affidarsi ai privati comporta rischi

ma i nostri governanti, i tecnici che ci salveranno, sprezzanti del pericolo ai privati c’affideranno.
Da Internazionale in edicola, questa settimana.

Tito Boeri, su Internazionale  979 (14/20 dicembre 2012)

Tito Boeri, su Internazionale 979 (14/20 dicembre 2012)

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il collasso del sistema sanitario nazionale in 5 anni

la sede del congresso ASIAM a Firenze

è quanto, in risposta ad un quesito di uno dei partecipanti alle giornate mediche Fiorentine 2012, preconizza Luca degli Esposti, economista, che ha parlato di Aderenza al trattamento, target terapeutico e sostenibilità economica nel paziente ipercolesterolemico.
Al tempo della pubblicazione del decreto Balduzzi, che riordina e razionalizza il sistema sanitario nazionale SSN, è un’affermazione piuttosto pesante.
Sarà bene ricordare cosa si dice, del passaggio alla forma privatistica dell’assistenza sanitaria, negli USA dove ben sanno cosa significa.

Bella la sede (Seminario Arcivescovile Maggiore – Lungarno Soderini, 19 – Firenze), interessanti gli incontri e le discussioni ma si va via e si chiude la domenica con un pò di amaro in bocca: le cose stanno cambiando e direi, in generale, non per il meglio.
Leggete questa ordinaria storia di precariato e ditemi se c’è da star allegri . . .

ASIAM ha organizzato le Giornate Mediche Fiorentine, 16-18 novembre 2012; 13 crediti ECM

In meno di 40 anni la spesa sanitaria pubblica raddoppierà raggiungendo circa 261 miliardi di euro contro i 112,7 attuali

Oltre 24 mld tagli da 2010 a 2014, Ssn a rischio default

foto BBC

in India, in ospedale

Roma, 6 nov. (Adnkronos Salute) – La sostenibilità nel tempo del Ssn? Rischia di divenire un’utopia. E il default economico è un rischio concreto nel prossimo futuro. In meno di 40 anni, infatti, la spesa sanitaria pubblica raddoppierà raggiungendo circa 261 miliardi di euro, contro i 112,7 attuali. E questo non considerando l’evoluzione epidemiologica e tecnologica, ma solo quella demografica. Al contrario, i vincoli di finanza pubblica, in un periodo di recessione, hanno comportato nel periodo dal 2010 al 2014 tagli alla sanità per 24,4 miliardi di euro, a cui si potrebbero aggiungere le ulteriori ‘sforbiciate’ previste nel disegno di legge di stabilità, per un totale di 26 miliardi di euro complessivi. Nell’utopia di garantire il mantenimento degli stessi livelli di assistenza su tutto il territorio nazionale.

A definire questo futuro dai contorni allarmanti sono i modelli previsionali sviluppati da Meridiano Sanità – The European House Ambrosetti, presentati oggi a Roma al convegno ‘Sanità e salute in Italia in un contesto di crisi economica: la direzione per la crescita’. All’incontro si sottolinea che il rapporto spesa sanitaria/Pil in Italia evidenzia un gap molto rilevante con gli altri Paesi europei che, nella spesa pubblica pro capite, è ancora più significativo: l’Italia spende per ogni cittadino circa il 30% in meno rispetto alla Germania, il 23% rispetto alla Francia e il 16% rispetto al Regno Unito. Se poi si considerano le stime di crescita del Pil italiano nei prossimi 5 anni – nettamente inferiore agli altri Paesi europei – questo trend porterà presumibilmente il gap della ‘spesa sanitaria disponibile’ per ciascun cittadino italiano, a scendere del 35% rispetto ai tedeschi, del 30% rispetto ai francesi e del 25% rispetto agli inglesi, ovvero una differenza che si aggira tra i 650 e i 1000 euro pro capite, a parità di potere d’acquisto.

Sulla scorta di queste rilevazioni, la salvaguardia del Ssn, secondo gli esperti, può essere garantita agendo su tre diverse direttrici: organizzazione, innovazione e sviluppo, integrazione. In questo contesto, l’industria farmaceutica che opera e investe in Italia può rappresentare senza dubbio una importante leva per la crescita del Paese. L’Italia, attualmente il secondo produttore di farmaci in Europa, rischia, invece, di vedere ridotta sensibilmente la presenza di un settore produttivo ad alta tecnologia di assoluto valore per l’economia italiana: 65.000 dipendenti, il 90% dei quali laureati o diplomati; 165 impianti produttivi che garantiscono 25 miliardi di produzione annua, di cui il 61% destinato all’export; 2,4 miliardi di investimenti annui in produzione e ricerca.

E’ necessario quindi – come emerso dal Forum Meridiano Sanità 2012 – garantire sempre di più, in un quadro normativo stabile, gli investimenti in ricerca e produzione e l’innovazione, che rappresenta il valore fondante dell’industria farmaceutica. Due elementi che contribuiscono rispettivamente alla crescita economica e al miglioramento delle terapie e di conseguenza della qualità della vita dei pazienti, riducendo in molti casi i costi della sanità. Per molte patologie infatti l’accesso a farmaci innovativi e più efficaci può abbattere la necessità di cure ospedaliere.

Ed ecco il ‘Decalogo di intervento’ elaborato da Meridiano Sanità 2012:

1) Rivedere le scelte di allocazione delle risorse pubbliche attraverso una ridefinizione dell’assetto organizzativo del Ssn.

2) Accelerare il processo di deospedalizzazione già avviato.

3) Proseguire nel riordino delle cure primarie secondo le migliori pratiche già implementate in alcune Regioni e le linee guida contenute nel decreto Balduzzi.

4) Favorire lo sviluppo di una rete nazionale di strutture di eccellenza nella ricerca e assistenza ospedaliera.

5) Razionalizzare le dotazioni e diagnostiche e migliorare l’appropriatezza della domanda di prestazioni.

6) Definire e condividere i percorsi diagnostici terapeutici assistenziali ottimali.

7) Riportare a livello centrale la governance della spesa farmaceutica attraverso l’istituzione di un fondo nazionale.

8) Eliminare il passaggio di valutazione dei farmaci – già svolto a livello centrale da Ema e Aifa – da parte delle commissioni regionali e locali/ospedaliere per l’immissione all’interno dei prontuari terapeutici.

9) Garantire la sostenibilità del Servizio sanitario negli anni futuri.

10) Aumentare la diffusione di forme di sanità integrativa.

in morte della convenzione

ecografia: addio ai centri convenzionati

ricevo alcuni articoli, a conferma di quanto pubblicato qualche giorno fa: in regione Toscana si sta seriamente pensando (hanno già deciso?) di azzerare le attività esterne di diagnostica convenzionata.
In pratica tutti gli esami potranno esser effettuati a tariffe SSN (qualcuno, di quelli che ne fruiscono, s’è per caso reso conto che in tanti casi l’utente paga più di quanto la regione stessa corrisponde all’istituto che eroga la prestazione? ) solo presso strutture pubbliche. I centri convenzionati SSN potranno continuare a lavorare solo in forma privata (il cittadino paga la prestazione per intero): parliamo di un milione di prestazioni annue erogate in convenzione presso strutture convenzionate e accreditate con il SSN in Toscana.
NdS e mi ripeto: molti stanno già pagando per intero, pensando di pagare solo la quota ticket che vorrebbe dire una compartecipazione al costo – un tempo più elevato – della prestazione sanitaria.
Oggi, con l’abbattimento delle tariffe di diagnostica sanitaria di un paio d’anni fa ed il rialzo delle quote ticket di compartecipazione, si può spendere fino a 58 euro – se in fascia di reddito alto – per un esame che la regione prezza a poco più di 40 euro.
Ah, siccome il ribasso tariffario di qualche anno fa non è, evidentemente bastato, preparatevi al low cost sanitario . . . .
su Repubblica Firenze, unita’ Toscana, il Tirreno, Corriere Fiorentino gli approfondimenti
vien da pensare che siamo, un pochino, più vicini alla Grecia . . .

la regione Toscana chiude tutte le convenzioni

tutti a casa ?

ricevo una telefonata allarmata, da parte di una collega: restiamo senza lavoro ?
Fa riferimento ad un articolo, recentemente pubblicato su la Nazione: notizia bomba, si parla di blocco (definitivo?) di tutte le convenzioni dei centri di diagnostica medica privati convenzionati con il SSR della regione Toscana.
Cerco di capirne di più ma, stranamente, una guglata non produce approfondimenti: nessun altro sito sembra riportar la notizia, solo un paio di rilanci della stesso testo (un copia-incolla dello stesso testo).
Silenzio tombale sulla rete riguardo ad un provvedimento che, se vero, rappresenta una rivoluzione di discreta rilevanza (il SSR può assorbire una tale mole di prestazioni sanitarie?).

Ci hanno annunciato che nel 2013 saranno chiuse tutte le convenzioni con i 200 centri diagnostici della Toscana: significa che un milione di prestazioni, tra analisi di laboratorio, visite specialistiche ed esami, ricadranno sul sistema sanitario pubblico.
Nell’attesa dell’aggiornamento della rassegna stampa di AIOP, leggi tutto (solo ed esclusivamente) su la nazione del 26 ottobre 2012.
Sul corriere fiorentino trovo, invece, un articolo che riporta una versione diversa, più vaga, del futuro della sanità Toscana.

Grazie a chi vorrà aggiungere ulteriori dettagli, verificati.

il pronto soccorso privato

In Italia si spendono 30,6 miliardi di euro, +8% nel periodo di crisi 2007-2010, per assicurarsi prestazioni sanitarie extra-SSN (fonte:  Censis ‘Quale futuro per le risorse in sanità? Quale sanità dopo i tagli?’).  
Secondo l’indagine, è stimato in 17 miliardi di euro – nel 2015 – il divario tra le risorse di cui ci sarebbe bisogno per coprire i bisogni sanitari dei cittadini e i soldi pubblici che presumibilmente il Servizio sanitario nazionale SSN avrà a disposizione. Poche risorse pubbliche rispetto ai bisogni reali, con tagli inevitabili ai servizi.

E mentre si legge che saranno tempi duri (leggete anche questo articolo riguardo alle prospettive di ripresa dalla crisi), si legge anche che i ricchi americani, l’1% famoso che arraffa risorse a man bassa, si concede il lusso del pronto soccorso privato a domicilio: Super-Rich Americans Now Have Emergency Rooms In Own Homes.

il II sistema sanitario al mondo (l’Italia)

ulteriori tagli nel prossimo futuro

ulteriori tagli nel prossimo futuro

Oggi non esistono risorse sufficienti per “dare tutto a tutti” ed è a rischio la sostenibilità del servizio sanitario nazionale (SSN). L’integrazione delle migliori evidenze scientifiche in tutte le decisioni professionali, manageriali e politiche e l’approccio di sistema al governo clinico costituiscono strumenti indispensabili per il SSN, perché solo in base ai criteri di appropriatezza clinica e organizzativa è possibile decidere quali interventi sanitari efficaci e sicuri rimborsare con il denaro pubblico.
7a Conferenza Nazionale GIMBE
Evidence & Governance per la Sostenibilità della Sanità Pubblica
Bologna, 17 febbraio 2012

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