ci fanno la cresta / sulla salute non si scherza

uno dei commenti che ho sentito e che la dicono lunga sul sentire comune: è la dicotomia che ci dilania ovvero devo far fare una lunga lista di esami (perchè potrebbe avere una lunga serie di patologie: più ne faccio fare, più avrò possibilità di scoprirne) o devo bilanciare l’intervento orientando solo sul percorso più logico e ragionevole ed appropriato ?
E’ il baratro della medicina difensiva, (non) se ne parla durante Il Geco, di Mario De Santis e Benny, trasmissione radiofonica andata in onda su radio capital il 18-02-2013: potete ascoltare le riflessioni dei giornalisti ed i vari interventi degli ascoltatori cliccando qui

Cartelle elettroniche: indagine Usa le mette in discussione

premessa: come in tutte le attività umane, se io campo vendendo cartelle cliniche elettroniche (GE, Cerner Corporation) avrò dati e studi a supporto dell’utilità di tale prodotto . . .
Io continuo a credere che sarebbero un gran passo avanti nell’evitare sprechi e razionalizzare il controllo sanitario delle persone.

carta sanitaria elettronica Toscana

carta sanitaria elettronica Toscana

Le cartelle cliniche elettroniche erano state annunciate pochi anni fa come strumento innovativo in grado di abbattere costi e offrire decisi miglioramenti nella gestione dei pazienti da parte di medici e strutture ospedaliere. Ma le promesse non sarebbero state mantenute, stando a una recente indagine condotta negli Stati Uniti dalla Rand Corporation, i cui risultati sono stati pubblicati sulla rivista accademica Health Affairs e poi ripresi dal New York Times. Era stata la stessa Rand Corporation, la nota think tank statunitense, che nel 2005 aveva espresso previsioni molto ottimistiche di una crescita esplosiva dell’industria delle cartelle mediche elettroniche e, dopo un’indagine sponsorizzata da alcune aziende attive nel settore, come General Electric e Cerner Corporation, aveva incoraggiato il governo degli Stati Uniti a incentivare con milioni di dollari gli ospedali e i medici disposti a riconvertire gli archivi cartacei. «Non abbiamo raggiunto i benefici sperati in termini di produttività e qualità», afferma Arthur L. Kellermann, uno degli autori di questa seconda indagine. Benefici notevoli si sono invece avuti nei guadagni di aziende come la Cerner, che dal 2005 a oggi ha triplicato il fatturato. La spesa sanitaria degli Stati Uniti è salita nel frattempo a 800 miliardi di dollari e le cause non sono certo imputabili alla mancata rivoluzione delle cartelle cliniche elettroniche. L’idea è comunque buona, secondo gli esperti della Rand, ma i sistemi attualmente in uso non sono adeguati e non permettono una condivisione dei dati tra archivi diversi e tra medici e pazienti. In ogni caso, «la tecnologia offre solo degli strumenti: il sistema di cartelle cliniche elettroniche può contribuire a una maggiore efficienza, ma può anche essere utilizzato in modo improprio». Uno dei timori è che questi software rendano più facili a medici e ospedali fatturare per servizi che non hanno offerto e anche Medicare, l’agenzia che gestisce il programma federale di assicurazione sanitaria pubblica, sta indagando su possibili abusi.

pensare alla grande ovvero della medicina personalizzata

Molti farmaci non funzionano, ovvero sono inutili.
E su questo noi medici, i medici che hanno potere prescrittivo, dovremmo far esame di coscienza.
Ma c’è chi intravede un campo di investimento: la medicina personalizzata in cui ti curo come il tuo DNA mi suggerisce di fare, risparmiando, peraltro, tanti bei soldini  . . . .
E’ il futuro, ipertecnologico, della cura del paziente ?
E’ un tentativo di speculazione che va, sagacemente (per chi è a caccia di profitti sicuri), a scavare in un terreno fertile (l’ansia di non voler morire) ?

il collasso del sistema sanitario nazionale in 5 anni

la sede del congresso ASIAM a Firenze

è quanto, in risposta ad un quesito di uno dei partecipanti alle giornate mediche Fiorentine 2012, preconizza Luca degli Esposti, economista, che ha parlato di Aderenza al trattamento, target terapeutico e sostenibilità economica nel paziente ipercolesterolemico.
Al tempo della pubblicazione del decreto Balduzzi, che riordina e razionalizza il sistema sanitario nazionale SSN, è un’affermazione piuttosto pesante.
Sarà bene ricordare cosa si dice, del passaggio alla forma privatistica dell’assistenza sanitaria, negli USA dove ben sanno cosa significa.

Bella la sede (Seminario Arcivescovile Maggiore – Lungarno Soderini, 19 – Firenze), interessanti gli incontri e le discussioni ma si va via e si chiude la domenica con un pò di amaro in bocca: le cose stanno cambiando e direi, in generale, non per il meglio.
Leggete questa ordinaria storia di precariato e ditemi se c’è da star allegri . . .

ASIAM ha organizzato le Giornate Mediche Fiorentine, 16-18 novembre 2012; 13 crediti ECM

su Internet prima che dal medico

quasi il 44% degli italiani si informa su Internet prima di rivolgersi al medico curante: più di 2 su 5 quando devono affrontare un problema di salute  in prima battuta si rivolgono a ‘dottor Google’.   E’ uno dei dati emersi da un sondaggio condotto online dalla neonata Associazione Peripato, in collaborazione con Corriere.it. L’associazione, presieduta dallo pneumologo Sergio Harari, ha proprio l’obiettivo di contrastare lo strapotere del web facendo cultura. Ma anche promuovendo una medicina più ‘umana’, fatta di contatto diretto tra il medico e il suo paziente.
La relazione medico-paziente è giudicata buona dal 34,5% di chi ha risposto al questionario in 7 domande, il 44% ritiene il rapporto parzialmente soddisfacente e il 22% – più di una persona su 5 – lo boccia come “per nulla soddisfacente”. Un terzo dei partecipanti, inoltre, si dichiara insoddisfatto del tempo che il medico dedica loro. Per il 38% la medicina di oggi e del futuro dovrebbe puntare sulla formazione del medico al contatto umano. Una voce, quest’ultima, che si classifica al pari dei “maggiori investimenti nella ricerca” (38%), ancora più importante degli “strumenti diagnostici più innovativi” (27%).

Informatevi pure ma ricordatevi che si posson prendere delle solenni cantonate . . .

in morte della convenzione

ecografia: addio ai centri convenzionati

ricevo alcuni articoli, a conferma di quanto pubblicato qualche giorno fa: in regione Toscana si sta seriamente pensando (hanno già deciso?) di azzerare le attività esterne di diagnostica convenzionata.
In pratica tutti gli esami potranno esser effettuati a tariffe SSN (qualcuno, di quelli che ne fruiscono, s’è per caso reso conto che in tanti casi l’utente paga più di quanto la regione stessa corrisponde all’istituto che eroga la prestazione? ) solo presso strutture pubbliche. I centri convenzionati SSN potranno continuare a lavorare solo in forma privata (il cittadino paga la prestazione per intero): parliamo di un milione di prestazioni annue erogate in convenzione presso strutture convenzionate e accreditate con il SSN in Toscana.
NdS e mi ripeto: molti stanno già pagando per intero, pensando di pagare solo la quota ticket che vorrebbe dire una compartecipazione al costo – un tempo più elevato – della prestazione sanitaria.
Oggi, con l’abbattimento delle tariffe di diagnostica sanitaria di un paio d’anni fa ed il rialzo delle quote ticket di compartecipazione, si può spendere fino a 58 euro – se in fascia di reddito alto – per un esame che la regione prezza a poco più di 40 euro.
Ah, siccome il ribasso tariffario di qualche anno fa non è, evidentemente bastato, preparatevi al low cost sanitario . . . .
su Repubblica Firenze, unita’ Toscana, il Tirreno, Corriere Fiorentino gli approfondimenti
vien da pensare che siamo, un pochino, più vicini alla Grecia . . .

dubbi su check-up di routine, non sempre davvero utili

I check-up non evitano di incorrere in malattie gravi come il tumore o le patologie cardiache, né riducono la mortalità di chi vi si sottopone. E’ quanto emerge da una revisione sistematica degli studi disponibili pubblicata dai ricercatori della Cochrane Collaboration sulla ‘Cochrane Library’. Questi risultati mettono in guardia sull’offerta di controlli di salute generali come parte di programmi di sanità pubblica.
In alcuni Paesi, “i controlli di salute generali sono offerti come parte della normale pratica medica. Sono considerati un modo per ridurre la mortalità e le malattie – spiegano gli studiosi – perché permettono la diagnosi ed eventualmente il trattamento precoci”. Traducendosi alla lunga in un risparmio del denaro pubblico.Esami-del-sangue
Ci sono potenziali implicazioni negative: per esempio la diagnosi e il trattamento di condizioni che non si sarebbero manifestate con alcun sintomo o che non avrebbero portato ad una riduzione dell’aspettativa di vita. I ricercatori hanno basato le loro conclusioni su 14 sperimentazioni cliniche che hanno coinvolto oltre 182.000 partecipanti. Tutti gli studi hanno diviso i partecipanti in almeno due gruppi: uno nel quale i partecipanti erano stati invitati ad eseguire controlli di salute generali e l’altro in cui i soggetti non effettuavano alcun controllo.

Solo pochi studi hanno valutato il numero di nuove diagnosi associate allo svolgimento dei check-up: in un caso il controllo di salute ha portato ad un generale aumento del numero di diagnosi. Un altro studio riporta che le persone sottoposte a controlli di salute generali avevano più probabilità di incappare in una diagnosi di pressione alta o di colesterolo alto rispetto alle altre. Infine, in altri tre studi, nelle persone sottoposte a check-up sono state identificate un gran numero di anomalie. Tuttavia, sulla base di nove studi durante i quali si sono verificati 11.940 decessi, i ricercatori non hanno trovato nessuna differenza a lungo termine tra il numero di decessi nel gruppo sottoposto a check-up e in quello che non effettua i controlli.

Questo “sia in generale che specificamente per cancro o malattie cardiache”. Altri esiti sono stati poco studiati, ma le ricerche suggeriscono che l’offerta di controlli di salute generali “non abbia alcun impatto sul numero di ricoveri ospedalieri, sulla disabilità, sul livello di preoccupazione, sul ricorrere a visite specialistiche, o in generale a visite mediche aggiuntive o sul tempo di assenza dal lavoro“.

E quindi: gli esami del sangue ogni anno (il cosiddetto controllo di routine) sono inutili ?
Direi che se, come i CochraneS affermano, alla fine si muore uguale a quelli che non li hanno fatti, si !

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