Celiachia (morbo celiaco): la diagnosi oggi è più comune in età adulta

Il morbo celiaco (celiachia) è dovuto ad un’intolleranza permanente al glutine causante un’atrofia dei villi dell’intestino tenue ed un conseguente malassorbimento di gravità variabile (NEJM 2007, 357: 1731-1743; Ann Intern Med 2005, 142: 289-298).

La prevalenza della celiachia stimata è pari al 1-1,5% della popolazione. La celiachia può essere del tutto asintomatica o invece manifestarsi in età adulta o pediatrica solo con dolori addominali ricorrenti e/o con ritardo di crescita o bassa statura, calo ponderale, steatorrea, diarrea o stipsi e numerose manifestazioni extra-intestinali (astenia da anemia da carenza di ferro, folati o vitamina B12, iperparatiroidismo e osteopenia da carenza di vitamina D e calcio, displasia dello smalto dentario, tetania da ipocalcemia, emorragie e porpora da carenza di vitamina K, xeroftalmia da carenza di vitamina A, edemi da enteropatia protido-disperdente con ipoalbuminemia, ipertransaminasemia da epatite autoimmune, alopecia, dermatite erpetiforme, stomatite aftosa, ecc.). La celiachia può associarsi ad altre malattie autoimmuni e se non diagnosticata o non curata può essere complicata da coliti, linfomi e altre neoplasie del tenue e dell’esofago (Br Med J 2004, 329: 716-719).

Sono test diagnostici di screening per la celiachia la ricerca nel siero di anticorpi anti-transglutaminasi, anti-endomisio, anti-gliadina. Il gold standard diagnostico è la biopsia, mediante endoscopia, della mucosa del digiuno che appare appiattita e documenta all’esame istologico l’atrofia dei villi intestinali, l’iperplasia delle cripte e l’infiltrazione linfocitaria della lamina propria, lesioni reversibili escludendo il glutine dalla dieta. La celiachia non è più intesa come una patologia solo pediatrica in quanto attualmente l’età media di diagnosi è di circa 40 anni.
La determinazione degli anticorpi anti-transglutaminasi e anti-endomisio ha dimostrato una sensibilità del 78% ed una specificità del 100% per la diagnosi di celiachia (Br Med J 2007, 335: 1244-1247).
La biopsia intestinale mediante endoscopia per accertare la diagnosi può essere rifiutata dai pazienti in quanto esame invasivo e inoltre l’esito istologico riscontrabile nella celiachia è riscontrabile anche in altre patologie (tabella 1), ma esistono forme di celiachia sieronegative in cui la biopsia è determinante per la diagnosi. Perciò è stato proposto e validato un iter diagnostico che distingue i soggetti ad alto e basso rischio di celiachia in base alla sintomatologia riferita, proponendo quindi a coloro che presentano disturbi aspecifici come dolore addominale, dispepsia, nausea e vomito solo la determinazione degli anticorpi specifici, proponendo invece a coloro che presentano perdita di peso, anemia e diarrea la determinazione degli anticorpi specifici seguita sempre, anche in caso di loro negatività, dalla biopsia digiunale (Br Med J 2007, 334: 729).

La dieta priva di glutine è l’unica terapia efficace per la celiachia (www.celiachia.it). Il glutine è presente, ad esempio, nelle farine di frumento, orzo, segale, nel malto, crusca, pane, pasta, pizza, dadi da brodo, lievito di birra, birra, caffè solubile, olio di semi vari, margarina, formaggini, dolciumi, biscotti, cioccolate, gelati confezionati che quindi sono cibi vietati. L’avena non contiene glutine, ma può essere contaminata dal glutine. Così pure i cibi industriali preconfezionati o surgelati.
Sono cibi consentiti nella dieta: riso, mais, miglio, fecola di patate, grano saraceno, soia, tapioca, olio d’oliva, olio di mais e di arachide e di girasole, carni e pesce (non impanati con farine vietate), uova, verdura e frutta fresca, latte e derivati se non è presente un’intolleranza al lattosio secondaria, tè, caffè, spremute e succhi di frutta, vino.
L’associazione dei pazienti celiaci fornisce un’informazione dettagliata sui cibi permessi che di norma presentano sulle confezioni un logo con la spiga barrata attestante che il prodotto è privo di glutine (www.celiachia.it).
Il Sistema Sanitario ai sensi della legge n. 123 del 4 luglio 2005 fornisce gratuitamente ai soggetti con diagnosi accertata prodotti alimentari privi di glutine attraverso le farmacie cui si accede con prescrizione del medico curante facente riferimento al Decreto Ministeriale n.279 del 18 maggio 2001 e prevede la possibilità di fornire alimenti senza glutine nelle mense scolastiche, ospedaliere e di strutture pubbliche.

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anal bleaching: ultima (per ora) frontiera della chirurgia estetica

l’anal bleaching (bleach = candeggina)
Ormai tutto il nostro corpo può essere migliorato con la chirurgia estetica. Si è partiti dalle labbra siliconate per poi arrivare a ricostruire l’imene, ringiovanire la vagina… Ora l’ultima frontiera della chirurgia estetica è lo sbiancamento anale! La celebri attrici che desiderano sfoggiare un didietro immacolato, un orifizio bianco che più bianco non si può, in barba alla naturale pigmentazione scura che caratterizza la regione perianale, si sottopongono a questo trattamento.
Grazie all’anal bleaching, pratica – assicurano gli entusiasti – assolutamente indolore, nessuno dovrà mai più vergognarsene (domanda, evidentemente stupida, che mi faccio: se così l’han tutti – l’ano – perchè ci si dovrebbe vergognare?) ….
Quale sarà il prossimo passo della chirurgia estetica?
Qualche idea?

FANS e rischio cardiovascolare: un nuovo studio

Nei pazienti con scompenso cardiaco, l’assunzione di FANS si associa a un aumento di mortalità e ospedalizzazione per infarto miocardico e per scompenso, indipendentemente dalla molecola usata. Il nuovo allarme sul rischio cardiovascolare viene da uno studio retrospettivo danese condotto su 107.092 pazienti, con pregressa ospedalizzazione per scompenso cardiaco nel decennio 1995-2004. Complessivamente al 33,9% dei pazienti era stato prescritto almeno un FANS dopo la dimissione.
All’analisi multivariata, il rischio di decesso più alto è risultato associato all’assunzione di diclofenac (HR 2,08) e di rofecoxib (1,70) e celecoxib (1,75). Un rischio minore, ma significativo, era presente con l’uso di ibuprofene (1,31) e di altri FANS (1,28).
Anche il naprossene, considerato il farmaco più sicuro della categoria, ad alte dosi sembra raddoppiare la mortalità (HR 0,88 sotto i 500 mg/die e 1,97 oltre i 500 mg/die). “Dobbiamo aumentare la consapevolezza di questo problema, in particolare fra i medici di medicina generale – ha dichiarato Gunnar Gislason, primo firmatario della ricerca – poiché i FANS vengono largamente usati nella pratica medica di base. Il fatto che alcuni di questi farmaci siano disponibili senza prescrizione peggiora ulteriormente la situazione”.

Arch Intern Med 2009; 169: 141-9

sindrome di Tourette = sindrome dei deficienti ? Proprio no !

leggo, con incredulità, un articolo dal sito ADUC e, dal giro in rete che mi sono fatto sembra proprio sia tutto vero . . . .

Una puntata della fiction Mediaset “Medici miei“, come la stragrande maggioranza delle amenita’ sfornate, in questa occasione si e’ superata: di cosa si tratta? sommarieta’, stupidita’, indelicatezza fino alla impietosa amenita’, nei confronti dei cittadini in generale e nei confronti dei malati in modo particolare.
Nella stupenda fiction pagata a fior di  milioni di euro dai cittadini, attraverso il canone RAI e le multe della corte Europea e del Consiglio di Stato che paghiamo noi per Retequattro, Mediaset  offende la parte piu’ indifesa  della nostra esistenza umana, cioe’ quando siamo  colpiti  da una  patologia con esiti clinici e terapeutici non favorevoli.
In questa fiction, i cittadini /pazienti drammatizzati sono affetti da una insidiosa sindrome,  quella di Tourette, ma sono catalogati quali affetti dalla “sindrome dei deficienti“.
A muoversi contro, con una denuncia, e’ stata la Federazione Regionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e Odontoiatri della Regione Lombardia.

per maggior informazioni sulla Sindrome di Tourette visita anche il sito www.sindromeditourette.it e www.tourette.it

technostress: una nuova patologia ?

Una legge come quella anti-bionde per vietare l’uso di telefonini e videocellulari in locali come cinema e teatri, con tanto di multe per i trasgressori, per proteggere gli italiani, inconsapevoli vittime del tecnostress?

DIVIETO DI CELLULARE ?

DIVIETO DI CELLULARE ?

“So che questo problema è stato descritto in letteratura scientifica. Non so se sia assimilabile del tutto ai danni del tabacco, ma certo è un fenomeno che va studiato”. Così l’ex ministro della Salute, Girolamo Sirchia, commenta la provocatoria proposta di Enzo Di Frenna, presidente di Netdipendenza Onlus, la prima associazione no profit per la prevenzione delle videodipendenze.”L’unica soluzione è una legge come quella del ministro Sirchia sulle sigarette, per vietarne l’uso in alcuni luoghi e multare i trasgressori”, propone sul suo blog Di Frenna, secondo cui il fatto di non rinunciare più a mandare mail, messaggi o fare ricerche su Internet anche quando si è al cinema, in teatro o al ristorante non è solo segno di cattiva educazione e mancanza di rispetto per gli altri. Ma fa male alla salute. “Non so se questo fenomeno sia assimilabile alla dipendenza da tabacco – dice Sirchia – ma all’estero questo problema è stato descritto. E credo vada studiato”.

Della mia personale esperienza di cellularmania ho già parlato qui

ridare la vista ai poveri

Guarda il video in cui l’ottico spiega come funziona la sua invenzione
Gli occhiali inventati da Joshua Silver (www.core77.com) Joshua Silver ricorda perfettamente la prima volta che ha ridato la vista a un uomo. Si chiamava Henry Adjei-Mensah, era un sarto del Ghana. Aveva solo 35 anni, ma stava per ritirarsi. Non ci vedeva più, ed era troppo povero per permettersi la visita da un ottico. È stato a quel punto che Joshua gli ha dato gli occhiali che lui aveva inventato. È stato a quel punto che Henry ha sorriso, e ha detto: «Ora leggo anche quelle lettere lì, quelle piccole». E ha ripreso a lavorare. Da allora il dottor Silver, 62enne ex docente di Ottica all’università di Oxford, ha distribuito 30mila dei suoi occhiali in 15 Paesi del mondo. Ma i suoi piani sono molto più ambiziosi: far tornare a vedere un milione di indiani entro la fine dell’anno. E un miliardo di poveri entro la fine del prossimo decennio.
Tutto è cominciato il 23 marzo 1985. Silver, allora un semplice docente universitario, si chiedeva con un collega se fosse possible costruire lenti in grado di adattarsi senza l’aiuto di un ottico o di macchinari costosi. Occhiali, insomma, che chiunque potesse «tarare» da sé, regolandoli sulle necessità dei propri occhi. «Fu allora che capii come fare», spiega al quotidiano britannico Guardian. Costruì lenti di plastica, nelle quali pose una sacca con del liquido. Sulla montatura mise due piccole siringhe piene di quel liquido. Per adattare le lenti ai propri bisogni basta aggiungere liquido finché non si vede chiaramente. Poi si staccano le siringhe, si sigilla la montatura con un tappo, e gli occhiali sono pronti. «Il meccanismo è così semplice – spiega Silver – che quasi non serve dare istruzioni. Tutti quelli a cui abbiamo dato gli occhiali sono stati in grado di sistemarseli da sé, con grande precisione. E di tornare a vedere». Il punto (che Silver definisce «ovvio») è che occorre trovare un sistema per ovviare alla carenza di ottici in alcune zone del mondo. Negli Stati Uniti, o in Gran Bretagna, tra il 60 e il 70% delle persone porta occhiali. Nei Paesi in via di sviluppo la percentuale scende al 5%. E i motivi sono semplici. Anzitutto, in Gran Bretagna c’è un ottico ogni 4,500 persone, mentre nell’Africa Sub-Sahariana ce n’è uno ogni milione di abitanti. «E anche se ce ne fossero di più, nessuno potrebbe permettersi gli occhiali che vengono prodotti normalmente».
E tutto questo, continua Silver, influenza «l’educazione, l’economia, la qualità della vita». Senza occhiali, gli studenti non possono vedere bene la lavagna. I pescatori non possono ripararsi le reti, le donne I propri abiti, gli autisti di autobus non riescono a vedere bene le (spesso pessime) strade su cui guidano. Gli occhiali di Silver risolvono molti di questi problemi. Perché chiunque può «aggiustarli» da sé. E perché costano pochissimo: «Per ora siamo a 19 dollari, ma l’obiettivo è scendere di molto». Quanto? «Un dollaro l’uno». Certo, gli ostacoli verso gli obiettivi di Silver non mancano. Il primo, confessa, è che gli occhiali «per ora sono brutti, sembrano usciti da un vecchio armadio di Woody Allen. Ma sul design possiamo lavorare, e comunque l’importante è mantenere il prezzo bassissimo». Già, perché proprio il costo è il secondo problema. Se l’obiettivo è dare occhiali a miliardi di persone, anche un dollaro a occhiale è troppo. Il Dipartimento della Difesa Usa ne ha acquistati 30mila, e li ha distribuiti in Africa: «Ho visto persone camminare sorridendo, in Angola, perché potevano rivedere il loro villaggio. E non lo facevano da quando erano bambini», dice il maggiore dei Marine Kevin White. In India il progetto sarà aiutato da Mehmood Khan, attivista e manager. «E il nostro sogno», spiega proprio Khan, «è che Onu e governi capiscano il valore di questo progetto. E ci aiutino». Silver dice che i suoi occhiali non possono risolvere tutti i problemi. «Non funzionano contro l’astigmatismo. E non possono sostituire un ottico nella diagnosi di glaucoma o altre malattie». Ma sa che la sua idea è buona. «Non ho mai portato occhiali in vita mia», dice. «E penso sia il modo con cui Dio mi dice che sto andando nella direzione giusta».

Medpedia: enciclopedia medica collaborativa

E’ stato annunciato da Medpedia Project il lancio della versione beta della nuova piattaforma dedicata alla medicina i cui contenuti sono creati su base collaborativa. Lo scopo di Medpedia Project è di creare un nuovo modello che a livello mondiale raccolga, mantenga e dia accesso alla conoscenza medica. La piattaforma intende essere un archivio aperto, aggiornato che raccoglie informazione medica in modo imparziale prodotta da esperti a livello mondiale.

medpedia

medpedia

La piattaforma Medpedia include 3 servizi correlati
un’ enciclopedia medica su base collaborativa
un network di professionisti ed un annuario comprendente tutti gli esperti e le organizzazioni operanti in questo settore
comunità costituite di personale medico e non che condividono informazioni sulle condizioni, sui trattamenti ecc.

Lunga la lista delle Organizzazioni che si sono già segnate per fornire informazioni o che stanno incoraggiando i loro membri a partecipare
Harvard Medical School
Stanford School of Medicine
University of California Berkeley School of Public Health
University of Michigan Medical School
American College of Physicians (ACP)
Oxford Health Alliance (OxHA.org)
Federation of Clinical Immunology Societies, (FOCIS)
European Federation of Neurological Associations (EFNA)

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