mangiare cioccolata due volte a settimana fa dimagrire

Secondo uno studio dell’University of California di San Diego, pubblicato sulla rivista Archives of Internal Medicine, mangiare frequentemente, almeno due volte a settimana, la cioccolata aiuterebbe a ridurre il Bmi Body Mass Index o Indice di Massa Corporea. Il mondo scientifico ha già scoperto molti dei benefici (leggi tutti gli articoli, già pubblicati su questo blog, in relazione al cioccolato) per la salute nascosti nel cacao. Ad esempio è d’aiuto nei soggetti con la pressione alta, in chi ha una sensibilità all’insulina o livelli alti di colesterolo. Ma ora lo studio americano ha dimostrato che l’assunzione frequente di cioccolata è legata a un abbassamento del valore del Bmi.

La ricerca ha monitorato 1.018 uomini e donne in salute e senza malattie cardiovascolari, diabete o alti livelli di colesterolo ‘cattivo’. I partecipanti, età media 57 anni, per il 68% uomini e con Bmi medio di 28 (indice di leggero sovrappeso), hanno consumato la cioccolata per due volte alla settimana e allo stesso tempo hanno svolto anche attività fisica per circa tre volte. I ricercatori hanno quindi misurato il valore di Bmi in 972 soggetti, osservando che “chi ha consumato il cacao con più frequenza, due volte a settimana, presentava un più basso valore del Bmi rispetto a quelli che ne consumavano di meno”.

Beatrice A et al
Association Between More Frequent Chocolate Consumption and Lower Body Mass Index
Arch Intern Med. 2012;172(6):519-521. doi:10.1001/archinternmed.2011.2100

la cioccolata riduce l’incidenza di malattie cardio-metaboliche

la revisione della letteratura scientifica (114 009 soggetti) dimostrerebbe che l’assunzione di cioccolato ridurrebbe il rischio di malattie cardio-metaboliche (diabete, cardiopatia ischemica, malattie cardiovascolari, ictus cerebrale).
Ovviamente, come quasi sempre in questi casi, si suggerisce che ulteriori studi sono necessari per averne la certezza.

Ne saranno contenti i miei amici maitre chocolatier . . .

BMJ 2011; 343:d4488 doi: 10.1136/bmj.d4488 (Published 29 August 2011)

vuoi restar sveglio ? mangia cioccolato (fondente) !

cioccolato bianco

Alcuni si chiedono se il cioccolato possa avere l’effetto collaterale di impedire il sonno a causa della caffeina in esso contenuta; la quantità di caffeina varia a seconda del tipo: quaranta grammi di cioccolato al latte Hershey, per esempio, ne contengono nove milligrammi, circa il triplo di una tazza di caffè decaffeinato.
Una barretta di cioccolato fondente, invece, ne ha molta di più, ossia una trentina di milligrammi, quasi quanto una tazza di tè.
Il cioccolato fondente, consumato a tarda notte, potrebbe avere qualche effetto stimolante e costringervi a contare molte pecore.

Il cioccolato, inoltre, contiene altre sostanze stimolanti. Una è la teobromina, il composto che lo rende pericoloso per cani e gatti perché lo metabolizzano molto lentamente. La teobromina, che accelera il battito cardiaco e causa l’insonnia, si trova in piccole quantità soprattutto nel cioccolato fondente.
La National sleep foundation consiglia di evitarlo – con caffè, tè e bibite zuccherate – prima di andare a letto.

Un’alternativa c’è: il cioccolato bianco non contiene teobromina e ha pochissima caffeina.

Anahad O’ Connor per Internazionale, numero 895, 29 aprile 2011

cioccolato fondente: può aiutare a combattere l’ipertensione

sembrerebbe, a meno di smentite successive, che un pò di buon cioccolato fondente possa aiutare a combattere l’ipertensione; ovviamente associato alle ben note buone norme di vita ed alimentazione: non correte a rimpinzarvi di cioccolato e, sopratutto, sceglietelo buono !!!

Egan BM et al
Does dark chocolate have a role in the prevention and management of hypertension?: commentary on the evidence.
Hypertension. 2010 Jun;55(6):1289-95. Epub 2010 Apr 19.
Several open-label studies reported that dark chocolate lowered BP among volunteers with a wide range of ages and baseline BPs. These studies suggest that dark chocolate could be useful for the prevention and management of hypertension in a broad segment of the population.

una tazza di buon cioccolato

può aver effetti più rilevanti dell’ultimo, innovativo, farmaco appena partorito dalla ricerca scientifica ?
In alcuni casi si!
Leggere questo brevissimo articolo fa riflettere su quella particolare sfera dell’attività medica in cui curare non è più possibile (mi riferisco a curare nell’ottica di guarire) ma diventa solo un prendersi cura – ad esempio somministrando del buon cioccolato in tazza (o un preparato simile, nella locale cultura) – della persona, sapendo che la sorte è segnata.
Lim Rui Chun Sean
A Cup of Hot Chocolate
Journal of Palliative Medicine. June 2010, 13(6): 775-775. doi:10.1089/jpm.2009.0419.

Leggete anche l’articolo di Atul Gawande che affronta lo stesso problema ed il bel libro di Carl-Henning Wijkmark che suggerisco in questo altro articolo.

IL CIOCCOLATO PUO’ RIDURRE I SINTOMI DELLA SINDROME DA STANCHEZZA CRONICA

Gustare una piccola porzione di cioccolato fondente tre volte a settimana, aiuterebbe a ridurre i sintomi della sindrome da stanchezza cronica: lo affermano i ricercatori della University of Hull (Gran Bretagna) in uno studio pubblicato su Nutrition Journal.
La ricerca è stata condotta su dieci pazienti affetti da una grave forma di sindrome da stanchezza cronica, ai quali è stato chiesto di mangiare 15 grammi di cioccolato fondente a giorni alterni per otto settimane e, dopo un periodo di sospensione, di assumere un altro snack – contenente una quantità inferiore di cacao ma dal sapore molto simile al primo. Al termine dell’esperimento, è emerso che durante il periodo di assunzione del cioccolato fondente i soggetti avevano riportato un notevole miglioramento, manifestando una riduzione di stanchezza, depressione e ansia. Tuttavia, gli studiosi hanno anche rilevato che le condizioni dei pazienti sono man mano peggiorate durante la fase di consumo del secondo prodotto.

Thozhukat Sathyapalan et al
High cocoa polyphenol rich chocolate may reduce the burden of the symptoms in chronic fatigue syndrome
Nutrition Journal 2010, 9:55doi:10.1186/1475-2891-9-55

cioccolato, latte, caffè: la colazione dei ‘cervelloni’

Cioccolata, caffè e tè per stimolare l’attenzione, pane e fette biscottate con miele e marmellata per fare riserva di energia e non arrivare esausti e affamati all’ora di pranzo, latte parzialmente scremato e yogurt per le proteine. Obiettivo: mantenere alto il rendimento scolastico. E’ la prima colazionedegli aspiranti ‘cervelloni’.

caffè

Tagliata su misura, completa e scientifica, caratteristiche fondamentali per garantire il giusto apporto di nutrienti a ciascuno studente, a seconda delle attività in programma fra i banchi di scuola. Parola di Livio Luzi, professore di endocrinologia e preside della Facoltà di scienze motorie all’università degli Studi di Milano, che nel capoluogo lombardo ha tenuto una sorta di ‘lezione’ davanti a una platea di studenti riuniti al Conservatorio Verdi in occasione di TeenAger 2009, evento promosso da Somedia e La Repubblica@scuola. Lo specialista ha messo il primo pasto della giornata sotto un microscopio, studiando scientificamente il rapporto di ciascun alimento con gli effetti sull’attenzione. E per ottenere dati certi si è affidato a tre semplici test che misurano la ‘reattività’ del cervello: l’analisi dell’onda cerebrale P 300 che “è la prima che compare davanti a uno stimolo”, il ‘test di stroop’ che “consiste nel guardare due diverse schermate su cui compaiono scritte colorate con i nomi dei colori e cronometrare il tempo che passa prima di individuare le differenze”, e ancora il ‘tapping test’ che misura il numero di cliccate che si riesce a fare su un mouse”. Strumenti che hanno permesso alla ricerca scientifica di teorizzare la ‘colazione perfetta’. “Il 15% delle calorie acquisite nell’arco delle 24 ore deve arrivare dalla colazione – spiega Luzi – E’ il fabbisogno necessario per affrontare la prima parte della giornata. Il rapporto fra i diversi pasti deve essere equilibrato. E d’altra parte l’obesità nasce proprio dallo sbilanciamento fra ciò che mangiamo e ciò che consumiamo”.Il segreto per un pasto ‘ad alto rendimento’? “Mixare alla perfezione i tre macronutrienti: 15-20% di proteine, 55-60% di carboidrati di cui 12-15% da zuccheri semplici e un 25-30% di grassi”, spiega ancora Luzi. Tradotto in ingredienti sul piatto: latte parzialmente scremato o yogurt con frutta fresca, pane con marmellata o miele, o in alternativa una merendina semplice al pan di spagna o un pezzo di torta fatta in casa, e ancora spremuta di agrumi. Un toccasana per l’attenzione, sottolinea Luzi, sono “la cioccolata e il caffè, o in alternativa il tè, consumati in dosi moderate. Stimolanti e molto apprezzati dagli studenti”. Si può persino calcolare scientificamente le calorie bruciate da ciascuno durante la giornata per personalizzare il pasto inaugurale e studiare colazioni ‘taylormade’ per topi da biblioteca o sportivi, a seconda delle energie necessarie alle loro attività. “La scienza ci viene in aiuto con strumenti di misurazione molto accurati”. In ogni caso, avverte Luzi, “l’unica cosa da non fare è saltare la colazione o limitarla a un frugale e veloce caffè”. E per invogliare i propri figli a sedersi a tavola prima di fuggire a scuola, le mamme si sono fatte furbe. A confermarlo è l’olimpionica Josefa Idem, plrurimedagliata campionessa di canoa e madre di due bambini. La ‘supermamma’ punta su “latte, cereali e frutta fresca”, mixati ad argomenti più convincenti: “Basta mettere accanto alla tazza una fetta di pane con la nota crema spalmabile alle nocciole e la colazione è assicurata”.

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