noduli tiroidei: il ruolo della Risonanza Magnetica nel tumore della tiroide

considerata l’ampia diffusione dei  noduli tiroidei, e considerato che ne avevo già parlato , ripropongo un aggiornamento (NdS tutte da validare le conclusioni dello studio citato, premetto).

Un problema frequente nella pratica clinica è come affrontare la diagnostica differenziale di un nodulo tiroideo, soprattutto nel contesto di un’ipertrofia ghiandolare globale (il – volgarmente detto – gozzo multinodulare) l’interpretazione clinica si complica ulteriormente. Infatti, in un gozzo multinodulare è importante differenziare un nodulo tiroideo benigno da uno maligno per poter pianificare un adeguato approccio terapeutico che può estendersi fino all’intervento chirugico. Nei pazienti con un gozzo multinodulare normofunzionante le indicazioni alla chirurgia sono essenzialmente rappresentate da sintomi da compressione, dalla deformità del collo secondaria al gozzo e dal sospetto di una neoplasia, quest’ultima più rilevante in presenza di un nodulo freddo dominante (NdS il nodulo può esser freddo alla scintigrafia ma più che benigno, ad esempio un nodulo prevalentemente colloidale).

tiroide

Diversi strumenti diagnostici aiutano il clinico a discriminare la natura di un nodulo tiroideo ed includono l’ecografia, la scintigrafia e l’agoaspirato (FNAB ). Quest’ultimo è il più importante metodo di valutazione preoperatoria, ma se è molto affidabile nella definizione dei noduli solitari, può fallire la diagnosi nel caso dei carcinomi tiroidei che insorgono in un gozzo multinodulare. In questi casi il riscontro di un FNAB falso-negativo determina un ritardo dell’intervento chirurgico che in molti pazienti può causare un’invasione locale della neoplasia. Pertanto si può affermare che i metodi diagnostici correnti non sono in grado di discriminare con precisione la natura maligna di un nodulo tiroideo, in particolare nel contesto di un gozzo multinodulare.
È dimostrato che l’analisi Dinamica dell’Enhancement Contrastografico in Risonanza Magnetica (DCE-MRI) permette di differenziare le lesioni benigne da quelle maligne a livello cerebrale, mammario, endometriale e delle ghiandole salivari in cui il riscontro di un wash-out ritardato nella DCE-MRI correla con la diagnosi istopatologica di malignità.

Nel numero di novembre 2007 è stato pubblicato su Archives of Surgery uno studio prospettico con l’obiettivo di definire il valore diagnostico della DCE-MRI rispetto a FNAB e biopsia al crio-congelatore nell’individuare un carcinoma tiroideo in soggetti con gozzo multinodulare. Sono stati analizzati 30 soggetti , 25 (83,3%) con gozzo multinodulare eutiroideo e 5 (16,7%) com gozzo multinodulare tossico (NdS 30 sono di sicuro molto pochi per lanciarsi in titoli stile LA RISONANZA RISOLVE DEFINITIVAMENTE I DUBBI DIAGNOSTICI NEI SOSPETTI DI CARCINOMA DELLA TIROIDE). Tutti i soggetti sono stati indagati in fase preoperatoria con scintigrafia, ecografia e DCE-MRI, mentre i 17 soggetti che presentavano un nodulo dominante (diam. >1,5 cm nel contesto di una tiroide multinodulare) sono stati sottoposti a FNAB e biopsia al crio-congelatore. Un carcinoma della tiroide è stato riscontrato in 11 pazienti (36,7%), ma solo in 4 era clinicamente significativo (13,3%). In 9 pazienti era presente nel contesto di un nodulo freddo e in 2 era extra-nodulare con una diagnosi istologica di carcinoma papillare.
Pertanto il wash-out di DCE-MRI ritardato era correlato significativamente con la diagnosi istologica di carcinoma tiroideo (p<0,001) e nei soggetti con gozzo multinodulare aveva una probabilità condizionale di carcinoma tiroideo uguale a 0,78. Il confronto della DCE-MRI con FNAB e biopsia evidenziava una sensibilità del 100% vs 50% e 85,7% e un’accuratezza diagnostica del 90% vs 70,6% e 87,5% rispettivamente. La DCE-MRI ha mostrato in questa serie un potere predittivo negativo pari al 100%, perciò in grado di escludere un carcinoma della tiroide in tutti i soggetti con gozzo benigno .
Sulla scorta di questi risultati l’impiego di una metodica DCE-RMI sembra raccomandabile (NdS posso solo immaginare il devastante impatto della RMN con MDC per tutti i gozzi multinodulari sulle liste d’attesa ) per decidere se intervenire chirurgicamente o meno in pazienti con gozzo multinodulare e nodulo dominante coesistente, in quanto una decisione basata solo sul risultato della FNAB può portare a risultati non conclusivi.
Tezelman S et al.
Diagnostic Value of Dinamic Contrast Medium-Enhanced Magnetic Resonance Imaging in Preoperative Detection on Thyroid Carcinoma
Arch Sur 2007;142:1036-41

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