donne ‘invisibili’: un boom di interventi di chirurgia plastica (pagati a rate)

donne invisibili ovvero mogli e madri tra i 45 ed i 55 anni che hanno voglia di rinascere, di rimettersi in pista e tornare a piacere a se stesse e agli altri: quale altra soluzione se non il chirurgo plastico?
Lo dichiara Giulio Basoccu, primario del Reparto di chirurgia plastica, estetica e ricostruttiva dell’Istituto neurotraumatologico italiano (Ini) di Roma: donne invisibili che si sentono improvvisamente cambiate, meno desiderate, cercate, guardate; donne sposate, madri, appesantite nel corpo dopo almeno un paio di gravidanze, con il seno segnato dall’allattamento, con un giro vita ormai scomparso, costrette a indossare abiti larghi per nascondere i chili di troppo, perdendo quindi anche il gusto di vestirsi in modo da poter esaltare il proprio corpo.
Per le donne invisibili mettere in cantiere un restyling diventa dunque una priorità.
Lo stato di disagio di queste donne aumenta soprattutto in vista dell’estate, quando le persone sono costrette a scoprirsi per le temperature molto alte e gli inestetismi sono, inevitabilmente, più visibili. La voglia di queste pazienti di riacquistare la propria femminilità è fortissima, vogliono tornare a piacere, vogliono essere ammirate e guardate di nuovo.
Pretendono una seconda chance, e quindi chi non può permettersi in termini economici un intervento di chirurgia estetica non si ferma davanti al portafogli vuoto e sceglie la strada del finanziamento. La chirurgia estetica dà loro risultati visibili e queste donne hanno fretta di cambiare e di stare meglio.
Ricordate, o donne invisibili, che c’è il rischio, una volta acceso il mutuo, che  la ciccia si ripresenti dopo la liposuzione pagata a caro prezzo . . . .

liposuzione: la ciccia torna !!

parebbe, quindi, che la liposuzione serva a poco (come rimedio definitivo): la ciccia torna !

Lo studio è stato ideato da Teri L. Hernandez and Robert H. Eckel di  University of Colorado:  le donne sottoposte a liposuzione vanno incontro a recidiva nel giro di un anno ma non ai fianchi o alle cosce, bensì all’alto addome, alle spalle ed agli arti superiori !
Andate a leggere sul NYT e su Obesity.
450mila liposuzioni l’anno, indubbiamente un bel giro d’affari per una non malattia che andrebbe curata con la fame . . . . .
Hernandez TL et al
Fat Redistribution Following Suction Lipectomy: Defense of Body Fat and Patterns of Restoration.
Obesity (Silver Spring). 2011 Apr 7

liposuzione: il grasso aspirato può servire per la mastoplastica

E’ ora possibile ingrandire il seno con il grasso estratto tramite la liposuzione. Questo trattamento due in uno, dal costo di circa 9.000 euro, sara’ discusso al meeting annuale della British Association of Aesthetic Plastic Surgeons BAAPS.
Nigel Mercer, presidente della BAAPS, commentando la tecnica inizialmente concepita sette anni fa, ha spiegato che questo trattamento permetterebbe di ottenere i benefici di entrambe le tecniche in un’unica operazione. Il grasso trasferito non dovrà infatti essere piu’ sostituito a distanza di anni a differenza delle protesi attuali e in più conferisce al seno una forma piu’ naturale.
Mercer ha tuttavia precisato che ci sono ancora delle preoccupazioni per la salute e che ulteriori test vanno svolti per verificare la correttezza scientifica dell’operazione.

Ma non dimenticate che il grasso della liposuzione può servire anche per altre cose . . . .

“mommy job” o “post-pregnancy tune-up”

Gli operatori del settore lo chiamano eufemisticamente il Mommy Makeover. Le donne che vi si sottopongono, ormai migliaia ogni anno, lo definiscono un toccasana, un’operazione che restituisce dignità umana. Si tratta di una serie di interventi di chirurgia plastica che mirano a cancellare dal corpo di una donna le tracce delle conseguenze prodotte dalla gravidanza, dal parto e dall’allattamento. Il triste – secondo alcuni – strascico di smagliature addominali, la teoria di cuscinetti adiposi che non la smettono di fare capolino un po’ dappertutto sul corpo. La resa del corpo alle forze di gravità nella zona del seno e del ventre.  Il Mommy Job sta diventando popolare, da quando s’è diffusa la voce che vi abbiano fatto ricorso anche attrici del calibro di Minnie Driver, Grosse Point Blank, Goodwill Hunting, che era incinta con un bambino super (4 chili e 400 grammi) e Angelina Jolie.  Secondo l’American Society of Plastic Surgeons, l’anno scorso vi hanno fatto ricorso oltre 350 mila donne (in maggioranza mamme giovani tra i 20 e i 39 anni). Forse impressionate dalla velocità con la quale dopo il parto Jennifer Lopez e Jennifer Garner hanno fatto ritorno alle luci della ribalta sfoggiando una figura da amazzone, hanno scelto anche loro il chirurgo.
Nel 2007, ultimo anno per cui sono disponibili dati statistici, migliaia di mamme statunitensi hanno speso oltre 2,5 miliardi di dollari per farsi fare la riduzione del ventre, rifarsi il seno e fare la liposuzione. Un incremento dell’11 per cento rispetto a due anni prima.
E c’è chi, come il New York Times, osserva che il fenomeno è dovuto alla visione culturale dominante, a standard di bellezza per cui i cambiamenti biologici vengono trattati come il colore dei capelli.
Analizzando i dati si scopre che tra il 1992 e il 2007 il numero delle riduzioni del ventre è aumentato del 746 per cento, quello degli interventi al seno del 921 per cento; le liposuzioni sono cresciute del 431 per cento.
“L’idea del mommy makeover è quella di permettere ad una donna, a prescindere che sia nei suoi 20, 30 o 40 a vivere come una mamma senza dover sembrare come sua mamma”, afferma Stephene T. Greenberg, un chirurgo plastico di New York che alle sue clienti offre un pacchetto Post-pregnancy tune-up, una messa a punto dopo parto.
L’immagine della maternità come disabilità estetica, molto diffusa negli States, viene promossa attivamente da una comunità affaristica variegatissima e che spazia dalle aziende del turismo della plastica estetica come Gorgeous Gateways (Yummi Mumy Post-Pregnancy Package, un tutto compreso da 6500 dollari in Malaysia e Sri Lanka che oltre all’intervento include anche la permanenza in un resort per 14 giorni) alla Rodeo Drive Plastic Surgery di Beverly Hills (Mommy Remake:  il pacchetto include il Rodeo Drive Belly Button, ombelico che secondo i rappresentanti della ditta è più profondo e sembra più naturale degli ombelichi prodotti da altre ditte tanto, sostengono alla Rodeo, che ci si può fare anche il piercing).
La Plastic Surgery Associates di Marina del Rey ha messo su addirittura un sito dedicato alla discussione della procedura, amommymakeover.com: con una serie di prima e dopo fotografici dimostra come altre clienti abbiano tratto vantaggio della procedura.
Il Mommy Job è un tale affare che non potevano non intervenire anche le aziende di consulenza, come la CosmeticSEO.com alla quale si rivolgono i dottori che intendono sviluppare una strategia per la promozione del trattamento: solo nella American Society of Plastic Surgeons, una associazione di categoria, ce ne sono oltre settemila.
L’ultimo censimento ne aveva contati in tutto il Paese oltre 17 mila, il 50 per cento dei quali realizzano soprattto interventi di chirurgia cosmetica. Il numero diventa poi incalcolabile se vi si aggiungono anche i chirurgi ginecologici che al Mommy Package possono aggiungere anche extra più pesanti, come il ringiovanimento vaginale, che rassoda e ridisegna la vagina, e l’amplificazione del punto G, per migliorare l’orgasmo.
La pratica s’è diffusa così tanto che l’American College of Obstetricians and Gynecologist si è sentito in dovere di intervenire dichiarando che quelle procedure sul piano medico sono raramente indicate e che possono essere anche dannose per la salute.
Il trend disturba anche Diana Zuckerman, presidente del National Center for Women and Families. “Il messaggio è che con la gravidanza il corpo femminile peggiora”, ha dichiarato la Zuckerman, secondo la quale il pericolo reale è che nell’immaginario collettivo statunitense il corpo femminile post-parto possa diventare una cosa di cui vergognarsi, socialmente inaccettabile. Se questa concenzione dovesse affermarsi, Zuckerman ritiene che il numero delle donne che farebbero ricorso al Mommy Job crescerebbe in maniera esponenziale.

liposuzione contro la crisi energetica (?)

Il sito del dottor Alan Bittner
Il sito del dottor Alan Bittner

Carburante dal grasso prelevato con le liposuzioni: protagonista di questa nuova via contro la crisi energetica- secondo quanto riportato da diversi media internazionali, fra cui The Independent e il New York Times – è Alan Bittner, uno specialista di Los Angeles, che avrebbe usato il grasso umano come carburante per la sua vettura e quella della fidanzata (rispettivamente un Suv Ford e una Lincoln Navigator). Il dottor Bittner, proprietario dello studio medico «Beverly Hills Liposculture», ha detto di avere riscontrato un consenso entusiasta tra i suoi pazienti alla richiesta di usare il grasso prelevato dai loro corpi con fini ambientali: trasformare la sostanza in bio-carburante.
«La grande maggioranza dei mie pazienti ha acconsentito che il loro grasso fosse usato come carburante – ha scritto il medico sul suo sito Internet – Il fatto di usare i loro eccessi corporei per salvare la Terra suscitava sempre grande entusiasmo». Cinque litri di grasso umano producono una quantità quasi equivalente di bio-carburante: i trigliceridi (che compongono le cellule grasse) sono estratti e trasformati in diesel. È una strada esplorata anche da alcune compagnie che producono pollame. La vicenda non ha comunque un lieto fine perchè usare residui umani per la produzione di carburante è illegale in California e il medico e la sua fidanzata, che usavano il bio-carburante proveniente dalla liposuzione per alimentare i serbatoi delle loro vetture sono finiti sotto inchiesta. Inoltre il medico, che è stato parecchio vago su come e dove trasformasse il grasso in bio-carburante, è stato denunciato da tre pazienti per avere usato come assistenti in sala operatoria personale non qualificato (compresa la sua fidanzata). Alcuni interventi sarebbero terminati in modo disastroso per il prelievo di una quantità eccessiva di grasso durante la proceduta di liposuzione. Ma l’indagine è resa difficile dal fatto che il medico abbia chiuso il mese scorso il suo controverso studio per trasferirsi in Sud America per «fare del volontariato in una clinica per bisognosi». I legali della sue vittime affermano che il medico è fuggito per sottrarsi alla scomoda inchiesta avviata sulle sue attività.

da corriere.it

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