solo UNA denuncia (in ambito sanitario) su 100 diventa effettiva condanna

medico-computer1il che significa che 99 denunce a medici, su 100, non vanno a buon fine ovvero i medici in questione NON sono condannati: parliamo del grave, serio problema della Medicina difensiva stimato in oltre una decina di miliardi l’anno.
Soltanto una denuncia ogni 100 contro i medici si traduce in reale condanna. È questo il dato che emerge, da una ricerca condotta dall’Istituto di medicina legale dell’Università Cattolica Sacro Cuore di Roma su dieci anni di attività della Procura, sulle denunce in ambito sanitario che Amami, associazione per i medici accusati di malpractice ingiustamente, presenterà al V Congresso nazionale dell’associazione, che aprirà a Roma il 14 dicembre. Un dato definito, in una nota dell’associazione, «shockante», dal momento che, si legge, si tratta di «un fenomeno che mette in crisi sempre di più i camici bianchi, perché ormai da troppo tempo si tende a cercare a tutti i costi un errore anche nei confronti medici che in realtà non hanno avuto nessuna mancanza, complicandone la situazione psicologica, mettendone in discussione la carriera e spingendo al ricorso alla medicina difensiva». Usando, per altro, vie legali inappropriatie: «Usare lo strumento penale come accade attualmente è scorretto» spiega Maurizio Maggiorotti, presidente Amami «non porta a nulla di fatto, come dimostrano i dati di questo studio, alimenta la medicina difensiva e la sfiducia nei medici da parte dei cittadini, con un allungamento dei tempi delle procedure penali che riguardano altri ambiti. Su questo fronte non siamo allineati con paesi dell’Unione europea dove, invece, si seguono procedure civili di risarcimento danni. Noi da 10 anni chiediamo l’istituzione del Fondo vittime dell’alea terapeutica, su modello francese, per l’indennizzo di pazienti vittime di complicanze incomprimibili e imprevedibili insite nelle cure». Lo studio, aggiunge Maggiorotti è «il primo che dimostra in modo concreto quanto percepito dalla Procura di Roma, e dalla procura di Venezia. In Italia non ci sono osservatori e non è obbligatorio segnalare questi casi, quindi finora sono mancati dati reali sul fenomeno». Il congresso, conclude il presidente Amami, «sarà occasione per affrontare questioni come le conseguenze del Decreto Balduzzi, in particolare dell’articolo 3, la disdetta della polizza di assicurazione dopo un’informazione di garanzia sebbene senza seguito».

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