faccio accomodare un paziente che avevo già visitato, non molto tempo fa: mi ringrazia e mi stra-ringrazia perchè ho suggerito di fare degli accertamenti che hanno dimostrato la presenza di iperparatiroidismo , verosimilmente responsabile dei tanti episodi di colica renale che ha avuto in passato.
E’ molto contento perchè spera che si possa risolvere definitivamente il problema delle recidive di coliche.
Non nascondo che fa piacere ricevere un paziente che ti fa le feste : scoprire che l’intervento professionale, nel momento in cui ti permetti di far qualcosa in più del necessario (nell’interesse del paziente), va a buon fine e c’è gratitudine sincera da parte del paziente è molto ma molto gratificante.
Dopo un pò, nella stessa mattinata ricevo un paziente, di quelli scarsamente comunicativi : gli riscontro un sospetto cancro della vescica ma la storia clinica è complessa (ha da pochi giorni fatto una cistoscopia – negativa; presenta da mesi macroematuria – reperto che pone il sospetto di cancro dell’apparato urinario – ma una serie di ecografie precedenti non erano dirimenti).
In particolare mi rendo conto che l’ho visitato io stesso – circa sei mesi fa – e non avevo notato nulla a carico della vescica (contrariamente all’esame attuale che mostra un quadro abbastanza importante), pertanto nasce il dubbio: avrò fatto male a febbraio (anche se in sei mesi tante cose possono accadere).
Di fatto questa è la professione medica, il continuo confrontarsi con il fatto che si può lavorare scrupolosamente e che comunque si può sbagliare (anche se sarei abbastanza sicuro di non aver perso, sei mesi fa, un reperto importante come quello che ho visto ora) e che le conseguenze dell’errore possono esser importanti . . . .
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