venerdì 13

Non è un buon giorno per ricoverarsi . . . .

Scherzi a parte, come facilmente intuibile, il ricovero di giovedì e venerdì è associato ad una degenza più lunga; pare però che il giorno della settimana in cui un paziente viene ricoverato in ospedale per insufficienza cardiaca non influisca sui suoi esiti clinici.
Studi precedenti avevano dimostrato che nell’infarto acuto ed in altre patologie mediche il giorno del ricovero può influenzare gli esiti, suggerendo che il ricovero nel fine settimana coincida con minori probabilità di dimissioni, ma finora ciò non era stato accertato nell’insufficienza cardiaca, che è una delle principali cause di ricovero ospedaliero.
La comprensione dei fattori alla base del fenomeno ed eventuali modifiche nell’organizzazione del personale volte a facilitare le dimissioni nel fine settimana potrebbero migliorare l’efficienza dell’assistenza ospedaliera per l’insufficienza cardiaca.
Circ Heart Fail
2008; 1: 50-7

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pausa pranzo

quanto diversa è la prospettiva del professionista che sta facendo il suo lavoro e quella del paziente che viene a visita ?
Infinitamente distante, l’ultima paziente di oggi lo conferma (ammesso ce ne sia bisogno); sono in largo anticipo, oggi sono stati tutti bravi , sono arrivati prima ed ho potuto avvantaggiarmi rispetto alla tabella di marcia; mi manca però la penultima paziente (l’ultima è arrivata in anticipo, è lei quella che devo aspettare per poter andar via per pranzo).
Le telefono, per esser sicuro che venga (qualcuno non si presenta e non avverte per lasciar posto libero ad altri che ne avrebbero bisogno) ed evitare di star ad aspettare qualcuno che non arriverà (cosa che mi è già capitato in passato): è in strada, sta arrivando.
Iniziamo l’esame e capisco subito che si tratta di un quesito molto serio: mi chiedono di valutare se le metastasi tumorali hanno risentito di un ciclo di chemioterapia. Effettuo l’esame, confronto attento con i (recenti) precedenti, la mando via con la risposta.
Io vado in pausa pranzo, lei va a visita dall’oncologo.
Ben diversa la mia preoccupazione dalla sua, vero ?

medico gourmet

torta pistocchi lo so, non dovrei, dovrei sempre consigliare di dimagrire, far la fame , mangiar poco!
A volte però mi scappa, non riesco a trattenermi; è divertente vedere il volto del paziente di turno che s’illumina quando s’inizia a parlare di certi argomenti .
Nello specifico ho visitato una paziente celiaca che ha avuto dei disturbi (secondo me da non rigoroso controllo alimentare: è andata a mangiare in un buon ristorante fiorentino e si è concessa una torta al cioccolato che forse avrebbe fatto meglio ad evitare in ragione della sua intolleranza alimentare – ripeto è una mia ipotesi, ragionevole ma resta comunque una mia ipotesi).
La visita finisce con una mia raccomandazione di esser rigorosa, di evitare cibi che non siano garantiti per celiaci e le suggerisco anche che, se ha proprio voglia di un bel dolce, farebbe bene a rivolgersi a chi le cose le sa fare: conosco personalmente Claudio Pistocchi ed apprezzo smisuratamente la sua torta fondente di cioccolato ; organizzai, tempo addietro, anche una visita degustazione al suo laboratorio di produzione e vendita con la Presidente dell’associazione celiachia toscana . . .
provare per credere 🙂
www.tortapistocchi.it

la cura Di Bella

Esiste un “generale convincimento, ormai radicato nella comunità scientifica e gli operatori sanitari, in merito all’assoluta inefficacia della terapia Di Bella“. Con questi termini la Cassazione ha motivato per quali motivi ha deciso di rigettare il ricorso dei parenti di un uomo ucciso dal cancro, i quali chiedevano un risarcimento danni pari a 750 milioni di vecchie lire. Al centro della vicenda, la malattia del loro congiunto, che risiedeva in Venezuela, per la cui cura i parenti avevano chiesto ad una compagnia aerea il “sollecito invio” dei farmaci previsti dalla cura Di Bella, che, pero’, erano stati consegnati oltreoceano con ritardo e il paziente era dunque deceduto.
Il Tribunale e la Corte d’appello di Roma avevano respinto l’istanza di risarcimento, rilevando che la cura del dottor Di Bella si era rivelata “priva di qualsiasi validita’ terapeutica” e che la “sua sottoposizione non avrebbe dunque sottratto alla morte” il malato, con la “conseguente mancanza del necessario nesso causale tra il preteso inadempimento ed il danno”.
La terapia Di Bella consiste fondamentalmente nella somministrazione di un cocktail di sostanze a base di vitamine (beta carotene, alfa tocoferolo, acido retinoico) ormoni (somatostatina, melatonina) e altre sostanze (alcune delle quali sono antitumorali usati nella terapia tradizionale come l’endoxan). Uno dei farmaci alla base della terapia del fisiologo e’ la somatostatina , un ormone dell’ipotalamo che blocca il rilascio dell’ormone della crescita, dell’ormone stimolante la tiroide e di tutti gli ormoni gastrointestinali.

Results from a historical survey of the survival of cancer patients given Di Bella multitherapy.

Epidemiology Unit, Direzione Sanitaria Azienda USL Firenze, Florence, Italy.

The results for this series did not give any evidence that MDB improved the survival of the cancer patients. [See editorial on pages 1887-9 and commentaries on pages 1900-2 and 1903-11 this issue.]
Copyright 1999 American Cancer Society.
Cancer. 1999 Nov 15;86(10):2143-9.
Comment in:

Cancer. 1999 Nov 15;86(10):1887-9.
Cancer. 1999 Nov 15;86(10):1900-2.
Cancer. 1999 Nov 15;86(10):1903-11.

sempre sul chi_va_là

ricevo un paziente, che avevo già visto in passato. All’epoca avevo riscontrato una malformazione renale (quindi dalla nascita) con segni di disfunzione renale, probabilmente anche in relazione ad un vecchio (anni ’60) intervento chirurgico di tentativo di correzione della malformazione. Dalla cartellina che ha portato estrae la vecchia ecografia, io gli chiedo: posso dare un’occhiata, ha altra documentazione ? No , è la risposta del paziente. Insisto (avevo intravisto la cartella clinica rilasciata dall’urologo): non è che ha il foglio dell’urologo? E lui: ah, si! Eccolo. Io: e la TAC che l’urologo le ha fatto fare, l’ha portata ? Ovviamente no, era troppo voluminosa !
Fortuna ha voluto che l’urologo, scrupoloso, avesse trascritto a mano sulla cartellina il risultato della TAC, tutto sommato sovrapponibile alla vecchia ecografia, per cui l’esame di oggi risulta correttamente confrontato con la storia clinica; se mi fossi arreso al primo NO si sarebbe rilasciata la solita risposta un pò interlocutoria (e non nascondo il timore di esser sconfessato dalla TAC, cosa che talora accade).
Quindi mi chiedo: caro paziente , perchè stamattina sei uscito di casa con la tua cartellina sanitaria sotto il braccio, per venire a visita da me e se non avessi insistito ripetutamente non mi avresti fatto vedere la documentazione pertinente al tuo caso clinico ?

torno sempre da lei

capita, di tanto in tanto, di riconoscere un volto.
Oggi ho ritrovato una piacente signora, sui cinquant’anni; interrogando la memoria mi viene in mente come la vidi la prima volta, un paio di anni fa: molto gonfia, e non di quel gonfiore che non fa pensare alle mangiate. Diagnosi: abbondante versamento da sospetto tumore.
E’ sempre ritornata a far controllo da me, va via dicendomi: torno sempre da lei, lei mi porta fortuna, è quello che mi ha trovato il tumore !
In quanti la penserebbero così ?

1 ora e 30 minuti al giorno

Che cosa significa «tempo pieno»? Per un professore ordinario dell’università italiana, il tempo pieno si traduce in tre ore e 39 minuti al giorno, per cinque giorni alla settimana e 252 all’anno. Esistono però figure (non a tempo pieno, questa volta) la cui presenza (contrattualizzata) sul lavoro è ancora più sfuggente: per cercare i record bisogna tornare all’università, e incontrare (si fa per dire) i ricercatori a tempo definito (un’ora e mezza al giorno) o gli esperti linguistici (pochi minuti meno di due ore).
Nel caso di professori e ricercatori, naturalmente, la giornata lavorativa è fatta anche di studio, aggiornamento, e di tutte quelle attività intellettuali refrattarie a essere misurate con il cronometro.
Prosegue su il sole 24 ore

NdS quello in grassetto sarei io ! Ho l’impressione, però di lavorare un pò più di quanto avrebbe calcolato il rigoroso quotidiano economico . . . .

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