I medici inglesi giudicati online dai pazienti

I medici di famiglia inglesi potrebbero esser giudicati dai propri pazienti pubblicamente su un sito predisposto dal Ministero della salute britannico. L’iniziativa, nell’aria da tempo, non è stata ancora varata ma sarebbe in avanzata fase di studio da parte del governo britannico: I commenti sulla attività dei medici di famiglia saranno pubblicati su uno speciale spazio messo a disposizione dall’NHS (National Health System).
Il ministro della salute Ben Bradshaw ha spiegato che vuole creare questa possibilità per fare in modo che il nuovo sito – NHS Choice – diventi una vera e propria guida per orientarsi nel sistema sanitario inglese. Il sistema permetterà agli utenti di dare giudizi positivi o negativi in merito alle prestazioni offerte dai medici sul modello di quanto avviene già su molto siti, come per esempio Ebay o TripAdvisor.
I dottori sembrano però non essere molto contenti di questa iniziativa: quando il progetto è stato presentato alla British Medical Association i responsabili dell’associazione hanno manifestato le loro perplessità. «Il rischio – hanno spiegato – è che si scateni una gara di popolarità tra medici che non ha niente a che vedere con i livelli di prestazione sanitaria effettivamente seguiti». Il sistema sanitario britannico non è nuovo a queste iniziative: già nello scorso mese di aprile era stato aperto all’interno del sito NHS Choice, una pagina in cui si potevano commentare le prestazioni offerte dai singoli ospedali britannici.

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scintigrafia: informazioni per il paziente

da Cardionet una pratica raccolta di schede informative su esami ed interventi in ambito Cardiovascolare, da stampare e consegnare al proprio paziente.
Le schede non sostituiscono in nessun modo il rapporto diretto tra medico e paziente, ma costituiscono un promemoria per il paziente che deve sottoporsi all’esame e un modo in più per il medico, di informarlo e rassicurarlo.

Scintigrafia (202 kb)

Precari, scade il contratto (e il lavoro)

da corriere.it (30 dicembre 2008)articolo di Andrea Garibaldi

Precario è una parola generica. Il termine tecnico è lavoratore atipico. Che già contiene qualcosa di poco accattivante. Discriminante, quasi. Gli atipici esistono in Italia dal ’96, da quando si è cominciato a parlare di «flessibilità. Sono oltre 4 milioni gli atipici attualmente o recentemente occupati. E sono nei guai. Parliamo di circa 800 mila collaboratori a progetto, 600 mila lavoratori «a somministrazione» (una volta si chiamavano interinali), 2 milioni e 250 mila lavoratori a tempo determinato, 125 mila collaboratori occasionali, 190 mila professionisti con partita Iva, che spesso svolgono attività in una sola azienda, in modo esclusivo, tanto da essere chiamati «finti autonomi ». Totale, 15 per cento della forza lavoro. Un’ampia rassegna stampa dell’ultimo mese dimostra che la tempesta della crisi incrocerà per primo il mondo «atipico». Semplicemente, i contratti che finiscono potranno non essere rinnovati. Nella pubblica amministrazione è stato stabilito che dal 1˚ luglio 2009 chi ha oltre tre anni di precariato alle spalle non potrà più essere «stabilizzato». L’economista Tito Boeri calcola che vadano a scadenza 350 mila contratti atipici ogni mese, per Francesco Giavazzi sono un po’ di meno, 200 mila al mese. Secondo la Cgil, entro la fine dell’anno, ovvero tra 48 ore, non saranno rinnovati 400 mila contratti a tempo determinato. Secondo Giavazzi, entro il 2009 svaniranno almeno un milione di posti di lavoro atipici. Per ora, effetto della crisi, il governo ha messo in campo una piccola rete di protezione per circa 80 mila collaboratori a progetto, che riceveranno fra i 700 e i 1.200 euro. Una tantum. E una forma di estensione della cassa integrazione per i contratti a tempo determinato. Emiliano Mandrone, ricercatore Isfol, il Centro studi del ministero del Lavoro, ha da poco ultimato un approfondito esame sul settore. Mandrone ha scritto: «Il lavoratore atipico sale su una scala mobile che scende: fa molta fatica di solito senza raggiungere alcun obiettivo. Questo sforzo determina un presente di rinunce (casa, figli, indipendenza) e un futuro incerto sia come carriera sia come guadagni. Il percorso verso il contratto a tempo determinato spesso è un viaggio troppo lungo con lunghe soste in contratti inferiori per qualità».

Nel 40 per cento dei casi l’occupazione atipica perdura per oltre 3 anni. Stiamo parlando di oltre un milione e mezzo di persone. Continua Mandrone: «Per chi resta atipico oltre i tre anni, questa condizione di lavoro si configura come una sorta di trappola». Il 13% lavora «a scadenza» da oltre 10 anni. Gli atipici di lunga durata hanno fra i 30 e i 40 anni, ma ci sono anche alcuni over 50 fuoriusciti da imprese in crisi. Più donne che uomini. Più meridionali che settentrionali. Occupati in media sei mesi l’anno. Per dire: i collaboratori sono il 4,1% degli occupati, l’incidenza tra le donne è del 5,7%. Il lavoro a termine riguarda 10 persone su 100, queste diventano 24 su 100 tra i giovani, 12 su 100 tra i residenti nel Mezzogiorno e 13 ogni 100 fra le donne. Più atipici nelle imprese fra gli 11 e i 15 addetti e fra i laureati. In realtà, la parola «precario», secondo gran parte degli addetti, è l’atipico con oltre dodici mesi di atipicità sulle spalle e un solo datore di lavoro. In questo senso (dati Inps) il record del precariato spetta a Reggio Calabria, con l’82,2% di precari sul totale dei lavoratori «instabili». A Roma siamo al 74,1%, mentre a Sondrio i precari sono il 25,91% e a Bolzano il 26,94%. Il reddito lordo annuo di un co.co.copro, lavoratore a progetto, è stato nel 2007 di 8.809,58 euro, qualcosa come 734 euro al mese. Lordi. Un venditore porta a porta ne guadagna 9.720 all’anno, un collaboratore occasionale 3.897. Quanto ai diritti, per fare qualche esempio, un co.co.co. in caso di malattia ha diritto a un’indennità fra i 9 e i 18 euro al giorno fino a un massimo di 60 giorni a partire dal quarto giorno, mentre i lavoratori a tempo determinato hanno le stesse tutele degli assunti in pianta stabile su malattia, maternità, infortuni. Se andate a chiedere a un interinale perché fa quel tipo di lavo ro, il 76% (ricerca Isfol 2006) risponde: «Impossibilità di trovare un lavoro fisso».

E un altro 18% dice: «È una buona opportunità per trovare un lavoro stabile». Solo il 3,5% parla di «esigenze personali di flessibilità per motivi di studio» e il 2,3% di «esigenze personali di flessibilità per motivi familiari ». Fra le motivazioni dell’assunzione a termine ce ne sono alcune che rientrano pienamente nella logica «atipica», come «sostituzione di personale temporaneamente assente » (10%), «lavoro stagionale o picchi di produttività» (17%), «il contratto è legato a un progetto o a una commessa» (12%). Ma c’è anche un 24% che dice: «Nessun motivo particolare», o «periodo di prova in vista di un’assunzione a tempo determinato» (29%). «Va fatto ordine nella sfera dell’atipicità. La flessibilità ha senso quando ha motivazioni legate al ciclo economico o alle stagionalità. In molti casi invece serve soltanto a far risparmiare l’impresa o a creare un esercito di riserva, utile a tenere bassi il costo del lavoro e le rivendicazioni salariali (l’Italia ha i salari più bassi d’Europa)», dice Mandrone. Le ricerche Isfol, che finiscono sul tavolo del ministro, offrono alcuni suggerimenti: meglio far pagare la flessibilità a chi la usa, con una maggiorazione economica per le imprese, in cambio dei costi fissi che non sostengono; meglio spendere soldi pubblici per incentivare la stabilizzazione dei contratti temporanei piuttosto che pagare sussidi. Non si tratta di tornare indietro ma di fare un passo verso quella che in Europa si chiama flexicurity, la flessibilità coniugata a forme di sicurezza. Pietro Ichino, sul Corriere, ha fatto una proposta per superare i lavori di serie B o C: contratti a tempo indeterminato per tutti, ma non «ingessati»; indennizzi; agevolazioni per la ricollocazione. Mandrone propone di «passare (tornare) a principi universalistici ed assicurativi invece di continuare a segmentare il mondo del lavoro», dice. La crisi, tuttavia, non aiuta a veleggiare verso tali lidi.

contro il degrado delle condizioni di lavoro

secondo l’associazione dei medici delle urgenze la soppressione di 20mila posti di lavoro porterà ad un aumento, da 48 a 60 ore la settimana, dell’orario di lavoro.
I sindacati denunciano la privatizzazione della sanità ed il rischio di smantellamento degli ospedali pubblici in seguito ad una riforma che che dovrebbe ridurre da 38 a 13 i centri ospedalieri.
I medici generalisti sono invitati a limitare la prescrizione di farmaci ed esami diagnostici.

Sembrerebbe l’Italia ma è la Francia: approfondimento su Piccolo grande Sarkozy (L’espresso n° 50 del 2008; p 94).

CSPO: la Corte dei conti indaga

da la Repubblica Firenze del  19 dicembre 2008
Un milione e quattrocentomila euro: è il danno erariale ipotizzato dalla procura della Corte dei conti generato dai vertici del Cspo per il crac del Centro per lo studio e la prevenzione oncologica fiorentino, che oggi è stato risanato e si chiama Ispo.
Giancarlo Maltoni (commissario straordinario), Marco Rosselli Del Turco (Direttore sanitario), Antonio Genoviva (Direttore amministrativo) ed altri due dirigenti sono al centro di un’ indagine della magistratura erariale che è ancora in corso. Per questo è da poco arrivata alla giunta regionale una richiesta di messa in mora per loro, i responsabili legali del Cspo. Si tratta di un atto necessario per evitare la prescrizione ma rivela indirettamente che gli accertamenti sono ancora in corso. E non è escluso che il danno erariale cresca ancora nel corso dell’ inchiesta.

8 regole per curare bene

I medici sono ben consapevoli che un buon rapporto con il paziente è di fondamentale importanza per il successo della cura: tutti i giorni capita di dover convincere un paziente a sottoporsi ad un determinato esame; l’educazione all’uso corretto dei farmaci è un aspetto essenziale del processo terapeutico; una relazione personale valida può in certi casi di per sé esercitare un effetto ‘placebo’; il cambiamento di stili di vita non favorevoli passa attraverso un’opera non facile di convincimento e persuasione.
Tutti questi aspetti del rapporto medico-paziente, che vanno inseriti in una logica di etica medica ed a cui si pensa troppo poco durante la pratica medica, sono assai spesso sopravanzati da una rincorsa verso le più recenti ed aggiornate indicazioni terapeutiche e da una giusta attenzione alle raccomandazioni e linee-guida presenti nella letteratura medica. Tuttavia non è opportuno dimenticarsi di questi temi: alcuni episodi più o meno recenti (basti pensare al fenomeno della cura Di Bella) ci insegnano a non trascurare questi aspetti della nostra professione. In un recente articolo comparso sugli Annals of Internal Medicine ( 2008; 149: 720), L.R. Churchill individua 8 regole semplici da seguire nella relazione con i pazienti:
1) occuparsi anche di piccole cose, come stringere la mano, sorridere, prestare attenzione
2) dedicare tutto il tempo necessario, per ascoltare con la dovuta calma ed interesse il malato
3) mantenere un atteggiamento aperto e disponibile
4) comportarsi in modo gradevole
5) rimuovere le barriere e creare dei collegamenti
6) lasciare che il paziente spieghi ciò che ha compreso della sintomatologia o della malattia accusata, delle proprie paure e speranze
7) dimostrare autorevolezza
8 ) mantenere attenzione ai problemi e dimostrarsi degni di fiducia.
Queste capacità ed attitudini relazionali sono raramente studiate in modo sistematico e vengono considerate come un aspetto non scientifico della medicina, di una medicina cioè intesa come ‘arte’. Tuttavia questi temi relativi al rapporto medico-paziente rimangono centrali per una migliore qualità delle cure.
Annals of Internal Medicine 2008; 149: 720-724

liposuzione contro la crisi energetica (?)

Il sito del dottor Alan Bittner
Il sito del dottor Alan Bittner

Carburante dal grasso prelevato con le liposuzioni: protagonista di questa nuova via contro la crisi energetica- secondo quanto riportato da diversi media internazionali, fra cui The Independent e il New York Times – è Alan Bittner, uno specialista di Los Angeles, che avrebbe usato il grasso umano come carburante per la sua vettura e quella della fidanzata (rispettivamente un Suv Ford e una Lincoln Navigator). Il dottor Bittner, proprietario dello studio medico «Beverly Hills Liposculture», ha detto di avere riscontrato un consenso entusiasta tra i suoi pazienti alla richiesta di usare il grasso prelevato dai loro corpi con fini ambientali: trasformare la sostanza in bio-carburante.
«La grande maggioranza dei mie pazienti ha acconsentito che il loro grasso fosse usato come carburante – ha scritto il medico sul suo sito Internet – Il fatto di usare i loro eccessi corporei per salvare la Terra suscitava sempre grande entusiasmo». Cinque litri di grasso umano producono una quantità quasi equivalente di bio-carburante: i trigliceridi (che compongono le cellule grasse) sono estratti e trasformati in diesel. È una strada esplorata anche da alcune compagnie che producono pollame. La vicenda non ha comunque un lieto fine perchè usare residui umani per la produzione di carburante è illegale in California e il medico e la sua fidanzata, che usavano il bio-carburante proveniente dalla liposuzione per alimentare i serbatoi delle loro vetture sono finiti sotto inchiesta. Inoltre il medico, che è stato parecchio vago su come e dove trasformasse il grasso in bio-carburante, è stato denunciato da tre pazienti per avere usato come assistenti in sala operatoria personale non qualificato (compresa la sua fidanzata). Alcuni interventi sarebbero terminati in modo disastroso per il prelievo di una quantità eccessiva di grasso durante la proceduta di liposuzione. Ma l’indagine è resa difficile dal fatto che il medico abbia chiuso il mese scorso il suo controverso studio per trasferirsi in Sud America per «fare del volontariato in una clinica per bisognosi». I legali della sue vittime affermano che il medico è fuggito per sottrarsi alla scomoda inchiesta avviata sulle sue attività.

da corriere.it

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