Decreto Brunetta: la Regione Toscana si pronuncia contro

Un immediato confronto con i deputati e i senatori toscani per individuare le azioni parlamentari più efficaci; una sollecitazione al comitato di settore dell’Aran perché in tempi rapidi riesca a esprime una presa di posizione di Regioni e autonomie locali; un nuovo incontro, già la prossima settimana, con le associazioni di rappresentanza degli enti locali toscani e con le organizzazioni sindacali in modo da far valere una linea comune ed efficace sui tavoli nazionali; e poi l’incarico affidato all’avvocatura regionale perché fin da ora valuti le parti del provvedimento che potrebbero essere impugnate, nonché le conseguenze di eventuali inadempienze nella loro applicazione. Sono queste le prime iniziative annunciate dal vicepresidente Federico Gelli incontrando questo pomeriggio a Palazzo Strozzi Sacrati le rappresentanze sindacali di Cgil, Cisl, Uil funzione pubblica, per discutere delle gravi conseguenze che saranno prodotte sul pubblico impiego dal decreto Brunetta. «Decreto – ha spiegato Gelli – che rappresenta un’operazione estremamente pericolosa e tutta demagogica, con effetti disastrosi sul pubblico impiego, considerato come una sorta di nemico da abbattere o da stravolgere. Come governo regionale faremo tutto il possibile per farlo ritirare o per farlo cambiare profondamente, consapevoli che le disposizioni in esso contenute pregiudicano anche molto del lavoro fatto, e fatto bene, in questi anni, a partire dagli accordi siglati con le organizzazioni sindacali e dai percorsi per la stabilizzazione del precariato avviati non solo al nostro interno ma anche nel complesso della pubblica amministrazione toscana». A questo riguardo, ha sottolineato il vicepresidente, particolare preoccupazione sono destate dai contraccolpi che potrebbero arrivare ad alcune agenzie regionali nelle quali di fatto saranno immediatamente bloccate le procedure già avviate per le stabilizzazioni e le nuove assunzioni.

sul Decreto Legge 112 del 25 giugno 2008 “Decreto Brunetta” leggi anche

articolo 71

circolare esplicativa sulla certificazione assenza malattia

articolo da il sole 24 ore

alcune considerazioni contro

invalidità civile

partorisce l’uomo incinto

che dire uomo è un parolone in quanto si tratta di una donna che si è sottoposta/o ad un’operazione chirurgica per farsi rimuovere il seno e da anni assume ormoni per aver un aspetto maschile. Come ogni mamma dopo il parto, Thomas osserva che ha già perso un chilo e non mi sono venute le smagliature, racconta al magazine americano People.

Ne parlo perchè la mia opinione è che si tratta di una cosa innaturale e perchè ne ho esperienza diretta: anni addietro visitai un giovane paziente (sui 25 anni) indiano o cingalese, dal nome incomprensibile ed impronunciabile. Sulla richiesta era anche scritto il motivo dell’esame ma scritto a mano e pertanto pressappoco incomprensibile.
Effettuo velocemente l’esame ecografico senza aver capito (talora accade) il motivo anche perchè il paziente parlava poco o nulla l’italiano e neanche l’inglese mi è stato di aiuto. Mi blocco quando si arriva in zona vescica: noto una strana immagine posteriormente alla vescica che non riesco ad interpretare (la prostata non era visualizzabile).
Dopo qualche minuto – che mi sono parsi anni – perso a cercar di capire che strano tumore potesse avere questo giovane paziente barbuto (c’aveva veramente la barba!) capisco: era l’utero !!!!
Stavo visitando una donna (quindi vedo l’utero e non la prostata) che assumeva ormoni sessuali maschili e che era in lista per esser operata per il cambio di sesso; ulteriore fattore di confusione il nome straniero assolutamente non riconducibile (per me italiano) al sesso, avessi avuto in lista Maria Rossi sarebbe stato tutto più semplice :-)

In Italia 822 nuove diagnosi di cancro al giorno

Ben 822 nuove diagnosi di cancro ogni giorno, per un totale di 300 mila l’anno. I tumori in Italia “sono in aumento”, ma la buona notizia “è che anche la sopravvivenza a questa malattia lo è. Crescono, in altre parole, i tassi di guarigione”, grazie “alle nuove terapie e trattamenti, ma anche a politiche sanitarie migliori”. Di tutti gli italiani colpiti da una diagnosi di cancro il 50% sopravvive. Tanto che sono “ormai 1 milione 600 mila gli italiani che hanno avuto a che fare con la malattia o ci stanno facendo i conti”. Un numero destinato a raggiungere il tetto di due milioni “nell’arco di appena qualche anno”. A scattare la fotografia dei tumori nel nostro Paese è un ‘addetto ai lavori’, ovvero Francesco Cognetti, a capo del reparto di oncologia medica all’Ifo Regina Elena di Roma, oggi nel corso di una conferenza stampa a Roma dove è stato presentato il libro Cancro, non mi fai paura di Fabio Salvatore, un sopravvissuto alla malattia. “Il sistema di prevenzione – riconosce Cognetti – va migliorato, così come vanno superate le differenze territoriali nella cura della malattia. E va affrontato – aggiunge – il problema dell’inserimento sociale, soprattutto dal punto di vista lavorativo, perché queste persone spesso vengono discriminate”. “Nel 2008 – gli fa eco Elisabetta Iannelli, segretario della Federazione italiana delle associazioni di volontariato oncologico (Favo) – non ha alcun senso che chi si ammala al Sud abbia minori chance di guarigione”. Non è un caso, dunque, che la Giornata nazionale del malato oncologico, fissata ogni anno per la prima domenica di giugno, il prossimo anno venga celebrata proprio nel Meridione, a Taranto. Nella cittadina pugliese approderanno i risultati della campagna ‘Con i miei occhi’, presentata stamani nel corso della conferenza stampa presso il dicastero delle Pari opportunità. Si tratta di un tavolo di volontari, composto da persone che vivono con questa malattia, che formulerà un questionario con lo scopo di scoprire e individuare, attraverso le risposte, quelle che sono le richieste del malato, per invertire il punto di vista del dolore e comprendere al meglio le difficoltà della malattia. “E’ fondamentale – sottolinea Salvatore, autore del libro presentato questa mattina – modificare l’atteggiamento nei confronti di questa malattia, umanizzarla spazzando via l’omertà che ci induce a non pronunciare la parola cancro”. Nel libro di Salvatore, il tumore diventa uno scarafaggio con cui l’autore impara a convivere, ma soprattutto a combattere per tornare alla vita. “Occorre mettere da parte – sottolinea il ministro delle Pari opportunità Mara Carfagna – l’indifferenza, l’omertà e il silenzio che spesso accompagnano questa malattia. Lo Stato deve dimostrare che con il cancro si può convivere, pertanto deve aiutare le persone colpite da diagnosi a reinserirsi nella società. Come tutte le guerre – aggiunge – quella contro il cancro va combattuta restando uniti. Lo Stato e le istituzioni, pertanto, devono restare accanto ai malati”.

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