su Internet e tramite altri canali ho trovato nuove cure

internetl’articolo che leggo, stamattina, riporta il caso di una madre che ha deciso di NON curare suo figlio (7 anni) affetto da tumore al cervello affidandosi alla medicina tradizionale bensì di scegliere cure alternative.
C’è di mezzo, per complicar le cose, un divorzio non propriamente consensuale nonchè il giudice che le impone di curarlo mediante strategie terapeutiche efficaci.
Quale medico curerà con animo libero questo bimbo ?
Chi (dei colleghi che avranno in carico questo delicato caso) non si sentirà in dovere di tutelarsi attuando procedure di medicina difensiva ?

Riporto solo alcuni estratti, l’articolo integrale lo trovate sul fatto quotidiano
Io su Internet e tramite altri canali ho trovato nuove cure ed è mio diritto fidarmi di quello che mi dice il cuore
Se solo mio figlio dovesse soffrire, anche solo un minimo, denuncerò tutti. Se poi non dovesse sopravvivere almeno cinque anni come mi hanno promesso, li denuncerò nuovamente. Qui è in gioco il diritto di una madre a vedere felice il proprio figlio

Giusto per correttezza, per rammentare ai miei pochi lettori come stanno le cose: ricordate che internet può risultare, qualche volta, fuorviante e che anche la medicina alternativa può far danni, e danni gravi  . . . .

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Monossido di carbonio (CO): perchè si muore

leggo un articolo, disinformante, che afferma: Sarebbe deceduta per le perdite di monossido di carbonio di una bombola di gas bombola_gas

Ebbene, proprio no: monossido di carbonio (CO) è un gas incolore, insapore, inodore ed è un po’ più leggero dell’aria. Esso rappresenta l’inquinante gassoso più abbondante in atmosfera. Il monossido di carbonio si forma principalmente dalla combustione incompleta degli idrocarburi presenti in carburanti e combustibili. Quando la combustione avviene in condizioni ideali si forma esclusivamente anidride carbonica (CO2) mentre quando la quantità di ossigeno a disposizione è insufficiente, si forma anche il monossido di carbonio.  La tossicità del monossido di carbonio è dovuta alla sua capacità di legarsi con l’emoglobina del sangue in concorrenza con l’ossigeno, formando carbossiemoglobina (COHb),interferendo così sul trasporto di ossigeno ai tessuti. ed  inibendo il naturale processo di ossigenazione del sangue.  Concentrazioni elevatissime di monossido di carbonio possono anche condurre alla morte per asfissia:  se l’esposizione al monossido di carbonio viene interrotta, il monossido di carbonio combinato con l’emoglobina viene spontaneamente rilasciato in poche ore.

Quindi: la bombola di gas non contiene nè produce monossido di carbonio (CO) ma è l’impianto di riscaldamento, probabilmente difettoso, che lo produce e che – arrivando alla saturazione ambientale – può provocare la morte.

affidarsi ai privati comporta rischi

ma i nostri governanti, i tecnici che ci salveranno, sprezzanti del pericolo ai privati c’affideranno.
Da Internazionale in edicola, questa settimana.

Tito Boeri, su Internazionale  979 (14/20 dicembre 2012)

Tito Boeri, su Internazionale 979 (14/20 dicembre 2012)

solo UNA denuncia (in ambito sanitario) su 100 diventa effettiva condanna

medico-computer1il che significa che 99 denunce a medici, su 100, non vanno a buon fine ovvero i medici in questione NON sono condannati: parliamo del grave, serio problema della Medicina difensiva stimato in oltre una decina di miliardi l’anno.
Soltanto una denuncia ogni 100 contro i medici si traduce in reale condanna. È questo il dato che emerge, da una ricerca condotta dall’Istituto di medicina legale dell’Università Cattolica Sacro Cuore di Roma su dieci anni di attività della Procura, sulle denunce in ambito sanitario che Amami, associazione per i medici accusati di malpractice ingiustamente, presenterà al V Congresso nazionale dell’associazione, che aprirà a Roma il 14 dicembre. Un dato definito, in una nota dell’associazione, «shockante», dal momento che, si legge, si tratta di «un fenomeno che mette in crisi sempre di più i camici bianchi, perché ormai da troppo tempo si tende a cercare a tutti i costi un errore anche nei confronti medici che in realtà non hanno avuto nessuna mancanza, complicandone la situazione psicologica, mettendone in discussione la carriera e spingendo al ricorso alla medicina difensiva». Usando, per altro, vie legali inappropriatie: «Usare lo strumento penale come accade attualmente è scorretto» spiega Maurizio Maggiorotti, presidente Amami «non porta a nulla di fatto, come dimostrano i dati di questo studio, alimenta la medicina difensiva e la sfiducia nei medici da parte dei cittadini, con un allungamento dei tempi delle procedure penali che riguardano altri ambiti. Su questo fronte non siamo allineati con paesi dell’Unione europea dove, invece, si seguono procedure civili di risarcimento danni. Noi da 10 anni chiediamo l’istituzione del Fondo vittime dell’alea terapeutica, su modello francese, per l’indennizzo di pazienti vittime di complicanze incomprimibili e imprevedibili insite nelle cure». Lo studio, aggiunge Maggiorotti è «il primo che dimostra in modo concreto quanto percepito dalla Procura di Roma, e dalla procura di Venezia. In Italia non ci sono osservatori e non è obbligatorio segnalare questi casi, quindi finora sono mancati dati reali sul fenomeno». Il congresso, conclude il presidente Amami, «sarà occasione per affrontare questioni come le conseguenze del Decreto Balduzzi, in particolare dell’articolo 3, la disdetta della polizza di assicurazione dopo un’informazione di garanzia sebbene senza seguito».

malattie della tiroide: Campagna di prevenzione dei disturbi tiroidei in Val di Sieve e Valdarno

tiroide

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Ho partecipato alla ricerca condotta dalla Sezione Diagnostica delle Malattie Tiroidee di Careggi sul territorio della provincia fiorentina per identificare le zone a rischio: in quanto medico ecografista ho prestato la mia opera per una campagna di valutazione della prevalenza delle malattie tiroidee nei bambini di età scolare.

Le malattie della tiroide in Italia aumentano di numero ogni anno. Sono sempre più frequenti i pazienti che si scoprono portatori di un nodulo tiroideo o di una patologia funzionale tiroidea, che, alcune volte nasconde un tumore: quindi la sua precoce individuazione è importante per poterlo curare in modo radicale. A sostenerlo sono gli esperti della Sezione Diagnostica delle Malattie Tiroidee di Careggi che ricordano come le stime del Registro Italiano dei Tumori confermano un aumento dell’incidenza della patologia tumorale tiroidea.
‘Il tumore della tiroide è un tumore raro, ma è comunque il tumore endocrino più frequente: se, riconosciuto e identificato in tempo può guarire con un semplice intervento chirurgico’ – afferma il Dr. Riccardo Gionata Gheri, Responsabile della Sezione di Diagnostica invasiva e non invasiva delle Malattie Tiroidee di Careggi – ‘La prima manifestazione del tumore tiroideo è la presenza di un nodulo senza altri sintomi, magari scoperto per caso dal paziente stesso toccandosi il collo. Tuttavia di fronte a un nodulo tiroideo oggi con mezzi relativamente semplici e poco costosi si è in grado di sospettare la presenza di una lesione tumorale. Un esame del sangue, un’ecografia della tiroide e una semplice biopsia del tutto indolore permettono di fare diagnosi: e tutto questo può essere fatto nel giro di pochi giorni. Tuttavia – aggiunge Gheri – la prevenzione è la nostra arma più importante. Bisogna infatti ricordare che i noduli tiroidei sono l’espressione della carenza iodica che affligge la nostra popolazione: per questo correggere la carenza iodica fino da ragazzi può aiutare a ridurre drasticamente il numero dei noduli tiroidei e, in generale, di tutta la patologia tiroidea che poi si esprimerà nella popolazione adulta’.
Nell’ambito della Prima Settimana Nazionale di Informazione sulla Chirurgia della Tiroide (19-23 febbraio), promossa da ESES, European Society of Endocrine Surgeons, con il Patrocinio del Ministero della Salute, dell’Associazione Italiana della Tiroide, della SIMG, Società Italiana di Medicina Generale, della SICE, Società Italiana di Chirurgia Endoscopica e di Cittadinanzattiva – Tribunale per i Diritti del Malato, il gruppo di endocrinologi fiorentini coordinati dal Dott. Gheri dell’Azienda Careggi ha deciso di sviluppare un’azione di prevenzione studiando il problema della carenza iodica nella popolazione della provincia di Firenze. Si è così realizzato un’importante sinergia fra gli esperti di Careggi, quelli dell’Azienda Sanitaria di Firenze, le autorità scolastiche e la Società della Salute del Sud Est Fiorentino. Per tale motivo anche quest’anno (come è già avvenuto negli scorsi anni) si sta svolgendo una ricerca sui ragazzi delle scuole medie volta a valutare il grado di carenza di iodio e i suoi effetti. Negli anni passati sono stati studiati circa 800 giovani della Val di Sieve e del Valdarno. I dati scientifici ottenuti sono stati discussi in un Simposio Internazionale svoltosi a Firenze a dicembre passato, grazie al generoso contributo della “Fondazione Romualdo Del Bianco”, che ha visto la partecipazione di esperti venuti da 7 diversi paesi dall’Europa Centrale e dell’Est.
In questi giorni è in corso una valutazione su circa 1200 ragazzi del Chianti fiorentino e di Bagno a Ripoli, cercando così di realizzare una vera e propria mappatura delle zone di rischio endemico di carenza di iodio della provincia fiorentina. Tutti i ragazzi vengono sottoposti a una visita di screening tiroideo, al dosaggio di iodio nelle urine e a una valutazione ecografica (resa possibile dalla generosità di ESAOTE – Firenze).
L’individuazione di queste zone di carenza iodica permetterà di migliorare le strategie per la correzione della carenza stessa, grazie anche alla recente legge che ha introdotto la vendita del sale iodato. Nel contempo questa ricerca individua anche i ragazzi che già presentano una patologia tiroidea, permettendo così un precocissimo inizio del percorso terapeutico.

corso ECM FAD “Acqua e sodio: i fondamentali della vita”

Acqua e sodio: i fondamentali della vita – sono disponibili gli ultimi posti per il corso ECM FAD “Acqua e sodio: i fondamentali della vita”, realizzato con l’egida FADOI e un unresctricted grant di Otsuka Pharmaceutical Italy S.r.l..

Il corso è gratuito ed è rivolto agli specialisti in medicina interna, interessati agli argomenti correlati all’iponatremia.

Per accedere al corso è sufficiente collegarsi all’indirizzo http://t.contactlab.it/c/2002631/2694/39339971/3853?i=501498971&u=http://fad-iponatremia.ecm33.it

registrarsi alla comunità Medikey o, se già registrati, digitare le proprie credenziali di accesso.

Il corso sarà disponibile on line fino al 31 Dicembre 2012.

Il superamento del test finale permetterà di conseguire 6 CREDITI ECM validi per il 2012.

Per ulteriori chiarimenti scrivere a: fad-iponatremia@ecm33.it

Un milione di malati Greci curati dalle Ong

riporto, integralmente, l’articolo di Repubblica (lunedì 26 novembre 2012, pagina 19) di Livini Ettore

Catastrofe umanitaria innescata dai tagli alla Sanità
Introvabili oltre 100 medicinali di prima necessità, bloccati i rifornimenti dall’estero

Helena Dimitriadis e il suo bel pancione («di sett emesi, due gemelli!») oggi ce l’hanno fatta. «I novecento euro da pagare per esami e parto non ce li ho», si scusa lei. Così stamattina si è alzata alle 6.30, ha preso il tram dal Pireo e adesso è in pole position («devo fare la flusso-metria doppler») tra i fantasmi della sanità greca in coda sotto il tiepido sole ateniese davanti alla porta dell’ospedale di Doctors of the World, ad Atene. Il serpentone umano dietro di lei è colorato elungo. Duecento persone in paziente attesa di un a visita o di una vaccinazione gratuita nella clinica della Ong, l’avamposto di quegli 1,2 milioni di “dannati” che — per il solo peccato di essere disoccupati da più di un anno in Grecia (e in Europa) — hanno perso il più elementare dei diritti: quello alla salute. Un esercito invisibile senza mutua, cure e medicinali se non a pagamento. «Vede la gente là sotto? — dice amaro dal suo studio Nikitas Kasaris, responsabile di Doctors of the World—. E’ una catastrofe umanitaria. Ogni giorno la coda è più lunga. Siamo sull’orlo delcracsociale». LaTroika ha acceso i fari sulla tragedia del bilancio ellenico. Ma lontano dai riflettori della crisi finanziaria «si sta consumando una tragedia silenziosa» dove i danni non si contano in euro ma in vite umane. Soldi, nel paese, non ce ne sono più. «Ed essere poveri e malati nella Grecia di oggi è un’Odissea», assicura quello che qui tutti chiamano l’angelo di Atene. L’austerity ha costretto il governo a ridurre da 15 a 11,5 miliardi in tre anni i fondi perla sanità. Obiettivo ufficiale: ridurre gli sprechi in un sistema dove per farsi operare bisognava pagare una “falekaki” (alias mazzetta) tra 150 e 7.500 euro (dati Transparency International) e dove le forniture ospedaliere costavano quasi il doppio del resto dell’Europa. I risultati sono stati però differenti. «Abbiamo innescato una bomba ad orologeria pronta a scoppiare», dice Katerina Kanziki, 25enne infermiera volontaria alla clinica di Psiri. «Le nostre farmacie hanno finito le scorte di 100 medicinali di prima necessità tra cui insulina e ipertensivi» ha annunciato venerdì l’associazione panellenica di settore. «Abbiamo esaurito gli anti-retrovirali per i malati di Aids enon ci sono soldi per ordinarli», hanno scritto al ministero della salute i medici dello Tzaneio al Pireo. «Noi siamo senza siringhe, guanti chirurgici e coto ne per op erare la gente», snocciola Thomas Zelenitas, rappresentante dei dipendenti dell’ospedale Geniko Kratico. Appelli destinati a cadere nel vuoto: lo Stato versa in ritardo di mesi gli stipendiai medici e molte multinazionali (la Merck l’ha fatto persino con un anti-cancro) hanno sospeso o rallentato le forniture di farmaci perché la Grecia, in arretrato di 2 miliardi, non onora i suoi debiti sanitari. Il risultato è scontato: festeggiano virus e parassiti (nell’Est dell’Attica è ricomparsa dopo decenni una forma endemica di malaria) e pagano i più deboli. «Tre anni fa da noi venivano solo immigrati—calcola Kasiris. Oggi il 50% dei pazienti di Doctors of the World è greco». Christos Kasirs, appoggiato al suo bastone di ciliegio di fronte alla farmacia di piazza Dragatsaniou ad Atene, è una delle vittime collaterali di questo disastro. «Guardi qua — borbotta aggrottando le sopracciglia bianche— 75 euro per 12 pastiglie». Lui degli antiartritici non può fare a meno («senza, non riesco nemmeno ad alzarmi dalla poltrona…». Il problema è che la ricetta della mutua che ha in tasca ècarta straccia. Il governo non rimborsa le farmacie. E loro, per rappresaglia, fanno pagare il prezzo pieno ai clienti. «Non ho scelta! — dice Maria Hatzid i mitriou, farmacista con i capelli rossi e gli occhi color ghiaccio che ha fatto strapagare gli antiartritici aChristos—. Cosa crede? Spiace anche a me. E a chi ha bisogno davvero facciamo credito. Lo Stato mi deve 40mila euro. Se va avanti così, chiudo». Come è successo a cento suoi colleghi che negli ultimi mesi si sono visti sequestrare il negozio dalle banche. «E’ vero, le cose vanno male. Ma stiamo provando a rimettere in piedi un sistema al collasso — dice dal suo ufficio vista Egeo Michael Theodorou, numero uno di Evangelismos, l’ospedale più grande del Paese—. Guardi i nostri conti: nel 2009 spendevamo 157 milioni l’anno, oggi siamo a 113 senza aver tagliato servizi e qualità». Un miracolo? No, basta andar giù di forbice dove gli sprechi sono più evidenti. «Fino a tre anni fa il corpo medico prescriveva i farmaci più costosi e incassava sottobanco le mance delle compagnie farmaceutiche», racconta in corridoio uno dei più noti fisioterapisti dell’istituto. Oggi si comprano i medicinali on line, privilegiando i generici, e i risultati si vedono: «Il costo dei farmaci è crollato in due anni da 39 a 26 milioni malgrado i pazienti siano cresciuti de120%», conferma Theodorou. Peccato non sia bastato a de *** bellare i “furbetti della corsia”. «Che devo fare? Mi hanno ridot to lo stipendio da 1.300 a900 euro — ammette un pediatra dell’ospedale — e ho il mutuo da pagare. Non ho scelta, curo in nero molti più pazienti di prima!». Vecchia storia. Quando gli agenti del fisco di Atene hanno passato ai raggiXi 150 primari di Kolonald, il quartiere più elegante della capitale, hanno scoperto — senza sorprendersi più di tanto—che più della metà dichiarava meno di 30mila euro l’anno. Pagassero le tasse pure loro, forse i gemelli di Helena potrebbero dawero sperare di vivere in un Grecia migliore di questa.

I numeri
La Troika ha imposto che le spese per la Sanità scendano da 15 miliardi a 11,5 miliardi in tre anni
Merck e le altre società farmaceutiche vantano crediti con Atene per oltre 2 miliardi di euro 30 mila
Attività in nero prospera anche tra i medici: i primari di Atene denunciano meno di 30 mila euro di reddito

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