una (lunga) risata al giorno è come la mela !

Quindici minuti di risate al giorno, praticamente come la famosa mela quotidiana, tolgono il medico di torno: Secondo uno studio americano le emozioni positive hanno effetti paragonabili a quelli dell’esercizio fisico. Ridere aiuta il cuore A raccomandare la ”comicità in pillole” sono i ricercatori dell’Università del Maryland a Baltimora, che hanno presentato i risultati delle loro ricerche a Parigi, al congresso annuale dell’European Society of Cardiology.
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di gelotologia avevo già parlato in passato e, tra le varie, vi rammento che ridere fa dimagrire

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mi devo curare

un intermezzo comico, per non dimenticarsi che ridere fa bene, quasi come una tazza di buon cioccolato !

per chi volesse approfondire eccovi la stessa canzone nell’interpretazione del grande Peppe Barra.

gelotologia: ridere fa bene !

La gelotologia (dal greco γελὸς – Riso) o comico-terapia è la disciplina che studia in modo sistematico l’attività del ridere come rimedio psicofisico.
Ne è un esempio il caso specifico di una biopsia ossea eseguita nell’anno 2002 al Mayer di Firenze su Edlira, una bambina albanese di 11 anni, per la quale è stata utilizzata soltanto un’anestesia locale; la bambina distratta dai giochi di due “clown-dottori” ha resistito senza problemi al lungo e doloroso intervento, sostenuta da una spruzzata di gas esilarante. A tal proposito il Professore Mario Farnè, docente di Psicologia medica all’Università di Bologna, spiega che, diminuendo lo stress da paura e da sofferenza, si riduce notevolmente anche il bisogno dei farmaci.
I dati parlano di una riduzione del 50% circa della degenza e di un 20% dell’uso di anestetici.

Ne avevo già parlato qui

ì clown dottori di Arezzo festeggiano il compleanno

la tribù dei nasi rossi

La Tribu’ dei Nasi Rossi, Clown Dottori di Arezzo, festeggia 10 anni: è presente nelle corsie della Pediatria dell’Ospedale San Donato dal 2000.
Sono la dott.ssa Tulim (Erika Cardeti – Presidente), la dott.ssa Bacinella (Marzia Verdelli – Vice Presidente), la dott.ssa Cipicchia (Lilia Meyer), il dott. Otiz (Gianni Zito), la dott.ssa Arcobaleno (Monica Bruschi), la dott.ssa Iaia (Sara Valdambrini) e la dott.ssa Coccinella (Claudia Giustini), entrano nel reparto della Pediatria dell’Ospedale S. Donato di Arezzo in punta di piedoni, aprono grandi valigie e poi con punture di cioccolato, aiutanti tutti rossi dalla vergogna e magie, portano sorrisi e provano a scacciare noia e paura dai piccoli ricoverati.
continua su latribudeinasirossi.org/

vuoi dimagrire? ridi a crepapelle

Pigri in palestra e golosi a tavola? Per evitare cuscinetti e chili di troppo, ecco un semplice rimedio: ridere a crepapelle. Lo sostengono ricercatori britannici che hanno calcolato come ridendo un’ora si brucia un quantitativo di calorie pari a quelle consumate dopo 30 minuti di sollevamento pesi. E, ripetendo l’insolita ‘cura’ di un’ora di risate al dì per un intero anno, si possono perdere ben 5 chili, ovvero l’equivalente di una taglia. Ridere – assicura la neuroscienziata Helen Pilcher – mette in moto il nostro organismo, sottoponendolo a una mini-lezione di aerobica. Il petto è in movimento, i muscoli addominali sono contratti, costretti a lavorare sodo per mantenere il passo delle grasse risate. E non è tutto. Benefici – grazie all’ilarità – non solo per pancia e pettorali: anche il nostro viso ne trae qualche vantaggio. Ridere mette a lavoro ben 15 muscoli facciali, distendendo la pelle e rendendola più luminosa. Studi condotti in precedenza, ricordano inoltre gli stessi ricercatori Gb, hanno dimostrato che le risate rappresentano un toccasana per il cuore e aiutano a ridurre il colesterolo, quasi fossero un farmaco. E ancora: ridere riduce lo stress e rafforza il sistema immunitario rendendoci meno cagionevoli. “Non stiamo certo sostenendo – precisa Pilcher – che occorre passare l’intera giornata davanti a sitcom a caccia di risate. Ma è evidente che ridere può aiutarci a restare in forma, oltre a renderci sereni e spensierati“. Se poi non si resiste al richiamo di piccole golosità e leccornie, l’ilarità può chiaramente ridurre i danni.
Ridere per un’ora, infatti, può farci bruciare circa 100 calorie, l’equivalente di un quadratino di cioccolata o un piccolo pacchetto di patatine.

gente allegra, il ciel l’aiuta

dice l’antico adagio
Sembra che affrontare gli impegni di tutti i giorni senza gioia e allegria moltiplichi i rischi di una morte prematura. A mettere in guardia brontoloni e anime tristi è uno studio nipponico, pubblicato su Psychosomatic Medicine. Secondo la ricerca, firmata dal team di Toshimasa Sone della Tohoku University Graduate School of Medicine di Sendai, a insidiare la vita dei ‘calimeri’ sono soprattutto gli acciacchi cardiovascolari, ma non mancano pericoli diversi: i ricercatori puntano il dito sul suicidio.
La ricerca è la più vasta mai realizzata finora per investigare su come l’ikigai – ovvero la gioia e il senso di benessere legato al semplice fatto di essere vivi – influisca sulla mortalità. I ricercatori hanno arruolato 43.391 uomini e donne dai 40 ai 79 anni, tutti residenti nella regione di Ohsaki, seguendoli per 7 anni. In questo lasso di tempo 3.048 persone sono morte. All’inizio dello studio tutti hanno dovuto compilare un questionario, e alla domanda sulla presenza o meno di ikigai nella propria vita, il 49% ha risposto affermativamente, il 36,4% si è detto incerto e il 4,6% ha detto di no.
Ebbene, i ricercatori hanno scoperto che le persone prive di ikigai sono risultate anche più spesso single, disoccupate o comunque senza lavoro, meno istruite, con più problemi di salute, più stressate e soggette a dolori fisici. Dopo aver aggiustato i dati per tener conto anche di questi fattori, i ricercatori nipponici hanno scoperto che le persone prive di senso di ikigai erano comunque più a rischio di morire nei 7 anni di osservazione, rispetto ai coetanei che conoscevano la gioia di vivere. Una relazione indipendente anche da una storia di malattie o abuso di alcolici. Insomma, sembra proprio che sorridere alla vita regali anni in più.  In generale le persone prive di ikigai sono risultate il 50% più a rischio di morire per qualsiasi causa nel periodo di follow-up rispetto ai coetanei ben consapevoli della bellezza della vita. Inoltre, nel caso di eventi mortali esterni (differenti cioè da malattie) si è visto che su 186 morti ben 90 erano dovute a suicidio.
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