nessuno me l’ha detto !!!

Mi sorprende sempre, dopo tanti anni, sentire questa espressione: pazienti con una storiaclinica importante, spesso con malattie oncologiche, che rispondono così quando chiedo loro di mostrarmi la documentazione dei precedenti esami e degli eventuali interventi chirurgici.
Mi verrebbe da pensare, in primis, che sono distratti e che non si preoccupano minimanente di prendersi carico in prima persona, per quel poco che è di loro pertinenza, della loro salute.
Poi, a mente fredda, mi vien da pensare che forse è in parte anche colpa nostra ……
Che se noi (medici) parlassimo di più, provassimo a spiegar meglio, in tanti casi non si percepirebbe questo senso di sciatteria, di approssimazione, di mancanza di precisione nell’attività professionale.

un chirurgo americano

parto con un post neutro segnalando un libro molto interessante: una raccolta di scritti di un chirurgo americano di Harvard che pubblica anche sul New York Times e sul New Yorker.
Tutto da leggere, tanto per i medici quanto per i pazienti …
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Chi comanda in sala operatoria? Che succede in ospedale quando un medico sbaglia? I pazienti possono decidere come curarsi? Attraverso i racconti di decine di casi – a volte divertenti, spesso drammatici – Atul Gawande, giovane chirurgo in un ospedale di Boston, esplora con sguardo attento e partecipe la professione medica, “una disciplina caotica, incerta e spesso stupefacente”.”Gawande è uno scrittore con una penna-bisturi e dei raggi X al posto degli occhi. Diagnosi: un libro che inchioda alla poltrona”.-Time Atul Gawande è assistant professor di chirurgia alla Harvard Medical School di Boston. Scrive di medicina e scienza per il New Yorker. In Italia i suoi articoli sono pubblicati da Internazionale. Salvo complicazioni è il suo primo libro. I suoi scritti sono stati selezionati per le antologie The best American essays 2002 e The best American science writing 2002.

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