, starnuti, baci.
Per informazioni aggiornate è possibile visitare subito e gratuitamente il sito dei Centers for Disease Control in inglese dedicato alla nuova influenza H1N1, il sito del Ministero della Salute ed il sito dell’OMS / WHO in inglese con gli aggiornamenti settimanali sull’evoluzione della pandemia.
Consulta la mappa di un ricercatore (auto-dichiaratosi tale – consulta solo le fonti ufficiali per notizie sicure!) americano che riporta la distribuzione dei casi di influenza suina su google
L’Agenzia francese di sicurezza sanitaria per l’ambiente e il lavoro (Afsset) rende noti i risultati di una perizia collettiva sugli effetti biologici e sanitari, in particolare delle telefonia mobile, ma anche dell’insieme delle onde di radiofrequenza. La perizia, avviata il 14 agosto 2007 su richiesta dei ministeri di Sanità e Ambiente, è piuttosto rassicurante anche se, naturalmente, raccomanda di continuare a fare indagini scientifiche e sociologiche su questi temi tanto complessi e che riguardano la popolazione intera.
“I dati disponibili, rilevati dalla ricerca sperimentale non indicano conseguenze sanitarie a breve e a lungo termine dall’esposizione alle radiofrequenze”, si legge nelle conclusioni del documento.
Leggi quest’altro articolo (sui telefoni, anche cordless) di EM Radiation Research.
strano è se te lo chiede la signora Elisa (nome di fantasia, ovviamente).
M’era parsa un pò atipica, come donna; ma non si sa mai per cui nulla diceva lei, nulla dicevo io!
Controllando l’archivio vedo, però, che aveva già fatto ecografia nell’istituto in cui stavo lavorando ed il referto parlava di prostata: confermo – tra me e me - il sospetto che si trattasse di un transessuale, anagraficamente registrato come donna, e continuo la visita finchè scocca la fatidica domanda che ogni dubbio elimina . . . .
I medici di famiglia italiani sono tra i più rapidi al mondo a dare un appuntamento ai loro pazienti: l’82% dei camici bianchi della Penisola afferma di ricevere il paziente che fa richiesta entro 48 ore, guadagnando così, in questa speciale classifica, il top della graduatoria internazionale contro il 75% dei medici francesi e il 65% di quelli inglesi.
Questo è uno dei risultati dell’indagine condotta in 11 paesi – Australia, Canada, Francia, Germania, Italia, Olanda, Nuova Zelanda, Norvegia, Svezia, Regno unito, Usa – su diversi aspetti della medicina di famiglia: accesso all’assistenza, lavoro di gruppo, assistenza per patologie croniche, tecnologia informatica. Una ricerca promossa dalla fondazione statunitense The Commonwealth Fund e condotta in Italia attraverso il Centro studi nazionale Fimmg, che per il nostro Paese ha intervistato telefonicamente 844 medici.
Secondo il 77% dei medici italiani (in media con gli altri Paesi) i pazienti possono avere una risposta assistenziale sul territorio anche al di fuori degli orari di apertura degli studi medici, contro il 97% degli olandesi e il 29% degli statunitensi. Ma gli italiani sono più pessimisti quando si tratta dei tempi d’attesa per le visite specialistiche: mentre solo il 22% di quelli inglesi dice che sono necessarie lunghe attese, ne è convinto il 75% degli italiani, la percentuale più alta (insieme a quella dei canadesi). Infine, i medici del belpaese (37%), insieme agli americani (58%), colgono più degli altri le difficoltà economiche riscontrate dai propri pazienti per le prestazioni sanitarie a pagamento.
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