maleducazione peggio di incompetenza

Sembra proprio che le persone preferiscano avere a che fare con un interlocutore gentile, anche se incompetente, piuttosto che con uno maleducato ma preparatissimo. Lo rivela uno studio condotto dall’University of Southern California Marshall School of Business (Usa), che ha indagato sulle preferenze dei clienti di ristoranti, banche, uffici governativi, negozi, università.
Secondo la ricerca – articolata in quattro lavori che saranno pubblicati sul numero di agosto del Journal of Consumer Research – è meglio avere rapporti con una persona educata e gentile, anche se poco preparata, piuttosto che con un operatore maleducato. E questo anche se i gesti poco civili non sono rivolti direttamente al cliente.
“Questi risultati sottolineano la necessità, per le organizzazioni, di promuovere la buona educazione fra i dipendenti”, sintetizza Deborah MacInnis, docente di Business Administration dell’ateneo Usa. Insomma, anche solo il fatto di vedere un manager che maltratta in pubblico un suo dipendente basta per far trarre conclusioni negative sull’intera azienda. Cosa che non accade, ad esempio, nel caso in cui si è testimoni dell’incompetenza del dipendente. Non solo, sembra che il giudizio negativo scatenato dalla maleducazione arrivi anche quando l’incivile, in realtà, sta cercando di essere di aiuto all’intervistato.
Insomma, per risultare vincenti e lasciare un’impressione positiva, sorriso e cortesia sono davvero fondamentali.
Christine Porath, Debbie Macinnis, Valerie Folkes
Witnessing Incivility among Employees: Effects on Consumer Anger and Negative Inferences about Companies
2010 by JOURNAL OF CONSUMER RESEARCH, Inc. • Vol. 37 • August 2010

dalla parte del ‘pigiama’

conosci una certa XX YY, medico ecografista?
Di nome, rispondo, ma non di persona.
E così parte, in vari tempi, la narrazione/sfogo di una mia amica che mi racconta la sua esperienza del contatto con un medico: come non dovrebbe mai esser un medico . . .
So che da qualche parte c’è qualcuno che ha di me un’idea similare; mi conforta, minimamente, che quando ne ho parlato – con le impiegate dell’accettazione, per esempio – ho avuto conferma che non erano persone normali (e che tanti, con cui mi son relazionato con relativa tranquillità, avevano fatto un pò di scene ed erano rimasti impressi alle impiegate amministrative per il loro comportamento) . . .
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Ti dico solo che ho avuto la sfortuna di incontrarla ieri mattina per la mia seconda eco e sono rimasta basita dalla sua maleducazione..
Così ero curiosa di capire se era una mattinata storta come capitano a tutti o se era proprio il suo carattere (ad intuito opto decisamente per la seconda).
Sarà che per me era un momento delicatissimo emozionante ecc ecc ma trovarmi di fronte una che non solo nn da il buongiorno, non solo non alza la testa per guardarti in faccia mentre compila le carte, ma non ha la minima capacità di trattare con le persone mi ha veramente disturbato non solo l’esame che dovevo fare ma direi la giornata.
Sono una paziente come un’altra, non pretendo carezze e baci, non pretendo dolcezze ma educazione e buone maniere si, da lei come dal fornaio dove acquisto il pane.
ecco tutto qui..
grazie dell’ausilio dottore
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Siamo uomini e nonostante sia convinta del fatto che quella del medico come quella della suora del prete debba essere una vocazione e che sia un mestiere speciale che non tutti si possono permettere di fare, capisco che le giornate storte e gli errori sono umani e perdonabili.
Per questo mi interessava capire se la notte passata dalla dott era stata pesa o se il non guardare in faccia, il rispondere senza cortesia, il mancato buongiorno fossero casuali.
Detto questo ripeto che non do per scontato che ogni medico sia capace di entrare in sintonia con me/con il/la paziente: quel momento così speciale per me, per lei era lavoro, ero una delle tante donne incinte curiose emozionate agitate felici confuse incredule davanti ad una vita di 28 cm chiusa in pancia. non mi aspetto di trovare un’amica lì dentro ma una che sappia fare il suo lavoro, che in quel caso controlli che le misure sono quelle giuste il liquido c’è e tutto il resto.
Ma l’educazione è un’altra storia. Quella la pretendo. E un minimo di accortezza idem.
Ho avuto la fortuna di incontrare ottimi medici ma aihmè sfortuna mia, nei momenti più delicati persone senza cuore senza rispetto senza professionalità.
Baroni insensibili che non hanno scrupoli a comunicarti che il tuo parente è terminale senza nemmeno farti sedere.
Mentre tu lì non capisci più niente non senti più niente non vedi più niente vorresti solo essere te quello che sparisce.
Si fa per parlare, per l’appunto mi si sono risvegliati dei momenti che mi hanno segnata . . .

Ultimi trend di arredo ospedaliero

E ci si chiede quanto son costati i motori elettrici delle persiane . . .
E se forse una manovella, o la corda, all’antica non sarebbero state una scelta più sensata . . .

era tutto normale

faccio accomodare una paziente, circa 50 anni. Noto subito il codice esenzione (048: malattia tumorale), la prima – automatica – domanda è: mi fa vedere la documentazione dei precedenti esami ?
Non c’era scritto sul foglio della prenotazione, mi risponde.
E sappiamo bene che non è vero, il foglio di prenotazione reca scritto in grassetto portare esami precedenti (nostra colpa, lo ammetto: un pò troppo genericamente, molti interpretano, liberamente, e talvolta lasciano a casa documentazione rilevante ai fini della corretta interpretazione del risultato dell’esame qualunque esso sia).
E non è vero che era tutto normale: un pò di alterazioni – verosimilmente indipendenti dalla patologia neoplastica per cui viene a controllo – ci sono e, ovviamente, non posso pronunciarmi sull’eventuale evoluzione . . .
Che dire ?
Che si discute della privacy, e di chi deve avere accesso a quali dati, nel frattempo dice che c’è la crisi e si spendacciano, allegramente, soldi pubblici per esami troppo spesso inutili (e talvolta è colpa anche della sciatteria del paziente) . . .

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di posta elettronica certificata PEC avevo già parlato in questi articoli

Impara a conoscere il tuo battito

Un’alta percentuale di persone ignora come si effettua una misura di base come il controllo del battito, importante per verificare la presenza di potenziali aritmie. È quanto risulta da un’indagine condotta in Europa, come segnalato da Arrhythmia alliance, organizzazione internazionale non profit per il ritmo cardiaco, che ha lanciato la Settimana mondiale del ritmo cardiaco con la campagna Know your pulse – Impara a conoscere il tuo battito. L’obiettivo è duplice: far comprendere l’importanza del controllo delle proprie pulsazioni e insegnare come si misurano. Inoltre ci si propone di sensibilizzare medici e operatori sanitari sull’importanza di condurre regolari controlli del polso durante le visite ai pazienti per dare la massima attenzione alle aritmie. In ogni caso, «la rivoluzione sta nell’affidare a ciascuno di noi e non soltanto al medico il compito di interpretare i disturbi del proprio polso. Misurare la propria frequenza cardiaca è infatti un modo facile e veloce per identificare un problema al cuore che, se ignorato, potrebbe anche essere fatale» ha spiegato Riccardo Cappato, direttore del centro di Aritmologia clinica ed elettrofisiologia del Policlinico di San Donato Milanese, presidente della Società europea di aritmologia cardiologica e presidente di Associazione nazionale per le aritmie (Ana-Aritmie), l’associata italiana di Arrhythmia alliance. Secondo l’indagine citata, circa il 40% degli intervistati non misura regolarmente le proprie pulsazioni e il 70% non sa se sia a rischio o meno di malattie cardiache. Inoltre, circa il 60% di coloro che hanno misurato i propri battiti in passato non saprebbe come farlo nuovamente. D’altra parte, circa l’80% delle persone che ha partecipato all’indagine ritiene importante che i medici sottolineino ai propri pazienti l’importanza delle aritmie.

LA DIETA PIÚ TRENDY DEL 2010

Il nuovo metodo per dimagrire si chiama Ipnosi Attiva e viene promosso dall’Accademia Internazionale “Stefano Benemeglio” delle Discipline Analogiche che organizza nelle principali Città italiane seminari attraverso i quali è possibile imparare a consolidare la propria forza di volontà e rinunciare quindi ad alimentarsi in maniera non controllata.
«L’Ipnosi Attiva consente di affrontare la dieta senza sensazioni di privazione» spiega Stefano Benemeglio, secondo il quale la maggior parte delle persone rimane disorientata di fronte alla molteplicità di diete reclamizzate anche dai media e finisce per scegliere un regime alimentare sbagliato. «Eppure mantenersi in forma senza rinunciare ai piaceri della tavola è possibile: l’importante è avere un’alimentazione variata, perché la forma e il benessere generale si conquistano mangiando con raziocinio e senza troppe rinunce» conclude Stefano Benemeglio. E per attenuare la voglia di cibi grassi e prediligere gli alimenti più sani non c’è metodo più efficace dell’Ipnosi Attiva, un metodo che già ha riscontrato un numero crescente di consensi da parte di coloro che l’hanno utilizzata per smettere di fumare. L’Ipnosi Attiva si profila quindi come la dieta più trendy dell’estate 2010.

Probabilmente già sapete come la penso a riguardo: se ne avete idea leggete questo articolo pubblicato di recente

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