Incontinenza urinaria nemica della sessualità femminile

L’incontinenza urinaria gioca a sfavore del piacere femminile: lo conferma un lavoro condotto da ricercatori del Gerota Hospital di Bucarest (Romania) che hanno analizzato l’impatto della patologia sulla vita sessuale della donna. Lo studio, condotto su 65 donne appartenenti a due fasce d’età, pre-menopausale e post-menopausale, dimostra come il fenomeno sia devastante per la qualità della vita  delle pazienti. In base al colloquio con il clinico e al punteggio ottenuto in questionari specifici, si evidenzia che queste pazienti diventano più aggressive e talvolta, soprattutto le più giovani, vanno incontro a depressione. Sono ancora le più giovani ad andare soggette a disfunzione sessuale secondaria (1 su 4), diradando notevolmente i rapporti sessuali, praticamente aboliti a causa della patologia urogenitale, invece, nelle donne più mature. Ne soffre anche il piacere, marcatamente ridotto rispetto a soggetti sani di controllo e inferiore anche a quello di soggetti di sesso maschile interessati dalla stessa patologia. Aumenta, invece, l’uso di stimolanti, in seguito alla richiesta dei relativi partner.
Meraviglia, poi, che la figura di riferimento a cui chiedere consiglio sia soprattutto chi si occupa di fitoterapia.

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Incontinenza urinaria: utile l’esercizio (per le donne)

Gli esercizi per il rafforzamento del pavimento pelvico e la gestione del peso possono aiutare le donne a ridurre l’incidenza dell’incontinenza urinaria, e i medici possono aiutare a insegnare alle pazienti queste tecniche. L’impatto dell’incontinenza urinaria su salute e benessere delle donne è ben documentato, soprattutto in relazione alla frequenza e all’entità della perdita di urine: spesso le pazienti tentano di gestire da sole il problema con l’uso di pannoloni o alterando il proprio stile di vita, ma quando queste misure non bastano più la qualità della vita e la salute fisica ne soffrono. Molte donne vanno incontro a questi problemi con l’età, ma poche ricercano l’aiuto del medico per imbarazzo o perché credono che la cosa faccia parte del normale processo di invecchiamento. E’ stato invece dimostrato che, anche con il supporto di personale infermieristico specializzato, il rafforzamento del pavimento pelvico ed il controllo del peso, evitando la costipazione, possono ridurre l’incidenza dell’incontinenza urinaria.
Urol Nurs 2008; 28: 351-6

cancro della Prostata: uno studio analizza benefici e rischi dei vari trattamenti

Negli USA, nell’anno 2007, sono stati diagnosticati 218.900 casi di cancro della prostata (la più alta incidenza dopo il cancro del polmone). Nel 90% delle diagnosi formulate si tratta di neoplasie localizzate, individuate grazie all’introduzione nella pratica clinica, a partire dalla seconda metà degli anni 80′, del PSA test (Prostate Specific Antigen). I dati epidemiologici più recenti confermano la progressiva diminuzione del tasso di mortalità in parte dovuto ad un largo impiego di trattamenti precoci la cui efficacia comparativa non è attualmente nota. Per questo motivo, in un cancro della prostata clinicamente localizzato, oggi è difficile scegliere tra le varie strategie di intervento basandosi su una valutazione dei rischi e benefici dimostrabili. Inoltre l’aspetto decisionale diventa ancor più critico se si considera che il goal del trattamento è rappresentato dalla prevenzione della morte e della disabilità cercando di minimizzare le complicanze correlate all’intervento.

Le strategie più diffuse per il raggiungimento di questi obiettivi sono le seguenti:

  • Un management d’attesa associato ad una sorveglianza attiva (watchful waiting)
  • La chirurgia ablativa della ghiandola prostatica (prostatectomia radicale)
  • La radioterapia esterna e conformazionale
  • La radioterapia interstiziale (brachiterapia)
  • La terapia ormonale (blocco androgenico)

Su Annals of Internal Medicine sono stati pubblicati i risultati di una revisione sistematica che ha valutato comparativamente l’efficacia e i danni dei trattamenti del cancro della prostata clinicamente localizzato. Sono stati identificati in letteratura 14.045 studi da cui sono stati selezionati 18 trial clinici randomizzati (RCT) e 473 studi osservazionali che costituiscono il corpo delle evidenze scientifiche disponibili fino a novembre 2007.
Nella revisione sono stati inclusi gli studi che hanno arruolato soggetti con malattia localizzata (stadio T1 o T2) e assegnati random verso qualsiasi trattamento, comprese le terapie comuni o la vigile attesa. Gli studi con casi in stadio avanzato (stadio T3 o T4) erano presi in considerazione solo se riportavano gli esiti separati per quei casi con malattia localizzata.
I risultati hanno evidenziato che solo in 3 RCT era confrontata, in modalità comparativa, l’efficacia tra differenti categorie di trattamento (es. prostatectomia radicale vs terapia radiante o vigile attesa). Nessuno aveva arruolato soggetti con diagnosi primaria basata sul PSA. La potenza degli RCT era inadeguata a fornire dati sugli esiti di sopravvivenza a lungo termine. Gli outcome primari riportati erano prevalentemente rappresentati dalla progressione biochimica o dalla recidiva. Non sono stati trovati RCT che valutassero la crioterapia, la prostatectomia laparoscopica o robot-assistita, la terapia con blocco androgenico, la terapia con ultrasuoni focali ad alta intensità, la radioterapia con fascio di protoni o la radioterapia ad intensità modulata.
Gli studi non randomizzati avevano una forte variabilità rispetto all’efficacia e ai problemi indotti dai vari trattamenti, così come nella definizione degli esiti (per es. i criteri adottati per stabilire la progressione biochimica). Inoltre molti studi hanno incluso pazienti con malattia localmente avanzata senza un’analisi degli outcome sulla base dello stadio della neoplasia.

Ecco il confronto tra le varie opzioni terapeutiche:
Prostatectomia radicale vs vigile attesa – Nello Scandinavian Prostate Cancer Group Study N.4, che ha arruolato 695 soggetti con un’aspettativa di vita maggiore di 10 anni, la strategia chirurgica ha ridotto rispetto alla vigile attesa il tasso di mortalità per tutte le cause e la mortalità specifica per malattia del 5% (10% vs 15%; p= 0,01), le metastasi a distanza a 10 anni (15,2 vs 25,4%) con una differenza assoluta del rischio del 10,2% (IC95% 3,1-17,2%). L’efficacia è limitata a uomini di età <65 anni, ma non è associata allo score di Gleason o ai livelli del PSA basale. Negli anziani un piccolo trial a dimostrato che non ci sono differenze significative tra le due opzioni (differenza del rischio 0%; IC95% da -19 a 18%).
Prostatectomia radicale vs radioterapia esterna – in un piccolo trial in soggetti anziani è a favore della prostatectomia radicale per la riduzione della ripresa di malattia a 5 anni (14% vs 39%; differenza di rischio 21%; p=0,04). nessun regime di radioterapia esterna è superiore ad un altro rispetto alla riduzione di mortalità.
Prostatectomia radicale vs prostatectomia radicale + terapia neoadiuvante con blocco androgenico – premesso che nessun trial ha valutato il blocco androgenico in terapia primaria, il suo impiego come terapia neo-adiuvante nella prostatectomia radicale non ha migliorato gli esiti rispetto alla sola chirurgia in termini di progressione biochimica (differenza del rischio 0% ; IC95% da –7% a 7%).

Le evidenze disponibili per la definizione e valutazione di severità degli eventi avversi indotti dalla terapia hanno mostrato dati con un’ampia variabilità.
Gli episodi di incontinenza urinaria ≥1 evento/die documentati nel The Prostate Outcomes Study sono stati più frequenti nella prostatectomia radicale (35%) rispetto a terapia radiante (12%) o blocco androgenico (11%). Il tenesmo rettale si è presentato maggiormente nei soggetti sottoposti a radioterapia (3%) e blocco androgenico (3%) rispetto a quelli trattati con prostatectomia radicale (1%). La disfunzione erettile si è manifestata in una percentuale significativa dopo tutti i trattamenti tradizionali (prostatectomia radicale 58%; terapia radiante 43% e blocco androgenico 86%).
Infine i dati derivati dallo Scandinavian Prostate Cancer Group Study N.4 documentano che il 27% degli uomini sottoposti a prostatectomia e il 18% di quelli in vigile attesa sono complessivamente afflitti da tutti i sintomi urinari.

Questo studio, che ha cercato di chiarire l’efficacia dei vari trattamenti del cancro della prostata, ha evidenziato i grossi limiti derivati dall’insufficienza e qualità dei dati disponibili, criticità che condiziona anche la possibilità di effettuare un bilancio dei rischi e benefici indotti in tumori clinicamente localizzati.
Il messaggio è che tutti i trattamenti del cancro della prostata inducono eventi avversi che per frequenza, durata e severità variano in modo rilevante. La scarsità delle informazioni cliniche da RCT di elevata qualità rappresenta la barriera maggiore per ottimizzare il decision making in soggetti affetti da tumore della prostata clinicamente localizzato.
Wilt Jt et al Systematic Review: Comparative Effectiveness and Harms of Treatments for Clinically Localized Prostate Cancer Ann Intern Med. 2008;148:435-48

abbassi le mutande !

ebbene si, il mio mestiere è fatto, spesso. di pipì (soffre di incontinenza?), di cacca (va di corpo regolarmente?) e di butti giù le mutande !
Viene a visita una paziente, tra i 40 ed i 50 anni, che deve fare una valutazione dell’addome superiore: le chiedo – ripetutamente (in genere devo ripeterlo più volte, per avere il campo libero e lavorare comodamente) – di tirar su la maglia ed abbassare per bene gonna e mutanda; mi avvicino e vedo che ha ancora la gonna all’altezza dell’ombelico per cui le ripeto di abbassar per bene e lei mi risponde devo fare l’addome superiore !
Le spiego che gli organi dell’addome superiore occupano spazio anche un pò più in basso e che comunque – per mia prassi – anche se il medico richiede l’esame parziale (addome superiore o inferiore) la mia valutazione, sia pur rapida, si estende anche al pezzo non richiesto. Alchè si arrende, scopre per bene anche il basso ventre . . . .
FInisco l’esame, la rassicuro (categoria super_ansiosa) e lei inizia ad aprirsi, con difficoltà: sa com’è, ho fatto questa visita presso il centro XY, il medico m’ha visitata e per la sua valutazione (mal di testa) m’ha chiesto di togliere anche il reggiseno! Beh, effettivamente non sapevo proprio come rassicurarla; non saprei perchè, per visitare paziente affetta da cefalea, dovresti farle togliere il reggiseno.
La paziente mi ha confidato che ha avuto la sensazione che la visita fosse un pò troppo approfondita e per quello che m’ha rivelato non me la sono sentita di difendere a spada tratta il collega – per la verità nemmeno l’ho accusato – ma di sicuro, per quanto mi sforzi, non riesco a capire perchè, per una valutazione neurologica,  dovrei estendermi a fare una visita senologica o comunque, non essendo richiesto dal medico che me la invia, mi allargo a settori che non sono di mia diretta competenza.
NdS si cerca di lavorare con distacco professionale (per quanto mi riguarda almeno) ma evidentemente non tutti agiscono allo stesso modo, con grave danno – a parer mio – per la credibilità dellintera categoria.
Ho già parlato di questa problematica qui.

TURP: alta qualità della vita

La resezione transuretrale della prostata (TURP) non è soltanto clinicamente efficace, ma migliora anche la qualità della vita del paziente per almeno 12 anni. Le altre procedure ablative e minimamente invasive dovranno ora confrontarsi con questo dato. I miglioramenti riscontrati nella qualità della vita sono costanti e statisticamente significativi, e risultano associati ad un elevato grado di soddisfazione del paziente a lungo termine.
La TURP rimane il trattamento standard per i pazienti con ostruzione all’efflusso secondaria ad iperplasia (ingrossamento) benigna della prostata (IPB), ed i timori che l’accompagnano, come quello dell’incontinenza o della disfunzione erettile, non sono fondati.
Urology 2008; 72: 322-8

Supera i limiti di velocità per fare la pipì: annullata la multa

Se l’impellenza è quella di fare pipì e l’autista dell’auto è una donna che soffre di incontinenza urinaria anche l’autovelox deve chiudere un occhio. E’ quanto in sostanza ha stabilito una sentenza del giudice di pace di Foligno che ha annullato la multa per eccesso di velocità elevata nei confronti di una donna di 63 anni multata dai vigili urbani perché superava di 11 chilometri orari il limite di velocità. La donna, quando si è vista recapitare la sanzione a casa, ha deciso di fare ricorso sostenendo di soffrire, essendo stata sottoposta in passato ad un intervento di laparoisterectomia, di una forma di stress che le determina incontinenza urinaria.
Il giorno in cui è stata multata era stata costretta ad accelerare la marcia a causa dell’urgente impellenza di fare pipì, il tutto documentato da certificati rilasciati dal medico della signora che ha confermato quanto da questa sostenuto. Una versione che ha convinto il giudice di pace, secondo il quale ”è indubbio che la signora ha superato i limiti di velocità per sventare un danno alla persona che non era altrimenti evitabile”. ”La documentazione – scrive ancora il giudice – realizza la invocata esimente che consiste nella necessità di ricercare, con intuibile urgenza un luogo appartato. Ricerca che, considerato il sesso della ricorrente, non era così facile come fortunatamente avviene per gli uomini”.
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