Endometriosi: nuova luce su cause e trattamenti

Un’ampia review pubblicata sul New England Journal of Medicine getta nuova luce sulle cause e sui trattamenti dell’endometriosi, una patologia cronica complessa che si caratterizza per la presenza di endometrio (ossia del tessuto che riveste l’interno della cavità uterina) in sedi anomale al di fuori dell’utero, come ovaie o tube (e non solo, praticamente tutta la cavità peritoneale può esser colpita).
Serdan Bulun della Feinberg School of Medicine di Chicago – autore della review e da 15 anni impegnato in ricerche sulla malattia – indica come fattore chiave nello scatenarsi della patologia l’espressione dell’enzima aromatasi nell’endometrio presente in sedi anomale. Tale enzima produce estrogeni e normalmente, afferma l’autore, non viene espresso nelle zone dell’endometrio interne alla cavità uterina. Come risultato, le donne affette da endometriosi posseggono una quantità di estrogeni in eccesso nelle zone di tessuto endometriale esterne all’utero, come le ovaie. Bulun ha affermato che nell’endometriosi «gli estrogeni sono come benzina sul fuoco, danno il via al processo infiammatorio e sono alla base di tutti i disturbi legati alla patologia». Motivo per cui, secondo l’autore, la miglior promessa per il trattamento dell’endometriosi è rappresentata dai farmaci inibitori dell’aromatasi, ancora in fase di sperimentazione.

Bulun SE
Mechanisms of disease: Endometriosis
N Engl J Med 2009;360:268-79.

depressione post-partum

Due strumenti di screening di semplice utilizzo possono aiutare ad identificare la depressione post-parto all’atto delle visite di controllo per il neonato.
La depressione post-parto interessa il 22 percento delle donne che hanno dato alla luce un bambino di recente: la maggior parte delle madri non riceve alcuna forma di screening per questa patologia, e finora non era stato identificato alcuno strumento ideale. In base a quanto rilevato, un semplice questionario composto di due sole domande risulta altamente sensibile in questo senso, ed il questionario PHQ-9 altamente specifico. Ciò suggerisce la validità di un approccio in due stadi per lo screening della patologia, dove alla positività del questionario a due domande segue il PHQ-9.
Questa procedura può essere facilmente praticata in medicina di base: essa si adatta moderatamente alle visite di controllo del neonato, ma può migliorare tramite un approccio di massa.
Ann Fam Med 2009; 7: 63-70

Tumore vescicale: diagnosi tardiva nelle donne

La maggioranza delle pazienti con tumore vescicale ha diagnosi tardiva a causa della mancanza di urgenza nella valutazione urologica dell’ematuria (presenza di sangue nelle urine: si parla di microematuria se il sangue è riscontrato solo all’esame di laboratorio, macroematuria se il paziente vede le urine colorate di sangue).
Benché il sangue nelle urine sia spesso un segno di infezione del tratto urinario, è importante per i medici prendere in considerazione il tumore della vescica come possibile causa sin dall’inizio, soprattutto nelle donne.
Nel sesso femminile infatti i tassi di sopravvivenza specifici per questi tumori sono inferiori rispetto a quelli degli uomini, anche se l’incidenza dei tumori vescicali risulta tre volte superiore nel sesso maschile.
Cancer 2009; 115: 10-2 e 68-74

dal dentista gratis (in Toscana)

L´assessore Enrico Rossi s´impegna a rifinanziare per i prossimi tre anni il progetto di prevenzione dentale (costato 1 milione e mezzo l´anno) organizzato con l´Associazione nazionale dentisti, grazie al quale dal 2006 il 70 per cento dei bambini toscani nati nel 1999, 2000 e 2001 sono stati visitati gratuitamente una volta: a quelli che già avevano i molari definitivi sono stati sigillati i denti per evitare le carie.
Tutte le famiglie dei bambini che abbiano compiuto 7 anni, ricevono un invito scritto a casa e l´elenco dei dentisti associati al progetto.

cancro della prostata: nuove indicazioni per lo screening

La sola esplorazione rettale non ha sufficiente sensibilità per essere utilizzata come unico strumento di screening: deve essere sempre associata alla determinazione del PSA e questo almeno una volta l’anno per gli uomini di età superiore ai 50 anni. Il cut-off del PSA viene proposto come inferiore ai 4 ng/mL. Così facendo la sensibilità dell’accertamento laboratoristico supera il 90%.
Viene tuttavia sottolineato che valori fra 2 e 3 ng/mL possono essere accompagnati da un rischio di tumore 5.5 volte maggiore rispetto a livelli minore o uguale a 1 ng/mL e che, se per valori decisamente superiori ai 4 ng/mL si può ragionevolmente sospettare una neoplasia prostatica maggiormente aggressiva, per i cancri ad andamento indolente la sensibilità del PSA crolla drammaticamente a poco sopra il 50%.
Tenuto conto di tale dato ed in considerazione del fatto che oltre i 75 anni una buona parte dei tumori prostatici sono indolenti , la USPSTF – pur con un grado di raccomandazione molto modesto (“D”) – per gli uomini di età superiore ai 75 anni propone di non effettuare alcuno screening, che potrebbe quindi essere limitato agli uomini fra i 50 e i 75 anni.
Ann Intern Med. 2008;149:185-191

Cinture di sicurezza e airbag riducono fratture spinali

riporto questa notizia ripensando al tragico incidente stradale di cui hanno parlato i quotidiani fiorentini per giorni, incidente in cui uno degli occupanti dell’auto è rimasto illeso in quanto non aveva allacciato la cintura di sicurezza: per sottolineare che, a parte il caso estemporaneo, bisogna rispettare l’obbligo di allacciare le cinture oltre – ovviamente – a rispettare il codice della strada.

La combinazione di cinture di sicurezza ed airbag riduce il rischio di fratture spinali negli incidenti automobilistici: la riduzione del rischio riguarda particolarmente le fratture più gravi e quelle nella zona cervicale e toracica. Gli incidenti su motoveicoli sono la principale causa di traumi a carico del midollo spinale dai 65 anni in giù, e le fratture spinali sono una causa significativa di morbidità e mortalità. Il medico praticante deve essere votato alla prevenzione: molta parte della neurologia e della neurochirurgia si appoggia sulla prevenzione. La maggior parte dei traumi si può prevenire, ed è appropriato che i neurochirurghi siano in prima linea nella determinazione delle migliori pratiche per la prevenzione dei traumi.

il caffè fa male ?

caffè

Non commento, i luoghi comuni a riguardo sono ben noti a tutti!

Le conclusioni di una indagine epidemiologico-statistica durata più di 18 anni effettuata sugli oltre 41.000 maschi  e più di 24 anni per le 88.000 donne reclutate per lo studio, possono essere così riassunte:
–  non vi è alcuna relazione fra consumo, anche elevato, di caffè e mortalità per neoplasie
–  tale mancanza di relazione sussiste anche per la mortalità per tutte le cause e questo è rilevabile, così  come per i tumori, tanto nel maschio quanto nella femmina
–  la mortalità per cause cardio-vascolari risulta, anche se in maniera non significativa, ridotta dall’uso del caffè. Tale dato necessita tuttavia di ulteriori studi di conferma.
–  anche l’uso del caffè decaffeinato appare legato ad una sfumata riduzione della mortalità cardio-vascolare e, in aggiunta, anche di quella per tutte le cause.
Ann Intern Med 2008; 148(12):904-14

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