steatosi epatica NON alcolica – NAFLD non-alcoholic fatty liver disease (fegato grasso)

la steatosi epatica NON alcolica (NAFLD non-alcoholic fatty liver disease) comunemente detta fegato grasso è stata riconosciuta come condizione patologica negli anni ’30 dello scorso secolo, etichettata con questo nome negli anni ’60, caratterizzata istopatologicamente nel 1980; è una condizione che si associa ad obesità, diabete mellito tipo II, insulinoresistenza, dislipidemia; in genere asintomatica.
L’unico esame diagnostico definitivo è la biopsia epatica, non esiste al momento trattamento specifico.
Tutti i bambini obesi con alterati test di funzionalità epatica dovrebbero esser valutati mediante risonanza magnetica RMN, ecografia ed esami del sangue specifici.

Per chi vuol approfondire, un pò di recente bibliografia

steatosi epatica all'ecografia

Non-alcoholic fatty liver disease in children
doi:10.1136/bmj.d4460

How big a problem is non-alcoholic fatty liver disease?
doi:10.1136/bmj.d3897

Non-alcoholic fatty liver disease: what’s new under the microscope?
doi:10.1136/gut.2010.218214

Non-alcoholic fatty liver disease
doi: 10.1136/bmj.d4652

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ho bisogno di una certificazione di steatosicita’ (ovvero della steatosi epatica / fegato grasso)

steatosi epatica all'ecografia

un pò di visite surreali ogni tanto capitano e mi aiutano, talvolta, ad alleggerire la pesante routine, spesso emotivamente affaticante  . . .

questo paziente di circa 60 anni viene a visita senza alcuna documentazione, richiesta del medico muta: nel tentativo di capire perchè facciamo per la prima volta l’ecografia (che ovviamente ha già fatto, ne trovo traccia in archivio: lui invece  nega di aver mai fatto l’ecografia al fegato) afferma, categorico: ho bisogno di una certificazione di steatosicita’ !
ebeh, non so veramente cosa replicare: certifico, come logico – considerata la corporatura – la steatosicità e avanti il prossimo . . .
🙂
Gli altri articoli che parlano di steatosi epatica li trovate qui

steatosi epatica (Fegato grasso): in Italia ne soffrono oltre 20 milioni

steatosi epatica all'ecografia

Steatosi epatica, ovvero fegato grasso (per citare una massima dell’ecografista: un pò di steatosi non si nega a nessuno): ne soffrono oltre 20 milioni di italiani. In particolare, il 20% dei bambini in sovrappeso, il 25% della popolazione adulta normale, il 40-100% dei pazienti con diabete di tipo II, il 20-80% dei dislipidemici e il 30-70% dei pazienti affetti da epatite da Hcv (virus dell’epatite C).
Per arginare questa vera e propria emergenza e’ stata testata da un team italiano per la prima volta su 181 pazienti la silibina, veicolata in una nuova forma (fitosoma) per favorirne la biodisponibilita’. Lo studio e’ in fase avanzata: e’ stato completato l’arruolamento dei pazienti e a breve si avranno i risultati che confermino l’efficacia del Realsil nel contrastare la progressione di steatosi in steatoepatite e fibrosi.
Di fegato si parla per quattro giorni a Copenhagen, in Danimarca, dove gli epatologi europei sono riuniti al congresso European association for the study of the liver. “La steatosi – spiega il direttore medico Carlo di Manzano – puo’ essere solo il primo passo verso una steatoepatite, infiammazione che rende piu’ sensibili le cellule epatiche, gli epatociti, alla morte cellulare programmata (apoptosi) e alla necrosi. Di conseguenza anche alla cirrosi (che colpisce il 3% della popolazione) che assieme al carcinoma epatico ogni anno miete circa 50mila vittime”. “Dobbiamo aspettare solo i risultati dell’analisi statistica – ha proseguito di Manzano – ma siamo molto fiduciosi. Lo studio ha valutato l’efficacia di Realsil (Ibi Lorenzini), costituito dall’associazione di silibina estratta dal cardo mariano, fosfolipidi e vitamina E, nel migliorare il danno epatico in pazienti con fegato grasso non alcolico in presenza o meno di infezione da HCV”. La silibina, sostanza naturale derivata dal cardo mariano e utilizzata anche come antidoto nell’avvelenamento da Amanita phalloides, ha potenti proprieta’ antiossidanti, antinfiammatorie e antifibrotiche. La sua associazione con fosfolipidi, tra cui la fosfatidilcolina, ha permesso di “fare un enorme passo avanti nella biodisponibilita’ del principio attivo”.

ulteriori informazioni su FEGATO.INFO

compensazione

steatosi epatica all'ecografia


sto facendo la ramanzina ad una signora (tra 60 e 70 anni) che vuol sapere che terapia fare per il fegato grasso / steatosi: la terapia – essendo chiaramente sovrappeso – è principalmente la fame, ma è una strategia poco gradita (in generale), molto meglio sarebbe la pillola magica che ti consente di mangiare a volontà restando magro !
Quasi mi si mette a piangere, vien fuori che lei ed il marito hanno compensato con il mangiare la perdita del figlio; ora però il marito s’è messo in riga, va in palestra, è dimagrito a lei invece è passata la voglia di far tutto e quindi, sia pur moderatamente, continua ad eccedere con il mangiare con i risultati che si vedono . . .
Mi spiace anche, ma cosa ci si deve inventare se non si vuol essere il medico pietoso che fece la piaga gangrenosa?
Lo stop smoking, keep walking dell’arteriopatico vale per tante categorie, lo stop eating ancor più diffusamente nel nostro mondo ricco e sovralimentato . . .

steatosi epatica (fegato grasso) ? ricordati di controllare le carotidi

steatosi epatica all'ecografia


Le persone affette da steatosi epatica non alcolica (Nafld) dovrebbero essere sottoposte regolarmente a valutazione dello spessore dell’intima/media (IMT) carotidea. Nei pazienti con Nafld tale parametro è superiore del 13% rispetto alla popolazione sana e ciò potrebbe avere importanti implicazioni a livello cardiovascolare.
In totale sono stati analizzati i dati relativi a 3.497 soggetti (1.427 pazienti e 2.070 controlli): l’associazione tra Nafld e Sim carotidea è risultata statisticamente significativa ecinque studi che includevano 3.212 soggetti evidenziavano che le placche carotidee sono più frequenti nei pazienti (affetti da steatosi) rispetto ai controlli.
«Tali risultati hanno varie implicazioni cliniche» commentano gli autori. «Innanzitutto mostrano che in caso di steatosi va sospettata la presenza di aterosclerosi carotidea e che gli enzimi epatici sono potenzialmente correlati con l’aterosclerosi, il che significa che vanno tenuti in conto nella prevenzione cardiovascolare primaria. Viceversa, negli aterosclerotici potrebbe essere opportuno valutare la presenza di steatosi».

fegato grasso (steatosi epatica) in aumento nei bambini

steatosi epatica all'ecografia

L’obesità addominale può essere un parametro indicativo della presenza di fibrosi epatica nei bambini con steatosi epatica non alcolica (NdS intendesi che chi ha la steatosi epatica – elevato contenuto di grassi nel fegato – non è alcolista). La circonferenza della vita è largamente accettata come fattore di rischio di malattie cardiovascolari e sindrome metabolica, ed una contribuzione della sindrome metabolica, e specialmente della circonferenza della vita, alla fibrosi epatica in questi bambini era stata fortemente sospettata.
La prevalenza dell’obesità e delle complicazioni ad essa associate è in aumento nell’infanzia: l’associazione osservata con la steatosi epatica non alcolica rende essenziale per la sanità prestare attenzione a prevenzione, diagnosi e trattamento della steatosi epatica in età pediatrica. Allo stesso modo che negli adulti, la valutazione dell’adiposità addominale potrebbe rappresentare un utile strumento per l’identificazione dei bambini con steatosi epatica non alcolica che hanno fibrosi. Il razionale dell’uso della circonferenza della vita nella pratica clinica consiste nel fatto che si tratta di un parametro surrogato dell’adiposità addominale, e marcatamente di un fattore predittivo di complicazioni cardiometaboliche precoci e tardive dell’obesità infantile.
Gut 2008; 57: 1283-7

Steatosi epatica (fegato grasso): fatica causata non solo dal peso

steatosi epatica all'ecografia


L’affaticamento, un grave problema che interessa i pazienti con steatosi epatica non alcolica, non può essere attribuito soltanto a problemi di peso. Si tratta di un vero e proprio fattore impedente in questi pazienti, e dovrebbe essere trattato come tale, in quanto può comportare delle implicazioni per il trattamento. L’affaticamento infatti è associato ad un incremento della sonnolenza diurna. Questi dati potrebbero dare adito a nuovi studi sulla patogenesi dell’affaticamento in questi pazienti. Esso non è correlato alla gravità dell’epatopatia di base, e quindi il trattamento del fegato non migliorerà necessariamente i sintomi che hanno un impatto sulla qualità della vita. Onde trattare l’affaticamento in questi pazienti, è opportuno pensare a cause secondarie: revisionare la terapia sospendendo eventuali farmaci vasoattivi non necessari, prendere in considerazione problemi del sonno o eventuali disfunzioni autonomiche.
Gut 2008; 57: 807-13

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