l’italia falsa delle fiction

riporto, da corriere.it, un bell’intervento di Ernesto Galli Della Loggia, siccome avevo già parlato di fiction (in particolare di Crimini Bianchi) in passato

Come si vede in questi giorni a Venezia il cinema italiano continua a mostrarsi ricco di idee e di talenti, vitale e competitivo. L’Italia però non sembra accorgersene, non sa che farsene: solo così si spiega come mai da noi impazzi da anni quella particolare rappresentazione cinematografica che si chiama fiction, la quale ha nella televisione pubblica e privata la sua produttrice e consumatrice esclusiva, e quindi può contare su milioni di spettatori ogni sera. La fiction televisiva è l’esatto opposto del cinema italiano, una specie di sua adulterazione permanente. Meglio: una sua caricatura. Il cinema ha raccontato l’Italia agli italiani e al mondo, e facendolo non solo ha contribuito a formare come nessun altro la coscienza vera del Paese, ma ha saputo spesso esprimere significati morali ed estetici di valore universale. Ancora oggi registi come Pupi Avati, Giuseppe Tornatore, Gabriele Muccino, Marco Tullio Giordana, raccontano con il timbro della verità e della poesia storie che parlano di noi, che riguardano il nostro passato e il nostro presente.
Esattamente l’opposto di quanto si vede sugli schermi televisivi: non per nulla tranne eccezioni rarissime nessuno dei registi di nome del nostro cinema viene chiamato a dirigere la fiction che va in televisione. I risultati sono sotto gli occhi di tutti. Sempre fatte salve le solite eccezioni (dalla lontanissima «Piovra » ai più recenti «La meglio gioventù» o «Montalbano ») la fiction sia della Rai che di Mediaset è una cosa da brividi: dialoghi surreali, scenografie e location posticce, interpreti regolarmente mal scelti e una recitazione sempre sgangherata, fuori tono, in genere troppo enfatica (anche bravi attori come Virna Lisi, Diego Abatantuono o Giancarlo Giannini sono costretti a recitare battute improbabili in ruoli che non stanno assolutamente in piedi). Ma sono le trame e le sceneggiature che soprattutto gridano vendetta. Qui è il trionfo dell’inautentico, dell’implausibile, del finto. Finti, fintissimi, i carabinieri, i distretti di polizia, la gente di mare, i posti al sole, i medici, e tutto il resto che popola le serate degli italiani. Finte pure le foibe, i don Bosco, i De Gasperi.
Ma non la grande finzione delle favole, bensì il povero finto delle stoffe dei magliari. Si capisce a prima vista, ad esempio, che tutti sono alla ricerca del nazional- popolare, del «semplice ma avvincente e profondo», epperò ogni volta il risultato è il patetico, il falso, la tirata retorica, la lacrima e il grido che sanno unicamente di artificio. Alla fine, così, restano solo e sempre, anche quando fischiano le pallottole e ululano le sirene, scialbi, scialbissimi fumettoni piccolo-borghesi dove nulla riesce ad apparire ciò che vorrebbe essere. Il difetto è nel manico, dice chi se ne intende. E cioè che nel caso della televisione italiana il ruolo del regista è sempre sostanzialmente marginale mentre invece il potere vero è nelle mani dei vertici delle direzioni aziendali, ormai divenuti i veri grandi boss della produzione. Da tempo sono ormai questi a decidere delle trame, degli sceneggiatori, degli attori, di tutto. Quasi sempre però— e questo è il punto decisivo— tenendo conto soprattutto del proprio personale tornaconto, spessissimo di propri personali legami con interessi esterni, anziché di parametri qualitativi degni di questo nome. È anche in questo modo, umiliando il proprio cinema, restringendo il campo d’azione dei suoi uomini e donne migliori e dunque perdendo la capacità di raccontarsi, che un Paese non riesce più ad essere se stesso, a ritrovare la propria identità. E se quel Paese è l’Italia, la cosa forse ci riguarda da vicino.

infezioni ospedaliere da orologio

orologio da polso vietato in ospedale

orologio da polso vietato in ospedale

Meglio diffidare di medici e infermieri che, in ospedale, non si tolgono l’orologio dal polso. Potrebbero essere potenziali untori di numerose infezioni batteriche. L’avvertimento proviene dal XVIII Congresso europeo di microbiologia clinica e malattie infettive (Eccimid). Secondo uno studio condotto dai ricercatori britannici dell’università di Sheffield, infatti, camici bianchi e infermieri che lavorano in ospedale dovrebbero togliersi gli orologi per evitare che, tra cinturino e polso, si dia vita a una vera e propria coltura batterica, potenzialmente pericolosa per i malati che sono più vulnerabili alle infezioni. Prima di puntare il dito contro gli orologi da polso, gli scienziati hanno misurato la contaminazione batterica di mani e polsi di due gruppi di operatori sanitari ospedalieri. Un gruppo abituato a portare sempre con se l’orologio, l’altro a toglierlo. Ebbene, i microbiologi hanno scoperto la presenza dello stafilococco aureo nel 25% dei primi, e percentuali molto più basse nei secondi. Non solo: il polso di chi non ama separarsi mai dal proprio orologio è risultato una vera e propria coltura dei più diversi batteri. ”Che per fortuna – aggiungono – non si propaga alle mani”. Le conclusioni fanno il paio con quelle di un’altra ricerca secondo cui ‘solo il 40% del personale ospedaliero rispetta le regole igieniche – prima tra tutte il lavaggio delle mani – necessarie per ridurre al minimo la possibilità di propagare infezioni opportunistiche tra i pazienti ricoverati”. Tra i comportamenti sotto osservazione, l’abitudine o meno di lavarsi le mani dopo essersi recati in bagno, che i ricercatori olandesi del Canisius-Wilhelmina Hospital hanno misurato nel personale sanitario ospedaliero e in altre due categorie di persone: i partecipanti all’Eccimid dello scorso anno, e quanti visitano i bagni pubblici delle stazioni di servizio sulle autostrade. Il risultato, poco confortante, è che medici e ricercatori che lavorano in ospedale sono risultati la categoria che si lava meno le mani (46%), rispetto ai congressisti microbiologi che, forse per deformazione professionale, nell’84% dei casi dopo essere andati in bagno usano il lavandino. Anche i comuni cittadini che vanno nelle toilette pubbliche delle autostrade sono più attenti, con una percentuale del 75% di persone che prima di uscire si lavano le mani. In questo caso, ipotizzano i ricercatori olandesi, a suggerire questa sana abitudine anche in chi non la applica nella vita di tutti i giorni potrebbero essere l’ambiente circostante, non sempre paradigma dell’igiene. Come fare per convincere o ricordare ai medici che lavarsi le mani è una misura precauzionale necessaria? Gli scienziati olandesi suggeriscono carta igienica e salviette ‘promozionali’, con su scritti messaggi tipo ‘ricordati che devi lavarti le mani’. Laddove sono stati usati, la sana abitudine è diventata più comune. ”Con modesti investimenti finanziari”, concludono.

LO YOGA RIDURREBBE I FASTIDI DELLA MENOPAUSA

I risultati di una ricerca effettuata da un gruppo di esperti del centro studi Swami Vivekananda Yoga Anusandhana Samsthana , a Bangalore, in India indicano che un efficace sollievo per le donne in menopausa arriva dallo yoga, tradizionale metodo per rilassare il corpo e ritrovare l’equilibrio della mente. Lo studio, che si e’ svolto nell’arco di otto settimane, e’ stato condotto su 120 donne in menopausa , di eta’ compresa tra i 40 e i 55 anni, suddivise in due gruppi. Il primo ha svolto regolarmente esercizi di yoga cinque giorni su sette, accompagnati da letture ad hoc su come utilizzare le tecniche di rilassamento orientale per gestire lo stress. Il secondo gruppo si e’ invece dedicato per lo stesso tempo a classici esercizi di stretching e ginnastica, abbinati a letture su come eliminare i chili di troppo, oltre che sulla fisiologia della menopausa e dello stress. I risultati non hanno lasciato dubbi agli studiosi: dopo otto settimane le appartenenti al primo gruppo hanno mostrato una significativa riduzione di vampate di calore, sudorazione notturna e disturbi del sonno rispetto alle altre. Tutte le pazienti hanno migliorato i test di attenzione e concentrazione, ma le fan dello yoga con risultati significativamente superiori. Stesso discorso per specifiche prove di memoria e intelligenza.

Ho già parlato di medicina alternativa qui , qui e qui

Vuoi perdere peso? Scrivi un diario!

Tutti coloro che vogliono perdere peso dovrebbero tenere un diario alimentare e annotare giorno dopo giorno ciò che mangiano, fuori pasto compresi. Stando alle ultime ricerche in materia, pare infatti che sia questo il segreto per eliminare i chili di troppo. Le irriducibili del cornetto a metà mattinata dovrebbero annotare non solo il numero dei biscotti mangiati a colazione e i grammi di pasta cucinati a pranzo, ma anche quel pezzetto di formaggio trangugiato in fretta parlando al telefono con l’amica e il cioccolatino mangiato sovrappensiero davanti alla tv. “Dopo una settimana di meticolose annotazioni, le pazienti si renderanno conto di quante calorie si assimilano con i fuori pasto e smetteranno di farsi del male da sole: provare per credere”. A parlare è Giorgio Calabrese, nutrizionista dell’Università Cattolica di Piacenza e convinto sostenitore del diario alimentare. La conferma dell’utilità di questa abitudine arriva da uno studio americano pubblicato sul numero di agosto dell’American Journal of Preventive Medicine, condotto da Jack Hollis e Victor Stevens del Kaiser Permanente’s Center for Health Research di Portland, nell’Oregon. La ricerca ha preso in esame 1700 volontari, il 44% dei quali afro-americani (un gruppo etnico particolarmente soggetto al rischio di contrarre malattie legate al sovrappeso). Ai partecipanti è stato chiesto, per un periodo di sei mesi, di seguire una dieta del tutto povera di grassi e ricca di frutta e verdura, e di fare un po’ di esercizio fisico ogni giorno per trenta minuti, annotando poi su un diario o sul pc i cibi e le bevande assunte nel corso della giornata. Sei mesi dopo, due terzi di loro avevano perso almeno quattro chili, un traguardo sufficiente a ridurre i rischi per la salute ed essere ammessi alla successiva fase di mantenimento, della durata di 30 mesi. Ma i risultati più incoraggianti erano stati ottenuti da chi aveva diligentemente aggiornato il proprio diario alimentare: fuori pasto, cucchiaini di zucchero nel caffè, persino le caramelle. Il professor Hollis ha spiegato che tenere un diario di questo tipo aiuta a fare il punto su cosa si è mangiato e sulle calorie assunte, nonché a rendersi conto degli errori commessi o delle abitudini scorrette che possono più facilmente essere modificate. “Il problema è che, quando si segue una dieta, non ci si rende conto di quanti strappi alla regola si fanno dalla mattina alla sera – spiega Calabrese – Molto spesso mi ritrovo ad avere a che fare con donne e uomini che di fronte all’aumento di peso rispondono ingenuamente: ma come dottore, non sto mangiando più niente… E invece poi si scopre che tra pezzetti di formaggio, aperitivi, snack e caffè alla macchinetta assumono ogni giorno 1500 calorie in più”. Secondo il nutrizionista, tenere un diario aiuta risvegliare quella che lui definisce coscienza alimentare, ovvero a prendere consapevolezza degli errori commessi inconsciamente. Le piaghe peggiori sono i fuori pasto “non codificati”, quelli nei quali ci si imbatte per caso, perché il collega ci invita a colazione o un amico ci offre l’aperitivo. “Un frutto, un frullato o un succo: quando la fame bussa sono questi gli unici strappi concessi”, conclude. Carta, penna e buona volontà, dunque. La fatica verrà ripagata con una silhouette invidiabile.

UN NUOVO BRACCIALETTO ELETTRONICO PER GLI OSPEDALI

Un braccialetto da polso che consente una piu’ accurata identificazione dei pazienti in ospedale è stato messo a punto Zebra Technologies, leader mondiale nelle soluzioni stampa on-demand per il settore medico. Il nuovo sistema di chiusura adesivo dei braccialetti Z-Band Direct e’ ideato per garantire un utilizzo piu’ semplice del rivestimento antimicrobico; e’ disponibile in diverse misure per neonati, bambini e adulti ed e’ caratterizzato da uno strato di rivestimento resistente ad alcool, acqua, schiume, saponi e sangue, brevettato per una protezione antimicrobica contro lo Stafilococco Aureo, la Pseudomonas Aeruginosa e i batteri di Escherichia Coli, ovvero le tre principali cause di infezione nelle strutture sanitarie.
Da una ricerca della Commissione Internazionale per la Sicurezza del Paziente e’ emerso che la non corretta identificazione dei pazienti e’ causa del 13% degli errori chirurgici e del 67% degli errori relativi alle trasfusioni di sangue. L’utilizzo del codice a barre sui braccialetti ha dimostrato l’aumento della precisione nella raccolta dei dati per l’identificazione dei pazienti, e la conseguente somministrazione corretta di servizi o trattamenti. I braccialetti tutelano la privacy dei pazienti e l’integrita’ delle informazioni, e al tempo stesso assicurano che infermieri, assistenti, tecnici di laboratorio e tutto il personale siano in grado di identificare correttamente il paziente e la relativa cartella medica ogni volta che il braccialetto viene letto.

assenza per visita medica

Mi è capitato, abbastanza frequentemente, che l’accompagnatore di un paziente venuto a visita, del tutto autosufficiente, m’abbia chiesto il certificato di presenza ed accompagnamento del paziente, cosa che mi sono sempre (ritenendola intuitivamente sbagliata) di fare. Ho chiesto all’esperto un parere, che trovate a seguire.

L’accompagnatore sano di paziente autosufficiente che si reca a visita presso una struttura sanitaria non ha diritto ad un certificato di malattia, configurandosi il reato di falso ideologico.
Se il paziente autosufficiente è un minore può essere rilasciato un certificato che attesti l’avvenuto accompagnamento, se richiesto all’accompagnatore lavoratore dipendente dal suo datore di lavoro al fine di giustificare l’assenza per motivi familiari di assistenza al minore.
Ma non è un atto dovuto per il medico.
I permessi per ragioni diverse dalla malattia non hanno una regolamentazione generale unica e dipendono dai diversi contratti di lavoro.
Il medico ospedaliero deve invece su richiesta dell’assistito rilasciare una certificazione da cui risulti che è stato visitato nella struttura pubblica, ai sensi dell’art. 52 comma 3 dell’ACN 23 marzo 2005 per la medicina generale e ai sensi dell’art. 24 del codice deontologico medico 2006 (file pdf).

Altro che certificati medici falsi . . . 🙂

le borse sotto gli occhi

La causa delle borse che vengono sotto gli occhi con il passare degli anni e’ il grasso che si accumula e si espande attorno alle orbite degli occhi, e quindi non solo per il cedimento dei tessuti dovuto all’eta’. I ricercatori dell’Universita’ della California hanno esaminato 40 soggetti (17 uomini e 23 donne), tra i 12 e gli 80 anni; i risultati dello studio hanno dimostrato che il tessuto della palpebra inferiore diventa piu’ spesso con l’aumentare con l’eta’ soprattutto per l’accumulo del grasso. "I nostri risultati possono cambiare il modo in cui i chirurghi plastici intervengono sulle ‘borse’: la rimozione del grasso dovrebbe entrare a far parte dell’intervento", spiega Timothy Miller, professore e direttore di chirurgia plastica presso la Geffen School . Lo scorso anno negli Stati Uniti oltre 241mila persone si sono sottoposte ad un intervento di blefaroplastica , di gran lunga l’intervento di chirurgia plastica piu’ praticato. La maggior parte di questi interventi non rimuove il grasso, ma lo sposta, e tira il muscolo che circonda l’occhio o il legamento del bulbo oculare, un tipo di intervento che puo’ causare problemi alla vista.

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