a mali estremi, estremi rimedi: lavorar gratis

I medici specializzandi negli ultimi due anni del corso potranno svolgere attività ordinarie negli ospedali e nei presidi territoriali, su base volontaria e senza retribuzione. E’ quanto previsto, secondo anticipazioni di stampa, dalla bozza messa a punto dal ministro Balduzzi a modifica del vecchio Ddl Fazio, in discussione da ieri in Commissione Sanità del Senato. Sono 10 mila i medici che frequentano gli ultimi due anni dei corsi di specializzazione, su un totale di 25 mila: in ospedale, al posto dei precari, si moltiplicheranno gli specializzandi a costo zero. 
Per i 5 mila giunti all’ultimo anno di corso, poi, si prevede il raggiungimento della completa autonomia delle responsabilità assistenziali, disposizione che nella pratica si concretizzerebbe anche nell’espletamento dei turni di guardia.
Dicono i sindacati che servirebbe una formazione di qualità, da effettuare anche nel servizio sanitario nazionale, ma con un affiancamento dei medici strutturati, non con una loro sostituzione. In questo modo invece si opererebbe uno snaturamento dell’esperienza formativa e un danno occupazionale. L’utilizzo degli specializzandi coprirebbe così i posti lasciati vacanti dal blocco del turn over, che impedisce di sostituire i medici andati in pensione, e da quei medici precari che rischierebbero di perdere il posto se il Ddl omnibus e il tavolo attivato dal ministro Patroni Griffi non dovessero individuare una soluzione.

Una doppia beffa per gli specializzandi: lavorerebbero gratis invece di formarsi e occuperebbero un posto di lavoro che un giorno dovrebbe spettare a loro. Ma a quel punto sarebbe occupato da altri specializzandi: gratis, ovviamente.

NdS ad onor del vero bisogna far presente che lo specialista in formazione o specializzando, come vien chiamato il medico in formazione specialistica, è regolarmente pagato per il suo lavoro; è, però, pagato per sostenere la sua formazione (e non, quindi, per tappar i buchi d’organico dovuti alle mancate assunzioni) . . . .

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ottobre 2001 – gennaio 2011: fine di un rapporto di lavoro

10 anni, e si sentono

10 anni, quasi 24 mila esami: l’equivalente di un’intera piccola cittadina è passato sui lettini delle sale in cui ho lavorato per tutti questi anni !
23mila723 ecografie: è il numero esatto dei pazienti che ho visitato presso l’ex-CSPO poi diventato ISPO, a Firenze.
L’istituto non chiude, effettivamente: formalmente corretto quanto viene scritto in questo articolo; ma da febbraio 2011 il servizio di ecografia presso cui ho lavorato (assieme ad altri colleghi), ininterrottamente, da ottobre 2001 praticamente non è più attivo.
Un gran dispiacere . . .

per Natale regalati una causa

Mancano pochi giorni e i vostri diritti andranno perduti per sempre.
Vi hanno lasciato a casa dopo una sfilza di contratti a termine o a progetto e  dopo avervi fatto le solite promesse?
Non perdete tempo: tirate fuori i vostri contratti dal cassetto ed impugnateli, avete tempo fino al 23 di gennaio 2011.
Contro la precarizzazione si puo’ vincere.
Lo sportello San Precario e il pool di avvocati che lo compone sono a vostra completa disposizione per informazioni, consulenze e chiarimenti, non chiederemo tesseramenti, o compensi di sorta. Come tanti lavoratori e tante lavoratrici (di Linate, Malpensa, della Tnt, di Mondial, delle cooperative sociali, della Bocconi, del teatro la Scala, di Omnia service, di Wind, e di decine di altre aziende, grandi o piccole) possono confermare ciò che ci anima è un sano e profondo odio verso le imprese che precarizzano e una profonda solidarietà verso chi è precario come noi.
Ci potete trovare ogni giorno, ad ogni ora (d’ufficio) in via Lamarmora 44 (Milano), oppure il giovedì dalle 18.00 presso SOS Fornace a Rho.
Oppure per appuntamenti scrivete ad info@sanprecario.info

Appello ai medici precari, l’impugnazione del licenziamento scade il 23 gennaio 2011

dal sito della CGIL

I medici precari licenziati prima del 24 novembre 2010, sia nella sanità pubblica che privata, hanno solo poco più di un mese di tempo per l’impugnazione dei licenziamenti individuali contro legge già intervenuti.
ll 23 gennaio 2011, infatti, scadono i termini temporali posti dal Collegato Lavoro (art. 32 della Legge 183/2010) che elimina il precedente termine di 5 anni di prescrizione per i licenziamenti annullabili.
Per i licenziamenti successivi al 24 novembre 2010 i medici precari per l’impugnazione hanno invece 60 giorni di tempo dal licenziamento o dalla conoscenza dei motivi dello stesso.
Entro i successivi 270 giorni devono depositare il ricorso nella cancelleria del tribunale competente o dare comunicazione all’azienda della richiesta di tentativo di conciliazione o arbitrato, dopo il quale in caso di mancato accordo il ricorso al giudice dovrà essere presentato entro 60 giorni.
Le impugnazioni potranno riguardare diversi casi, dai contratti la cui durata complessiva sia stata superiore ai 3 anni previsti dal d.lgs. 368/2001 alla conclusione del rapporto di lavoro senza atti formali o precedentemente alla scadenza. La FPCGIL Medici con la FPCGIL e la CGIL sarà a fianco di tutti i precari licenziati.

Siamo impegnati a difendere i diritti dei 15.000 medici precari nella sanità pubblica e privata” ha affermato Massimo Cozza, segretario nazionale FPCGIL Medici” attaccati anche dal famigerato Collegato Lavoro, che nel silenzio farà scattare il 23 gennaio 2011 la tagliola della perdita del diritto a presentare ricorso in caso di pregressi licenziamenti con irregolarità“.
Stante l’indicazione della riduzione” ha concluso Cozzadel 50% delle spese sostenute nell’anno 2009 per il precariato pubblico – dal quale abbiamo comunque ottenuto l’esclusione dei medici e del personale del Ssn nelle Regioni non soggette ai piani di rientro – queste nuove inique norme sulla impugnazione del licenziamento potrebbero interessare in particolare i medici precari di Lazio, Campania, Sicilia, Calabria, Puglia, Abruzzo, Piemonte e Molise.”

precariato: tutto il mondo è paese

quattrocento medici precari rischiano di cessare definitivamente la propria attività la notte di San Silvestro: accade in Campania, ma non solo.
Nonostante quel che potete leggere (ad esempio qui) riguardo alla volontà di potenziare e migliorare, dove possibile, un servizio in realtà una U.O.  – che eroga oltre TRENTAMILA PRESTAZIONI all’anno – sarà semismantellata causa mancato rinnovo del contratto in scadenza il 31 dicembre 2010.

leggete, e commentate se vi va, la riflessione di maurizzzio (con la quale non posso che esser totalmente d’accordo) sui contratti in scadenza in Campania

Ma vi sembra normale che i Pronto Soccorso funzionino con i precari ?
Il PS dovrebbe essere il fiore all’occhiello di ogni ospedale, gestito da professionisti espertissimi in grado non solo di affrontare le diverse situazioni di urgenza/emergenza ma soprattutto di fare da filtro all’accesso ai reparti. Perchè si intasano ? Perchè chi non ha grande esperienza ha bisogno di mille esami, mille indagini radiologiche, mille consulenze specialistiche prima di dimettere il paziente.

San Precario

Un reparto strategico come il PS affidato ai piu’ giovani e necessariamente non espertissimi ???
Ma perchè avviene ciò ? Perchè lavorare in PS è assai più stressante e impegnativo e in pochi anni logora il personale (medico e infermieristico) che in assenza di incentivazioni di carriera o economiche cerca una soluzione di lavoro più comoda, facendosi trasferire in altri reparti o agli ambulatori, dissipando un patrimonio di esperienza e professionalità e lasciando così spazio ai precari (che magari hanno anche 10 anni di esperienza, ma vivono la situazione – un incarico temporaneo, magari per pochi mesi – con uno spirito ben diverso dal medico “di ruolo” che ha scelto professionalmente di “fare” l’emergenza).
Lo scandalo vero non è che i PS senza precari potrebbero chiudere: è che i PS funzionino grazie ai precari.

La tendenza è universale: leggete cosa accade alla Fiera di Milano

un aperitivo al volo

mi telefona un mio amico e collega, inaspettatamente: ci siamo conosciuti molti anni fa quando entrambi frequentavamo l’università, prima di iniziare a studiare per la specializzazione.
Ora io lavoro a Firenze, lui nell’ospedale (nuovo) di Avellino; di passaggio a Firenze mi contatta per farmi un saluto ed io ne approfitto, essendo libero, per incontrarlo di persona e far due chiacchiere al volo: una mezz’oretta di amarcord inatteso e ben gradito a fine giornata lavorativa.
Di fronte ad un buon bicchiere di vino, in una delle mie enoteche preferite di Firenze, chiacchieriamo e c’aggiorniamo e lui scopre che a me termina un contratto che – per quel che se ne sa al momento – non verrà rinnovato (e non sarò rimpiazzato, per quanto è dato sapere: abbiamo calcolato che oltre 30mila prestazioni/anno, a causa del mancato rinnovo del contratto a tutto il gruppo di lavoro, verranno a mancare alla disponibilità del CUP metropolitano; una goccia nel mare delle centinaia di migliaia erogate annualmente nella Regione Toscana? Vedremo le liste d’attesa come reagiranno . . . ) ed io scopro che da quando è entrato in ospedale, svariati anni fa, sono già andati in pensione, nel suo reparto, più medici di quelli che furono assunti assieme a lui e quindi sono già sotto organico; non si vede, a breve, traccia di neo-assunti . . .
Non è un caso isolato: leggete l’articolo di Michele Bocci su repubblica.it

rischieremmo un sommovimento sociale

Una dichiarazione rilasciata dal presidente dell’Inps, Antonio Mastrapasqua, ad un convegno dell’ Ania e Consumatori, ha prodotto un vespaio di proteste e preoccupazione nel variegato mondo dei lavoratori precari e parasubordinati: a chi chiedeva spiegazioni sulla impossibilità, da parte dei parasubordinati, di effettuare la simulazione della pensione sul sito dell’ INPS, ha risposto: “Se dovessimo dare la simulazione della pensione ai parasubordinati, rischieremmo un sommovimento sociale”.
Come dire che qualora tutti i lavoratori parasubordinati, come collaboratori, consulenti, lavoratori a progetto e co.co.co., iscritti alla gestione separata Inps, venissero a conoscenza della effettiva entità dei loro trattamenti pensionistici si rischierebbe una mezza rivoluzione.
continua su il fatto quotidiano e su corriere.it

Mi sa mi sa che la situazione non è migliore per i medici, con il loro fondo pensione gestito dall’ENPAM . . .

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