la Ccsvi (insufficienza venosa cerebro-spinale cronica) e l’angioplastica venosa nella sclerosi multipla meritano ulteriore attenzione

Un trattamento sicuro e potenzialmente capace di attenuare i sintomi di alcuni malati affetti da sclerosi multipla. Si tratta dell’angioplastica per il trattamento dell’insufficienza venosa cerebro-spinale cronica (Ccsvi), protagonista di una sperimentazione illustrata all’Annual Meeting della Society of Interventional Radiology in corso a San Francisco. Uno studio che sembra dar ragione all’italiano Paolo Zamboni dell’Università di Ferrara, che per primo ha collegato la Ccsvi alla sclerosi multipla.

I ricercatori americani, autori di uno studio su un centinaio di pazienti, riferiscono che l’esecuzione di un’angioplastica sulle vene del collo e del petto è un metodo sicuro e può essere efficace per trattare le anomalie venose nei pazienti con sclerosi multipla, alleviando i sintomi della malattia. “I nostri risultati sono importanti perché ci sono circa 400.000 persone affette da sclerosi multipla solo negli Stati Uniti”, ha spiegato Hector Ferral, radiologo interventista del NorthShore University HealthSystem di Evanston, Illinois. “Questi primi risultati mostrano che l’esecuzione di un’angioplastica può avere un impatto positivo sui sintomi degli individui affetti da sclerosi multipla e potrebbe anche essere un trattamento palliativo per migliorare la qualità di vita”.

“La nostra esperienza ha dimostrato che il 95% dei soggetti che abbiamo valutato soffriva di Ccsvi, a sostegno dell’idea che le lesioni venose sono comuni nei pazienti con sclerosi multipla”, ha detto Ferral. “Sulla base del programma di follow-up”, gli studiosi hanno concluso che le persone trattate non sono esposte a rischi mortali. Inoltre “abbiamo notato che l’angioplastica ha fornito un miglioramento dei sintomi nel 55% dei soggetti trattati“, ha aggiunto lo studioso. Il lavoro ha analizzato i risultati di 105 procedure eseguite in 94 pazienti con sclerosi multipla di età compresa tra 26 e 67 anni (35 uomini, 59 donne). In particolare, quasi il 60% dei soggetti con sclerosi multipla recidivante-remittente ha riferito un miglioramento dei sintomi. “Insomma, la Ccsvi merita ulteriore attenzione e una seria attività di ricerca”, ha concluso Ferral.

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