buona volontà

Sto visitando una paziente, età intorno ai 60 anni, ed ho la netta sensazione di averla già visitata in passato.
Chiacchiera chiacchiera viene fuori che anche lei ha questa sensazione: le sto facendo un’ecografia del collo, mi racconta che l’ultima volta (all’inizio dell’anno) il medico che l’ha ecografata (sono stato io?) le ha detto che doveva fare l’agoaspirato del nodulo tiroideo, nonostante il quadro ecografico fosse invariato.
Effettuo l’esame ma . . . . non ho il precedente con cui far confronto e mi resta, pertanto, il dubbio: cosa consigliare ?
Vado a refertare e decido di fare un tentativo: telefono alla segretaria dell’altro istituto per cui lavoro ed in cui forse ho visitato la signora (è della provincia di Firenze, tanti vengono a visita all’ISPO anche da lontano chè i tempi di esecuzione degli esami sono più rapidi) e BINGO ! Rapida ricerca in archivio e viene fuori che effettivamente l’ho ecografata io, ma non nel 2009: la mia ecografia è più vecchia e, comunque, del tutto invariata rispetto a ciò che riscontro al controllo odierno.
Referto, tranquillizzo (anche il suo medico curante non era molto d’accordo con il consiglio che l’altro collega ecografista aveva dato) e proseguo con gli altri esami.

E mi chiedo: nell’epoca di Facebook (posso vedere, in tempo reale, le foto del mio amico che vive in Siria o essere aggiornato, in tempo reale, su quel che sta facendo l’altro amico che vive negli Stati Uniti) e di Skype (videoconferenza con l’altro capo del mondo, gratis) è mai possibile che una materia così importante come la sanità sia ancora una specie di cenerentola ?
Che sia grazie alla mia personale iniziativa (ed alla memoria: effettivamente ricordavo bene!) che mi è stato possibile, nello specifico, tranquillizzare ed evitare un’approfondimento diagnostico verosimilmente non necessario, almeno al momento ?
E penso a quante energie si sprecano, inutilmente, a causa della mancanza di un’infrastruttura informatica (tipo cartella elettronica) che faciliterebbe e sveltirebbe la diagnostica evitando ripetizione di esami – talvolta superflui – e consentendo un’inquadramento più accurato e snello del paziente.
Della sanity card (un nome migliore non si poteva trovare?) c’è scritto qui ma per ora non c’è traccia, neanche a livello sperimentale nonostante il 2010 sia molto, ma molto vicino.

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