assenteismo e malattia: protesta contro il Decreto Legge 112 del 25 giugno 2008 “Decreto Brunetta”

I dipendenti dell’ex ministero della Salute scrivono al ministro della Funzione Pubblica, Renato Brunetta. Una montagna di lettere, circa 2.500, in cui ognuno contesta “la perdita del ruolo del ministero, i tagli al personale, le drastiche riduzioni salariali previste dal decreto Tremonti e il totale abbandono del personale precario”. Ma soprattutto, rifiutano l’appellativo di fannulloni. I dipendenti dell’ex ministero della Salute, che nella giornata di ieri hanno organizzato un sit-in di protesta davanti a Palazzo Montecitorio, dicono no anche alle recenti novità annunciate da Brunetta per combattere l’assenteismo nel pubblico impiego. “Le ricordo – scrive ogni dipendente nella lettera, il cui contenuto è uguale per tutti – che sono anni che subisco decurtazioni del mio stipendio per le assenze dal servizio e anche le famigerate visite fiscali non sono per me una novità. L’unica novità è che oggi, se devo sottopormi a una visita medica, oltre al pagamento del ticket, vedrò tagliato il mio ricco stipendio giornaliero di una consistente parte di salario che arriva fino ad oltre il 30 per cento e, inoltre, sarò costretto agli ‘arresti domiciliari’ potendo comprare, se necessario, le medicine, il pane e il latte solo nell’orario di chiusura dei negozi”.

sul Decreto Legge 112 del 25 giugno 2008 “Decreto Brunetta”  leggi anche
circolare del ministro
articolo 71
circolare esplicativa sulla certificazione assenza malattia
articolo da il sole 24 ore
alcune considerazioni contro
invalidità civile

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Decreto Legge 112 del 25 giugno 2008 “Decreto Brunetta” alcune considerazioni “contro”

dal sito del Senatore Pietro Ichino riporto un articolato intervento contro il decreto Brunetta  Decreto Legge 112 del 25 giugno 2008.
Leggi anche le precisazioni contenute nella circolare esplicativa del decreto.

Assenteismo: maxi-tagli in busta paga nei primi 10 giorni di malattia

articolo di Gianni Trovati da il Sole 24 ore
Arrivano anche per i 500mila dipendenti di Regioni ed enti locali le prime indicazioni operative sul taglio agli stipendi nei primi 10 giorni di malattia, disposto dall’articolo 71 del Decreto Legge 112 del 25 giugno 2008 “Decreto Brunetta”. Le conseguenze non sono positive per gli interessati, e la misura si rivela più incisiva del previsto.
Rispondendo al quesito di un’amministrazione, punta dell’iceberg di pressioni sindacali che si sono attivate negli enti locali, l’Aran ha messo nero su bianco un elenco di 12 voci stipendiali colpite dalla stretta antiassenteismo, in cui rientrano anche indennità di comparto, retribuzione di posizione e di risultato dei titolari di posizione organizzativa, cioè dei dipendenti di categoria D che in virtù di un incarico a termine svolgono mansioni tipiche di un livello superiore, e indennità di direzione e staff per il personale dell’ex ottava qualifica funzionale. Tutte queste voci, insieme con le remunerazioni più specifiche ( turno, orario notturno e tempo potenziato), rientrano nello stop imposto nei primi dieci giorni di malattia dal Dl 112, che salva solo il «trattamento fondamentale».

certificato di malattia

Di quest’ultimo capitolo fanno parte solo stipendio tabellare, tredicesima e progressione orizzontale che, in quanto «forma di carriera esclusivamente retributiva», di fatto si traduce in un aumento del tabellare. Salvi, ma assai più rari, sono anche le retribuzioni individuali di anzianità precedenti alla scomparsa degli scatti a fine anni ’80 e gli eventuali assegni ad personam nati dall’esigenza di mantenere la retribuzione individuale di chi prima occupava posti meglio pagati.
Nella divisione operata dall’Aran,quindi,il confine del trattamento fondamentale esclude l’indennità di comparto, che a una prima lettura della norma alcuni osservatori avevano ritenuto esente dalla stretta. L’indennità, creata nel 2004 (articolo 33 del contratto nazionale del 22 gennaio), nasce per allineare gli stipendi dei dipendenti di Regioni ed enti locali a quelle dell’altro personale pubblico, e quindi è una voce fissa che riguarda tutti (varia dai 390 ai 623 euro all’anno a seconda della categoria). L’Aran, nella sua attività di interpretazione univoca del dettato contrattuale (articolo 45, decreto legislativo 165/2001), la colloca fra i compensi che devono remunerare le «particolari condizioni di rischio o di disagio » della prestazione lavorativa, e quindi fuori dal recinto sicuro del trattamento fondamentale.
Ancora più consistente il bottino della retribuzione dedicata ai titolari di posizione organizzativa, che oscilla da 5.164 a 16mila euro annui, accompagnata da un bonus ulteriore tra il 10% e il 30% risultato. Evidente, in questo caso, il collegamento di tali compensi alle «particolari condizioni» che connotano il trattamento accessorio. Il taglio di queste due voci è quello che garantisce l’effetto sulle buste paga dei dirigenti. Il rigore targato Aran sulle conseguenze in Regioni ed enti locali della misura antiassenteismo arriva all’indomani dell’allarme lanciato dai docenti di scuola sulla stessa norma ( si veda «Il Sole 24 Ore» del 15 luglio 2008). Ma anche nei Comuni il personale legato alla scuola non ha di che rallegrarsi, perché le indennità previste per educatori degli asili nido, insegnanti delle materne ed elementari, docenti di sostegno (dipendenti degli enti locali) operanti nelle scuole statali e docenti dei centri di formazione professionale rientrano nelle voci sforbiciate dall’assenza.

Leggi anche il post sull’articolo 71 del Decreto Legge 112 del 25 giugno 2008 “Decreto Brunetta”

Leggi anche il post sulla circolare esplicativa del Decreto Legge 112 del 25 giugno 2008 “Decreto Brunetta”

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