in morte di un collega: Stefano Ciatto

Lo sappiamo tutti, può succedere la tragica fatalità: eppure ti colpisce sempre tanto quando succede a qualcuno che conosci e ieri m’ha rattristato profondamente venire a conoscenza del suo passaggio.
Stefano Ciatto lo conoscevo essendo stato suo collaboratore per anni: muore, a 62 anni, per la classica tragica fatalità, un incidente automobilistico.
R.I.P.
Merita, sempre, riportare le cifre, impressionanti, dell’infortunistica stradale: Ogni giorno in Italia si registrano 598 incidenti stradali, 13 morti, 849 feriti.
Nel mondo gli incidenti stradali sono responsabili di 1,2 milioni di morti e 50 milioni di feriti ogni anno.
Gli incidenti della strada sono la prima causa di morte tra i 5 e i 29 anni

5 Risposte

  1. Stefano , la tua morte ci ha reso tutti orfani !

  2. Su tua segnalazione, Sabino, ho letto, da “laica”, l’articolo del dottor Ciatto sullo “scienziato-senatore Pdl” che denigra lo screening mammografico. Agghiacciante il modus operandi dei politici in temi delicati come questo. Ma colpisce davvero la straordinaria umanità del professore che con rigore e (rarissima!) piacevole ironia riesce a smantellare la stupida interrogazione, in modo comprensibile anche ai non addetti. Impareggiabile quando dice “Secondo tre ricercatori tedeschi (Heinrich Himmler, Rudolph Hess, e Alfred Rosenberg), quindi più autorevoli di due soli americani perchè in tre, la Bibbia è stata scritta in Germania, gli Ariani (Übermenschen = superuomini) provengono da Atlantide, Thule, Hyperborea, Shambala e dalla stella Aldebaran…”. Spero che altri possano continuare il suo lavoro, non solo scientifico ma anche intellettuale e civile.

  3. Una tragica fatalità è una noce di cocco che si stacca dalla palma proprio mentre ci passi sotto e ti stecchisce.
    Purtroppo gli incidenti stradali non sono tragiche fatalità, salvo quelli dovuti a malori. Non sono causa del fato, per la maggior parte sono causa di imperizia, imprudenza, negligenza nostra, umana, di noi che guidiamo. Che ci sentiamo immortali. Che pensiamo che non possa mai succedere a noi. E senza voler mancare di rispetto al Dr Ciatto e alla sua famiglia e agli amici, vorrei che almeno noi medici fossimo onesti, e non parlassimo di fatalità quando la tragedià è frutto di un comportamento pericoloso. Così come non parliamo di tragica fatalità nel caso delle cirrosi degli alcolisti e dei tumori polmonari dei fumatori. Sono terribili evenienze che però noi uomini spesso andiamo a cercare e non condanniamo abbastanza dentro di noi da smettere di incapparci. E lo dico soprattutto col cuore emozionato di figlia, pensando ai suoi figli, che si devono aggrappare all’idea di fatalità, per resistere, di persona che vive diagnosticando malattie, e che si è fatta un’idea di quanto siamo imprudenti, a volte, e quando ti succede la svista, è un attimo. E non si rimedia.
    Tante regole di una vita sana e prudente vengono trasgredite spesso da noi medici, che non diamo il messaggio di tenerci, in fondo, e perché dovrebbero farlo gli altri?
    Se dovessi riscrivere il suo messaggio, Dr Sabino, io ribalterei la frase che “gli incidenti stradali sono responsabili di 1,2 milioni di morti”… come se fossero un’entità malvagia e irrefrenabile, naturale, quasi, in “milioni di uomini sono responsabili di incidenti stradali…” e di varie morti, comprese le proprie e quelle di altri che, per “tragica fatalità”, che si chiama omicidio colposo, passavano di lì.
    Già il fato ci somministra sofferenze inaspettate per conto suo, almeno distinguiamo quando è il destino, la sfortuna, e quando ce le andiamo a cercare, o non facciamo abbastanza per evitarle. E senza condannare le persone, ma i comportamenti, cerchiamo di essere compassionevoli e solidali, ma senza dare falsi messaggi, almeno noi che siamo tutori della salute.
    B.S. Anatomopatologa

    • cara collega B.S.
      il corsivo ed il link rimandano a riflessioni del tutto sovrapponibili a quanto Lei afferma
      pari pari
      per cui la pensiamo uguale, la sua riflessione è la mia, di tempo fa peraltro . . .
      grazie per il suo commento, comunque

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